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Scienza

Unit to Fight Covid-19, Techstars lancia il primo Startup Weekend Online

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Unit to Fight Covid-19, Techstars lancia il primo Startup Weekend Online

Unit to Fight Covid-19, Techstars lancia il primo Startup Weekend Online. Per la prima volta, si propone una serie di Global Online Startup Weekend. Techstars lancia il primo Startup Weekend Online, Uniti per combattere il Covid-19. Innovatori e sviluppatori sono invitati a riunirsi per la ricerca di soluzioni inerenti il Coronavirus. Un appello agli italiani che hanno un’idea o il desiderio di unirsi ad un team per svilupparne una. L’evento si svolgerà in Italia dal 17 al 19 Aprile. I leader della comunità locale, in collaborazione con Techstars, si offrono volontari per ospitare questo evento, che si concentrerà sullo sviluppo di soluzioni correlate a Covid-19 uniche in Italia.

Techstars chi?

Crediamo che gli imprenditori possano cambiare il mondo“, questa la mission che si prefigge Techstars. Si tratta di una piattaforma globale per investimenti e innovazione che gestisce tre divisioni: Techstars Startup Programs, Techstars Mentorship-Driven Accelerator Programs e Techstars Corporate Innovation Partnerships. La connessione di imprenditori, esperti di settore, mentor e leader di comunità è al servizio di nuove idee innovative. Da quando l’epidemia di Covid-19 ha iniziato a colpire le comunità di tutto il mondo, Techstars ha apportato una serie di modifiche alla programmazione e all’impegno della comunità per proteggere le persone e continuare a supportare startup e innovatori in questo momento di grande necessità. Questi eventi non si limitano a riunire sviluppatori che possono lavorare su soluzioni basate su software per la crisi. Si tratta di un’opportunità per chiunque sia interessato all’argomento per ispirare ed essere ispirato.

La tua idea in 54 ore

Ti assicuriamo che saranno le 54 ore più innovative della tua quarantena. Dal 17 al 19 Aprile potrai partecipare all’evento promosso da molte città italiane, comodamente da casa tua. Roma, Milano, Catania, Napoli, Reggio Emilia, Potenza, Messina e tante altre ti daranno la possibilità di metterti in gioco. Potrai sviluppare prototipi in grado di risolvere alcune delle maggiori sfide poste dalla pandemia. Più di 60 Paesi in campo e 20 posti disponibili: i migliori 20 team, infatti, avranno la possibilità di partecipare ad un Innovation Bootcamp di Techstars Innovation. Quanto costa partecipare all’evento? Nulla, sarà completamente gratis. Basta semplicemente registrarsi. Vi è la possibilità di effettuare una donazione per l’emergenza sanitaria del momento.

Il mondo intero è cambiato in meno di un mese, solo grazie alla contaminazione (quella buona) possiamo riuscire a vincere questa sfida

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Attualità

Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione

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Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione

Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione. La pandemia da Coronavirus non ha solo ucciso migliaia di persone, ha lasciato dietro di se danni collaterali che ogni giorno sembrano sempre più grandi. Le imprese grandi e piccole stentano a ripartire, coloro che erano poveri rischiano di esserlo ancora di più e la perdita di posti di lavoro si fa ogni giorno più drammatica. E’ proprio quest’ultimo dato che preoccupa di più: l’improvviso licenziamento porta molti ad ammalarsi di depressione. Secondo l’OMS la depressione è la prima causa di disabilità a livello mondiale e, in Italia, colpisce circa 3 milioni di persone.

Depressione e perdita del lavoro, in Italia c’è il rischio di un aumento dei casi

“Uscire dall’ombra della depressione” è lo studio in cui la Fondazione Onda analizza il rapporto tra depressione e perdita del lavoro. Secondo lo studio, tra i disoccupati creati dalla crisi economica possono celarsi quasi 200 mila depressi e raggiungere il 7% dei depressi totali in Italia. In Lombardia, la regione maggiormente colpita da Covid-19, si stimano 150 mila persone affette da depressione. Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dichiara che i veri effetti di questa depressione si potranno vedere solo tra qualche anno. Il distanziamento sociale, la solitudine ma anche l’abbassamento del proprio reddito possono aumentare il rischio di ammalarsi di 2-3 volte rispetto la media.

