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Zoom, boom di download ma problemi di privacy

Le videochiamate in queste settimane stanno completamente spopolando, complice la volontà delle persone di incontrarsi con i propri amici e i propri cari, seppur virtualmente. Zoom ha fatto il boom di download grazie a questa situazione ma ora deve fare i conti con la privacy

Zoom e la seconda giovinezza

Sappiamo tutti come le videochiamate in questo periodo siano diventate un punto fermo delle nostre giornate. Se non ne facciamo una entro le 24 ore non siamo contenti, quindi mentre internet implora pietà per la quantità di dati in movimento, le piattaforme specializzate in videoconferenze festeggiano. Tutte le app di questo tipo sono completamente esplose in queste settimane e Zoom Cloud Meeting, conosciuta maggiormente con la riduzione Zoom non fa eccezione.

A metà febbraio i download giornalieri corrispondevano a 171 mila, mentre ora sono passati a 2,41 milioni, un incremento del 1300%, follia pura. Quest’app è molto più seria rispetto ad un Houseparty qualunque ed è infatti utilizzata per lo più dai lavoratori, visto che nella room possono entrare in 100, un numero esagerato, ma ideale per le grandi video-conferenze.

Zoom, il problema con la privacy: in mezzo anche Facebook

Eccoci all’argomento clou. Zoom sarà anche una splendida app che ha fatto il boom in queste settimane, tuttavia ora deve fare i conti con la privacy, che secondo Motherboard sarebbe costantemente violata. Quando si parla di problemi di privacy non può che essere coinvolto il nostro amico Zuckerberg, che inspiegabilmente c’entra sempre in queste circostanze. Infatti, secondo quanto scoperto proprio dalla Motherboard, non appena l’app di Zoom viene avviata sui dispositivi iOS, essa si connette all’API Graph di Facebook.

Per chi non lo sapesse, Graph è lo strumento con il quale l’azienda di Menlo Park gestisce e movimenta i dati. Tramite Zoom il social network ottiene l’accesso a diverse informazioni: il momento esatto in cui l’utente avvia l’app, il dispositivo che utilizza, la sua posizione (città) e il codice identificativo univoco per le pubblicità. Queste informazioni prescindono dal fatto che l’utente abbia o meno Facebook ed è proprio l’ultima informazione ad essere la più preziosa per l’azienda di Zuckerberg.

Infatti, tramite esso Facebook può inviare all’utente pubblicità mirate per spingerlo ad installare Facebook o Instagram, WhatsApp o fare altre mosse utili. Oltre a tutto questo, stando a quanto riportato qualche giorno fa dalla Electronic Frontier Foundation, su Zoom l’host della videochiamata può controllare se i partecipanti hanno la finestra della conferenza aperta o stanno facendo altro, mentre gli amministratori possono addirittura entrare in possesso di dati sensibili, come l’indirizzo IP.

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