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Lavoro

Facebook e Google: minori entrate per 44 miliardi di dollari dalle pubblicità

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Facebook e Google: minori entrate per 44 miliardi di dollari dalle pubblicità

Coronavirus, Facebook e Google: minori entrate per 44 miliardi di dollari dalle pubblicità. Sono molte le aziende e le imprese che vivono grazie alla pubblicità online ormai. Google e Facebook in questo settore negli ultimi anni sono sempre stati tra i leader nei ricavi pubblicitari. Viene riportato su Variety un report degli analisti di Cowen & co. secondo cui le minori entrate a livello pubblicitario, per i due colossi, ammonterebbero a circa 44 miliardi di dollari. Le due grandi aziende di certo non vedranno neanche l’ombra della crisi o del fallimento, in quanto continueranno ad essere molto redditizi nonostante i cali delle entrate.

Le cifre

La previsione delle entrate nette totali di Google sono pari a 127,5 miliardi di dollari, con un calo stimato, rispetto all’anno precedente di circa 28 miliardi. Le entrate pubblicitarie del social di Zuckerberg invece dovrebbero essere pari a 67,8 miliardi di dollari. Da registrare dunque un calo di 15,7 miliardi rispetto all’anno prima. Le stime sono state riviste in seguito a un comunicato da parte di Facebook secondo cui la stessa società: “ha visto un indebolimento della nostra attività di pubblicità in paesi che intraprendono azioni aggressive per ridurre la diffusione di COVID-19″. 

Cali delle entrate nonostante l’aumento di accessi

Durante questa pandemia, essendo obbligati in quarantena, l’uso dei social è cresciuto esponenzialmente. I dati che arrivano direttamente su Facebook parlano di un aumento di messaggi di oltre 50% nell’ultimo mese nei paesi più colpiti dal virus. Quello che però arriva dai vicepresidenti dell’analitica e dell’ingegneria di Google dicono che:”Non monetizziamo molti dei servizi in cui stiamo assistendo a un maggiore coinvolgimento”. 

La preoccupazione rimane comunque molto modesta, in quanto già nel 2021 si parla di nuovi incrementi delle entrate sia per Google che per Facebook, con incrementi, per quest’ultimo, che arriveranno a toccare un +23%.

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Attualità

Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione

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Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione

Covid-19 aumentano i disoccupati ed è pericolo depressione. La pandemia da Coronavirus non ha solo ucciso migliaia di persone, ha lasciato dietro di se danni collaterali che ogni giorno sembrano sempre più grandi. Le imprese grandi e piccole stentano a ripartire, coloro che erano poveri rischiano di esserlo ancora di più e la perdita di posti di lavoro si fa ogni giorno più drammatica. E’ proprio quest’ultimo dato che preoccupa di più: l’improvviso licenziamento porta molti ad ammalarsi di depressione. Secondo l’OMS la depressione è la prima causa di disabilità a livello mondiale e, in Italia, colpisce circa 3 milioni di persone.

Depressione e perdita del lavoro, in Italia c’è il rischio di un aumento dei casi

“Uscire dall’ombra della depressione” è lo studio in cui la Fondazione Onda analizza il rapporto tra depressione e perdita del lavoro. Secondo lo studio, tra i disoccupati creati dalla crisi economica possono celarsi quasi 200 mila depressi e raggiungere il 7% dei depressi totali in Italia. In Lombardia, la regione maggiormente colpita da Covid-19, si stimano 150 mila persone affette da depressione. Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dichiara che i veri effetti di questa depressione si potranno vedere solo tra qualche anno. Il distanziamento sociale, la solitudine ma anche l’abbassamento del proprio reddito possono aumentare il rischio di ammalarsi di 2-3 volte rispetto la media.

La depressione, oltre al lato sociale, ha un impatto sui costi previdenziali molto alto. Secondo Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria all’Università di Tor Vergata a Roma, l’aumento dei malati di depressione impatterà in maniera sostanziale sui costi previdenziali, a partire dalle assenze dal lavoro per malattia. Inoltre gli assegni di invalidità e inabilità hanno un costo di circa 106 milioni di euro, a carico della sanità pubblica. Secondo Mennini, le autorità governative a livello locale e nazionale devono mobilitarsi prima che insorga la malattia, con screening e centri di ascolto, da potenziare soprattutto in questo periodo.

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Lavoro

Coronavirus, nuovo DPCM 11 giugno firmato dal Premier Conte

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Coronavirus, nuovo DPCM 11 giugno firmato dal Premier Conte

Coronavirus, nuovo DPCM 11 giugno firmato dal Premier Conte. Dopo un lungo Consiglio dei Ministri, il Premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo DPCM con data 11 giugno. Questo nuovo decreto porta all’apertura di nuove attività produttive e servizi su tutta Italia. Il Premier, che in questi giorni si barcamena tra gli stati generali dell’economia a Villa Pamphilj e le audizioni dai PM Bergamaschi, si dice soddisfatto dei risultati raggiunti. Vediamo nel dettaglio cosa cambia con questo nuovo decreto.