La depressione, oltre al lato sociale, ha un impatto sui costi previdenziali molto alto. Secondo Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria all’Università di Tor Vergata a Roma, l’aumento dei malati di depressione impatterà in maniera sostanziale sui costi previdenziali, a partire dalle assenze dal lavoro per malattia. Inoltre gli assegni di invalidità e inabilità hanno un costo di circa 106 milioni di euro, a carico della sanità pubblica. Secondo Mennini, le autorità governative a livello locale e nazionale devono mobilitarsi prima che insorga la malattia, con screening e centri di ascolto, da potenziare soprattutto in questo periodo.

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Coronavirus, al via l’accordo tra Italia e Inghilterra per il vaccino

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Coronavirus, al via l'accordo tra Italia e Inghilterra per il vaccino

Coronavirus, al via l’accordo tra Italia e Inghilterra per il vaccino. Il Ministro della Sanità Roberto Speranza, durante gli Stati Generali a Villa Pamphilj, ha annunciato uno storico accordo con Francia, Germania e Olanda. “Abbiamo sottoscritto un’alleanza per il vaccino. E abbiamo sottoscritto un accordo molto rilevante con Astrazeneca”. A detta del ministro, la produzione del vaccino è imminente e le prime dosi saranno pronte già in autunno. Si tratta di un passo storico nella lotta al Coronavirus e alla corsa al vaccino, che ormai si sta trasformando in una corsa all’oro.

Accordo per l’unione tra Italia e Inghilterra per la produzione del vaccino anti Covid-19

La produzione e la sperimentazione del vaccino è un lavoro di concordato tra tre soggetti: l’Università di Oxford in Inghilterra, l’Advent IRBM di Pomezia e la Sgs Vitrology di Glasgow. L’Italia svolgerà la parte più relativa alla produzione. Le ricerche e le sperimentazioni stanno già dando buoni frutti. Secondo il Ministro Speranza, in autunno saranno circa 400 milioni di dosi destinate ai cittadini europei.

“Il vaccino è l’unica soluzione definitiva per il Covid-19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi”, a scriverlo proprio il Ministro della Salute sul suo profilo Facebook. Entusiasta anche il Premier Giuseppe Conte il quale, sempre su Facebook, si congratula con il team italiano.

Test preliminari del vaccino, risultati promettenti per sconfiggere il Covid-19

Il vaccino in questione è frutto del lavoro in laboratorio dell’università di Oxford ed è già stato testato sui macachi e su alcuni volontari, tra cui molti ricercatori. La ricetta sarà testata su un campione di 500 volontari nel Regno Unito e, successivamente, ad altri nel Sud America. Ad oggi, infatti, Inghilterra e Brasile sono i paesi con il più alto numero di contagiati per Coronavirus. La scelta è ricaduta su questi paesi per un semplice motivo: il vaccino per avere efficacia deve lavorare in ambienti dove il virus è ancora attivo.

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Virus, trovati i geni maggiormente a rischio

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Virus, trovati i geni maggiormente a rischio

Virus, trovati i geni maggiormente a rischio. Uno studio tutto italiano sarebbe riuscito ad individuare i geni maggiormente a rischio di esposizione al virus. Secondo quanto riportato da Ansa.it, lo studio sarebbe stato individuato tramite un progetto di ricerca Gen-Covid. Quest’ultimo lo avrebbe condotto dall’Università di Siena attraverso l’utilizzo di un’intelligenza artificiale. Con la collaborazione di 35 ospedali italiani si andrà ad analizzare il DNA di 2000 pazienti entro la prossima estate.

Nel frattempo i ricercatori avrebbero presentato già i primi risultati su 130 pazienti alla conferenza della Società Europea di genetica umana. Alessandra Renieri, professore dell’Università di Siena e Direttore dell’Unità di genetica medica all’Azienda ospedaliero-universitaria Senese ha presentato il progetto. La Renieri avrebbe dichiarato come con questo studio potrebbe essere possibile individuare una cura contro il Coronavirus per ogni singolo paziente. Uno degli aspetti ancora non chiari della malattia sarebbe infatti la sua notevole capacità di mutare.

