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Il sito dell’INPS non funziona e condivide dati personali

Il sito dell'INPS non funziona e condivide dati personali
Il sito dell'INPS non funziona e condivide dati personali

Inps, la privacy all’ultimo posto

Nella giornata di ieri, primo aprile, l’INPS avrebbe dovuto fornire il bonus di 600 euro ai possessori di Partita IVA, tra i lavoratori più colpiti da questa crisi causata dal Coronavirus. Il condizionale è stato usato appositamente nella frase precedente, visto che sono state ben poche le persone che sono riuscite a ricevere i soldi tanto attesi. Sin dalla mezzanotte molti si sono fiondati sul sito dell’INPS e hanno provato ad accedere al proprio profilo e fare richiesta, ma i server sono collassati dopo qualche secondo.

Quasi per tutta la giornata non è stato possibile entrare sul sito, che è completamente ‘crashato’, come se fosse stato distrutto. Molte persone sono rimaste ore e ore a ricaricare la pagina, riuscendo solamente a trovarsi di fronte ad una pagina di errore. Se il problema fosse stato solo questo ci sarebbe stato ben poco da discutere e i vertici dell’INPS si sarebbero potuti salvare con una semplice frase: “I server non hanno retto le richieste“.

Tuttavia non è andata così. Molti utenti hanno continuato a ricaricare la pagina e reinserire i propri dati e dopo diversi tentativi si sono ritrovati di fronte alla schermata di gestione di ‘Luciano V’. E chi è Luciano V? Per fortuna per lui non si sa. L’unica cosa nota è che si tratti di un utente che ieri, insieme a tutti gli altri, ha provato ad accedere al sito senza riuscirci. In molti hanno scoperto involontariamente i suoi dati personali, come e-mail e numero di telefono. ‘Luciano V’ non è stato l’unico ad aver involontariamente rinunciato alla propria privacy, infatti molti utenti hanno segnalato l’entrata sul profilo di Sandra S., Giancarlo S., Bruno A., Silvia S.

Sito Inps: attacco hacker? Più probabile un errore

Dopo questa scoperta si è scatenata una vera bufera. L’INPS prima di questo giorno ha sbandierato per settimane la ricerca della privacy, tramite pin o accesso con SPID, e poi ha condiviso dati personali di alcuni utenti con altri? C’è qualcosa che non va, più di qualcosa in realtà. E secondo voi come hanno provato ad uscirsene i vertici dell’INPS e il Presidente del Consiglio? Semplice, hanno dato la colpa ad un attacco hacker. E’ possibile, certo, ma da questa operazione rischiosa un malintenzionato non avrebbe ricavato nulla. E’ strano che un attacco hacker si occupi solo di creare scompiglio.

Troppi rischi per un pugno di mosche. L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un problema tecnico, più precisamente avrebbe influito il mancato svuotamento della cache. Quest’ultima non è nient’altro che una memoria temporanea, che permette al sito di ‘velocizzare l’esecuzione del sito’. La sua gestione è però molto complessa e importante, soprattutto per chi si occupa della gestione di profili personali.

Ieri la cache non avrebbe fatto in tempo a cancellarsi, a causa dell’incredibile numero di richieste effettuate in poche frazioni di secondo, e quindi il sistema avrebbe elaborato le richieste di entrata e le avrebbe convalidate, facendo entrare nel sito l’utente su un altro profilo. In sostanza, il ‘refresh’ sarebbe stato troppo lento. Le persone sarebbero così entrate con i propri dati sul profilo di altri utenti. Ovviamente si tratta solo di un’ipotesi, ma sembrerebbe comunque molto più probabile di un attacco hacker. Polemiche a parte, nelle ultime ore il sito si sta lentamente riprendendo e in pochi giorni i possessori di partita IVA dovrebbero ricevere i propri 600 euro.

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