Virus, l’Università di Siena conduce uno studio per individuare i geni maggiormente esposti al rischio di contrarre la malattia

Alcune persone che hanno contratto il Covid-19, infatti, sarebbero risultate asintomatiche. Altre, invece, avrebbero avuto sintomi riconducibili ad una normale influenza. Nel peggiore dei casi, invece, altri avrebbero sviluppato sintomi gravi che avrebbero condotto il paziente poi alla morte. La Renieri spiega come questo potesse derivare dalla genetica del corpo che ospita il virus. Diversi studi, tra le altre cose, avrebbero dimostrato come la gravità della malattia dipenderebbe al 50% da fattori ereditari. Così, con la sua equipe, hanno scomposto il virus nei vari organi che colpisce.

Andando poi ad esaminare il DNA dei singoli pazienti, gli studiosi avrebbero valutato poi le varianti genetiche più significative attraverso un sistema binario. Un’intelligenza artificiale avrebbe poi rielaborato i dati: da questi risulterebbe che ogni malato avrebbe una media di 3 geni mutati in grado di influire sulla suscettibilità al Covid-19. Alcuni di questi geni, avrebbe dichiarato la Renieri, avrebbero già dei farmaci in grado di combatterli: questi, ora, potrebbero avere una nuova indicazione anche contro il Coronavirus.

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Coronavirus: Vannozzi (CINECA), trovata molecola efficace, ora esame in vivo

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Coronavirus: Vannozzi (CINECA), trovata molecola efficace, ora esame in vivo

Coronavirus: Vannozzi (CINECA), trovata molecola efficace, ora esame in vivo. Ospite di Wired Next, Health Fest 2020, il direttore generale di CINECA, David Vannozzi, ha spiegato che tra le molecole finora per combattere il Coronavirus, esaminate attraverso il supercomputer Marconi100, una in particolare ha superato l’esame in vitro ed è stata ora sottoposta all’esame in vivo. Vannozzi ha ricordato le varie fasi che hanno visto CINECA, in collaborazione con la casa farmaceutica Dompé e altri istituti di ricerca, mettere a punto la piattaforma che consente di relazionare la libreria di oltre 500 miliardi di molecole con quello che è il sequenziamento virtuale dei virus.

Questa piattaforma – ha spiegato il Dottor Vannozzi – è stata messa a punto per analizzare gli effetti che queste molecole hanno a contatto con il Coronavirus. È stata perfezionata grazie anche a un progetto comunitario a cui abbiamo aderito con Dompé. Questo progetto consente di selezionare le molecole che possono impedire lo sviluppo del virus o comprometterlo, andando a verificare quali sono le proteine che il virus usa per svilupparsi. Si tratta di togliere il carburante al virus per impedirne lo sviluppo. Grazie ai supercomputer, i 500 miliardi di molecole di origine farmacologica confrontati con il virus hanno consentito di individuarne 50 che hanno un effetto negativo sul virus. Queste molecole sono poi state inviate per un’analisi in vitro. Già oggi sappiamo che una di queste molecole ha superato l’esame in vitro e sarà inviata per la sperimentazione in vivo”.

Vannozzi: “Siamo una squadra in grado di contrastare il Covid-19”

Vannozzi ha sottolineato che il risultato è stato reso possibile grazie alla potenza di calcolo di cui dispone il CINECA “perché in poche settimane è stato possibile ottenere risultati che avrebbero richiesto mesi se non anni”. Ha poi aggiunto i due fattori che danno impulso alla ricerca condotta da CINECA: “il primo è avere la disponibilità di un’attrezzatura come il supercomputer, in grado di intervenire in momenti di grandi emergenze; il secondo fattore è la capacità di fare squadra in Italia e in Europa. CINECA è parte importante di una rete europea che consente di reagire immediatamente nelle grandi emergenze, come quella del coronavirus, attraverso la condivisione di dati con altri istituti. Siamo una squadra in grado di percorrere la strada necessaria per contrastare Covid-19“.

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Oggi la Giornata mondiale dell’ambiente: “non c’è più tempo, si deve agire”

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Oggi la Giornata mondiale dell'ambiente: "non c'è più tempo, si deve agire"

Oggi la Giornata mondiale dell’ambiente: “non c’è più tempo, si deve agire”. Mesi di lockdown forzato hanno fatto emergere un dato di fatto imprescindibile: stavamo uccidendo il nostro pianeta. La pandemia ha solo intensificato di più quello che ormai era evidente: nei mesi di stop, le acque sono tornate cristalline, i monti visibili, l’aria più pulita e gli animali padroni del loro territorio. Noi, esseri umani, stiamo distruggendo un patrimonio di biodiversità immenso: milioni di specie animali e vegetali che rischiano l’estinzione, anche se alcune siano già scomparse. E quel che è peggio, rischiamo l’estinzione anche noi, per malattie o disastri naturali più volte provocati dalla mano dell’uomo.

Giornata mondiale dell’ambiente: l’uomo sta uccidendo il mondo, perché bisogna agire adesso e non basta più solo parlarne

Secondo gli scienziati, l’uomo sta accelerando la distruzione del pianeta terra con una proporzione che è passata da 100 a 1000 volte: ciò vuol dire che abbiamo incrementato la sparizione di specie animali e non del 10% in più negli ultimi anni. Le cause che maggiormente portano a questi atti sono l’inquinamento, lo sfruttamento eccessivo delle  terreni e l’introduzione di specie aliene invasive.

Un team di scienziati tedeschi ha evidenziato che c’è stata una riduzione del 75% della biomassa degli insetti mentre, nel report Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) è stato evidenziato come il 75% della terra e il 66% del mare abbiano subito danni irreversibili.

Innalzamento della temperature e delle acque sono campanelli di allarme che non possono restare inascoltati

Uno dei fenomeni che destano più preoccupazione è l’innalzamento della temperatura terrestre. Nel 2019 l’inverno Artico ha visto un aumento di 6°C rispetto alle medie stagionali. Un’enormità se si pensa più che altro alla velocità con cui è avvenuto. Tutta colpa dell’effetto serra: i gas introdotti nell’atmosfera stanno assottigliando sempre più la calotta polare e innalzano le temperature.

Questo fenomeno ne comporta un altro altrettanto preoccupante: l’innalzamento del livello del mare. I ghiacciai infatti per effetto delle alte temperature si sciolgono, riversandosi in mare. Tutto ciò non solo porta ad un aumento del livello delle acque ma l’acqua dolce che si immette in quantità cosi grandi nell’acqua salata del mare comporta degli squilibri nelle correnti, cosa che aumenta il rischio di tifoni e tornado.

Madre Terra soffre e anche noi ne paghiamo le conseguenze, l’uomo deve agire adesso

Non fosse solo per i cambiamenti che la Terra sta subendo, dobbiamo anche noi fare i conti con questi disastri. Le acque stanno sommergendo le nostre città: nello scorso anno Venezia ha raggiunto il limite di acqua alta registrata in questi anni, distruggendo case e preziosi monumenti. Il surriscaldamento globale sta facendo aumentare i fenomeni come i tornado negli USA, che sono sempre meno preparati alla violenza con cui si abbattono sulle coste. Alluvioni, frane, incendi e malattie sono solo alcune delle conseguenze che si abbattono sul nostro vivere quotidiano. Gli Accordi di Parigi sul clima nel 2015 ha posto come obiettivo di tenere il riscaldamento globale sotto i 2°C ma se non si applica subito non sarà più sufficiente.

Storia della giornata mondiale dell’ambiente, come è nata e quali sono gli obiettivi

La Giornata Mondiale dell’Ambiente è stata indetta per la prima volta nel 1972 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e festeggiata ogni anno il 5 giugno. La prima celebrazione avvenne per la prima volta nel 1974 con lo slogan “Only One Heart” (Una Sola Terra). Quest’anno invece il tema centrale è “E’ il momento per la Natura”, che celebra la biodiversità. Il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto lanciare un messaggio in questa giornata: “Le recenti drammatiche vicende che toccano tutto il nostro pianeta ci impongono di di prendere atto del legame imprescindibile che esiste tra l’equilibrio della natura e la nostra sopravvivenza”.

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Virus, allo studio un farmaco che potrebbe essere efficace

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Virus, allo studio un farmaco che potrebbe essere efficace

Virus, allo studio un farmaco che potrebbe essere efficace. Potrebbe essere ad un punto di svolta la ricerca di un farmaco per combattere il Coronavirus. Nell’attesa di un vaccino, infatti, sarebbe di fondamentale importanza per trovare un medicinale in grado di contrastare sin da subito il Covid-19. Si tratterebbe di un trattamento con anticorpi, come riferito dall’Ansa. Lo avrebbe reso noto l’azienda Eli Lilly, che avrebbe spiegato come alcuni pazienti avrebbero già ricevuto il trattamento in Fase 1. In collaborazione con l’azienda anche la AbCellera.

Si attenderebbero dunque i risultati della prima sperimentazione per poter poi avviare la Fase 2. Gli scienziati della Eli Illy avrebbero sviluppato lo studio sull’anticorpo in soltanto 3 mesi. L’anticorpo era stato identificato anche l’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive degli Stati Uniti. I pazienti avrebbero ricevuto il trattamento nei principali istituti di medicina degli Usa. Il potenziale farmaco, chiamato LY-CoV555, sarebbe il primo in grado potenzialmente di sconfiggere l’infezione da Sars-Cov2.

Inizierà presto la fase 2 di sperimentazione del farmaco contro il virus negli States

Il dottor Mark J.Mulligan ha annunciato la collaborazione con partner del settore per sottolineare possibili evidenze scientifiche per provare a soddisfare l’urgente richiesta di trattamenti in grado di ridurre la gravità del virus. I trattamenti con anticorpi, inoltre, prometterebbero contromisure efficaci contro un’infezione mortale come quella da Covid-19. Mulligan è Direttore della Divisione di Malattie Infettive e Immunologia e Direttore del Vaccine Center presso la NYU Langone Health.

Daniel Skovronsky, Chief Scientist Officer e Presidente Lilly Search Laboratories, avrebbe invece dichiarato che entro la fine del mese dovrebbero essere analizzati i risultati della sperimentazione. L’azienda avrebbe previsto inoltre di studiare un farmaco contro il Coronavirus anche in ambito preventivo. L’anticorpo monoclonale utilizzato sarebbe progettato per bloccare l’ingresso del virus nelle cellule umane. Con questa neutralizzazione, dunque, il farmaco potrebbe essere utilizzato sia come cura sia come prevenzione.

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Nasa, oggi il lancio di Crew Dragon: è la navicella di Elon Musk

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Nasa, oggi il lancio di Crew Dragon: è la navicella di Elon Musk

Nasa, oggi il lancio di Crew Dragon: è la navicella di Elon Musk. Un grande giorno quello di oggi per la scienza: in diretta tv, infatti, si potrà assistere al lancio della Crew Dragon, navetta della compagnia di Elon Musk. Gli Stati Uniti, così, sono destinati a riprendere il monopolio, fino ad ora dei russi, nello spazio. Si tratta infatti del primo lancio americano dopo lo Space Shuttle del 2011. La compagnia di Elon Musk si chiama Space X.

La campagna è stata denominata #LaunchAmerica. A sostegno con grande forza della campagna, oltre alla Nasa, anche il Presidente degli Usa Donald Trump. Il tycoon, con il suo vice Mike Pence, sarà presente al Kennedy Space Center della Nasa a Cape Canaveral, in Florida. L’Amministratore capo dell’Agenzia spaziale americana Jim Bridenstine, a poche ore dal lancio, in conferenza stampa, avrebbe invitato tutti i cittadini statunitensi a fermarsi un attimo e guardare ancora una volta il loro Paese creare qualcosa di eccezionale.

Nasa, al lancio della Crew Dragon di Elon Musk ci sarà anche il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Bridenstine avrebbe riferito di essere inoltre dispiaciuto per la sala quasi vuota, a causa delle misure anti Covid-19. Il lancio della navicella sarebbe previsto per le ore 22.33 ora italiana. All’interno ci saranno i due astronauti americani Douglas Hurley e Robert Behnken. La loro missione prevederà 19 ore di volo iniziali verso la Iss. Lì si uniranno ai tre colleghi della Expedition 63, per un tempo che potrà variare da 1 a 4 mesi.

Il rientro dalla missione, invece, prevederà un atterraggio nell’Oceano Atlantico, programmato in base alle condizioni della navetta. La missione successiva si chiamerà Crew 1, mentre questa sarà denominata Demo-2, vale a dire un test di volo. La priorità, dunque, sarà quella di sperimentare la navicella e cercare di riportarla indietro nelle migliori condizioni possibili per prepararla poi alla missione successiva.

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Coronavirus: un milanese su 20 aveva gli anticorpi già prima della pandemia

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Coronavirus: un milanese su 20 aveva gli anticorpi già prima della pandemia

Coronavirus: un milanese su 20 aveva gli anticorpi già prima della pandemia. Uno studio condotto dal Policlinico di Milano avrebbe evidenziato che il virus circolava nella città milanese già prima dell’inizio della pandemia, lo scorso 20 febbraio. Prima di quella data, infatti, un donatore di sangue su 20 aveva già sviluppato gli anticorpi. La percentuale, poi, sarebbe salita agli inizi di aprile fino al 7,1%. Lo studio, non ancora rivisto dalla comunità scientifica, è stato pubblicato su medRxiv, come riportato da Ansa.

Da queste ricerche, inoltre, sarebbe risultato come il distanziamento sociale potrebbe aver salvato la vita a molti giovani. Daniele Prati, uno dei coordinatori dello studio, avrebbe spiegato come l’immunità di gregge sia ancora distante. Inoltre, a Milano, ci sarebbero state diverse positività sommerse già prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus. Lo studio sarebbe stato condotto su 800 pazienti presenti al Policlinico tra il 24 febbraio e l’8 aprile. Con Prati hanno collaborato anche Luca Valenti, coordinatore del Policlinico di Milano, e Gianguglielmo Zehender, della Statale.

Coronavirus, il Policlinico di Milano ha condotto uno studio su anticorpi dei donatori di sangue tra febbraio ed aprile

Lo studio avrebbe avuto lo scopo di verificare la presenza del Covid-19 in asintomatici residenti in una delle zone più colpite. In questo modo, inoltre, lo studio potrebbe essere di aiuto a comprendere i valori di rischio ed i fattori di laboratorio associati alla pandemia. Nei donatori positivi al virus, inoltre, ci sarebbero state alterazioni nella conta delle cellule del sangue e nel profilo lipidico. Questo potrebbe essere un indizio nel possibile inquadramento degli asintomatici.

Il Covid-19 avrebbe colpito un neonato a Parma nel mese di febbraio

Il Coronavirus, inoltre, avrebbe colpito da subito anche i bambini in Italia. Già a febbraio, infatti, un neonato di sole sette settimane sarebbe stato nella morsa del Coronavirus. L’isolamento è avvenuto all’Università di Parma già nel 26 febbraio, ed avrebbe poi pubblicato i risultati su International Journal of Infectious Diseas. Questo dimostrerebbe come la circolazione del virus nei bambini possa essere spesso sconosciuta.

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Il vaccino Covid-19 potrebbe essere disponibile a dicembre

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Il vaccino Covid-19 potrebbe essere disponibile a dicembre

Il vaccino Covid-19 potrebbe essere disponibile a dicembre. Si sarebbe conclusa positivamente la prima fase di sperimentazione del vaccino anti-Covid, con le prime dosi che potrebbero dunque arrivare entro il mese di dicembre. A rivelarlo, come riportato da unionesarda.it, l’Ansa. Il vaccino è portato avanti dallo Jenner Institute in partecipazione con la Advent Irbm di Pomezia. I primi test sono stati conclusi in maniera positiva su 510 pazienti volontari. Come affermato dal Presidente dell’azienda laziale Pietro Di Lorenzo, adesso dovrebbe partire l’ultima fase di sperimentazione, su circa 3 mila volontari, che dovrebbe concludersi a settembre.

La prima fase era partita in Gran Bretagna lo scorso 23 aprile. A far parte della squadra che sta portando avanti lo studio sul vaccino contro il Coronavirus, sarebbe entrata di recente anche la multinazionale farmaceutica AstraZeneca. Quest’ultima sarà responsabile di sviluppo, produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale. Il Ceo Pascal Soriot ha spiegato che l’obiettivo sarebbe essere pronti con 100 milioni di dosi entro la fine del 2020 per poi operare l’ampliamento.

Il vaccino italiano pronto a dicembre, l’annuncio di Moderna negli USA: “Anche il nostro vaccino ha superato i primi test”

Il vaccino italiano pare quindi possa essere pronto a dicembre. Negli Stati Uniti, nel frattempo, anche l’azienda Moderna avrebbe annunciato importanti passi avanti nella ricerca del vaccino contro il Covid-19. In otto pazienti, seguiti per un mese e mezzo, si sarebbero infatti sviluppati anticorpi simili o addirittura più alti rispetto a quelli guariti. Il grande studio per stabilire sicurezza ed efficacia del vaccino dovrebbe partire a luglio.

Moderna, comunque, non avrebbe ancora diffuso i dati sulla sperimentazione del vaccino su animali ed uomini. L’Amministratore Delegato Stephane Bancel avrebbe espresso comunque grande soddisfazione: “I dati provvisori annunciati oggi arrivano da una sperimentazione clinica volta a dimostrare la sicurezza del vaccino sperimentale e a selezionare la dose corretta“.

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Paura Amazzonia, la prossima pandemia potrebbe arrivare dal Brasile

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Paura Amazzonia, la prossima pandemia potrebbe arrivare dal Brasile

Paura Amazzonia, la prossima pandemia potrebbe arrivare dal Brasile. Jair Bolsonaro, neo Presidente del Brasile, ha da sempre avuto un atteggiamento scettico e di negazionismo nei confronti del Coronavirus, minimizzando le morti e i contagi. Gli ospedali brasiliani sono al collasso: entro pochi giorni, denunciano i medici, non potranno più ricoverare nessuno. A destare preoccupazione adesso è anche l’Amazzonia, il polmone verde del mondo, che però è anche un bacino fertile di virus. Vediamo il perché.

Sempre più probabile uno Spillover dall’Amazzonia

L’Amazzonia ha una superficie di 6.700.000 km² ed ospita la più grande varietà di flora e fauna presente al mondo: non a caso, è chiamata Polmone Verde. A causa di intensi disboscamenti e sempre più frequenti incendi il suo fragile ecosistema sta collassando, portando alla scomparsa di intere specie animali. Anche i popoli indigeni che la abitano stanno risentendo di questi cambiamenti.

Ultimo in ordine cronologico il Covid-19: nell’entroterra amazzonico sono stati registrati casi di contagio e anche alcuni morti. L’isolamento delle popolazioni indigene nella foresta rende ancora più complicato il tracciamento del virus e, in caso di contagio, una diagnosi appropriata.

Ma a spaventare ancora di più è il fenomeno dello Spillover, ovvero il salto da una specie all’altra di agenti patogeni. David Lapola, ecologo dell’Università Campinas in Brasile avverte tutti sul rischio di un nuovo focolaio di pandemia che potrebbe arrivare proprio dall’Amazzonia. Secondo il ricercatore la spiegazione è molto semplice: essendo la foresta un coacervo di biodiversità ogni minimo cambiamento potrebbe far mutare il comportamento delle specie. Uno dei fenomeni più pericolosi in questo senso è la zoonosi, cioè lo scambio di infezioni tra animali e uomo.

Come si trasmette il virus tra animale e uomo

Virus come l’HIV, la Sars o l’Ebola hanno avuto una storia simile a quella del Coronavirus: sono stati trasmessi dagli animale all’uomo. Ma come è stato possibile ciò? Innanzitutto a causa dell’uomo: le massicce deforestazioni, il bracconaggio e gli allevamenti intensivi hanno scoordinato l’equilibrio esistente. Poi c’è il mercato degli animali selvatici, i quali non dovrebbero mai essere portati via dal loro territorio ed entrare in contatto con l’uomo. Gli allevamenti intensivi e la urbanizzazione delle aree verdi contribuiscono allo squilibrio. Il continuo protrarsi di questi atteggiamenti ha fatto si che i virus animali si siano adattati al corpo umano che li ospita, proliferando in tranquillità.

Dall’Asia all’Africa passando per il Sudamerica: quale sarà il prossimo focolaio?

Secondo Lapola la maggior parte dei virus che fin’ora hanno effettuato lo spillover provenivano dall’Asia (Covid-19 o Sars) e dall’Africa (HIV e Ebola); ma il prossimo bacino potrebbe essere l’Amazzonia, che ha un grande serbatoio di potenziali coronavirus. Il sempre più aggressivo disboscamento e la presenza di essere umani nella foresta potrebbero portare ad una trasmigrazione dei virus in ambienti diversi, in cui sarebbe molto difficile tenerli sotto controllo.

La speranza è quella di intervenire prima affinché non si replichi quello che abbiamo visto nei mesi precedenti. Una più sana consapevolezza della nostra natura e un maggior rispetto per essa potrebbero evitare una nuova pandemia.

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