Nuovo DPCM 11 giugno aprono sale giochi e centri benesseri, ma stop alle sale da ballo e le discoteche

Le misure adottate saranno operative dal prossimo 15 giugno. Nel decreto si dà via libera alla riapertura delle sale giochi, sale scommesse, sale bingo; ma anche centri termali, centri culturali e centri sociali. Il tutto previa verifica da parte di Regioni e Province della curva epidemiologica. Inoltre, tornano attivi i centri estivi per i bambini di età compresa tra 0 e 3 anni: una boccata di ossigeno per tutti i genitori che hanno ripreso le attività lavorative.

Torna anche attivo il servizio spettacoli: cinema, teatri e concerti possono riprendere ma sempre rispettando le norme di sicurezza. In una nota, l’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) si dice soddisfatta dell’allineamento dei cinema alle altre attività aperte al pubblico. Si potrà andare con i propri familiari ma il distanziamento ci sarà con gli altri spettatori; non sarà obbligatorio l’uso della mascherina ma è comunque raccomandato.

Cosa resta fuori? Le sale da ballo e le discoteche, nonché fiere e congressi fino al 14 luglio. Per quanto riguarda invece gli spostamenti da e verso l’estero, sale a 5 giorni il periodo massimo di permanenza senza quarantena nel territorio italiano.

Sport, riparte il calcio italiano e dal 25 giugno via libera alle altre discipline da contatto

Oggi poi è il giorno X: riparte il calcio italiano con la Coppa Italia e precisamente con il big match Juventus-Milan. Dopo tante ed estenuanti riunioni, finalmente le partite prendono il via. Ovviamente si gioca a porte chiuse e senza pubblico, nel “rispetto dei protocolli di sicurezza emanati dalle rispettive Federazioni sportive al fine di prevenire le occasioni di contagio”. Questo vale sia per il calcio ma anche per tutte le altre discipline sportive. Dal 25 giungo, poi, via libera in Regioni e Province Autonome di altre discipline da contatto (come ad esempio pallacanestro o boxe) sempre monitorando l’andamento dei contagi.

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Zara abbassa le saracinesche: pronto un taglio degli store per il gruppo Inditex

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Zara abbassa le saracinesche: pronto un taglio degli store per il gruppo Inditex

Zara abbassa le saracinesche: pronto un taglio degli store per il gruppo Inditex. Chi di voi non ha nemmeno un capo Zara nel proprio armadio? Nessuno o quasi. La capillarità dei negozi e i prezzi modici hanno fatto la fortuna del gruppo Inditex, creato negli anni Sessanta da Amancio Ortega. Nel gruppo fanno parte marchi storici come Zara, Zara Home, Pull&Bear, Stradivarius e Massimo Dutti. Eravamo abituati a vedere campeggiare in quasi ogni strada e centro commerciale almeno una di queste insegna ma, a breve, potremmo non vederne più così tante. Il gruppo ha infatti deciso di chiudere alcuni store per implementare la vendita online.

Inditex, più e-commerce e meno fisicità, Zara si rifà il look e sarà tutto digitale

I negozi del gruppo Inditex scenderanno da 7.469 a 6.700, ma sono previste altre 450 aperture. Il taglio dei negozi non è dovuto solo ad un calo del fatturato ma ad un balzo delle vendite online durante il periodo della quarantena. Saranno 1200 i negozi a chiudere in tutto il mondo, puntando tutto su flagship e store più grandi e, ovviamente, sull’online. Il gruppo ha registrato un incremento del 50% delle vendite online nel primo trimestre di quest’anno rispetto al 2019 e un più 95% solo nel mese di aprile. c’è però anche il dato negativo delle contrazioni delle vendite: crollo del 44% con una perdita di 409 milioni di euro.

La svolta digital è solo uno degli obiettivi a lungo termine che aveva in mente l’azienda: il costo elevato degli affitti e la poca affluenza negli store avrebbero comunque portato ad un ridimensionamento della filiera di vendita. Il gruppo spagnolo ha già investito 2,5 miliardi di euro nella piattaforma online, prevedendo un 22% di affari solo con l’e-commerce. Gli store fisici resteranno operativi per il ritiro delle merci prenotate online e per lo smaltimento delle giacenze nei magazzini. Resta ora solo da capire che fine faranno i dipendenti, commessi e magazzinieri, che da mesi aspettavano di tornare a lavoro.

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Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza

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Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza

Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza. Si avvicina sempre più la fatidica data che attendiamo tutti da quando è iniziato il lockdown. Mercoledì 3 Giugno è ormai alle porte e sembrerebbe che le notizie positive siano in arrivo per tutte le regioni italiane. Ieri sera, infatti, il governo ha deciso di consentire gli spostamenti tra regione da mercoledì prossimo. In base alle analisi dei dati relativi al mese di Maggio, numero contagi, indici RT e tutto il resto, si ritiene possibile la riapertura dei confini regionali. Eppure sembrava che la linea decisoria doveva basarsi sulla situazione territoriale di ogni singola regione. Ma, ad oggi, non si può certo dire che le 20 regioni siano fotocopie. Perché quindi forzare la riapertura di tutte le regioni nonostante non siano tutte pronte? Non vi è più il rischio di una seconda ondata?

La conferma del governo e le parole di speranza

Dopo la riunione di ieri sera del Premier Conte con i capi delegazione, il Ministro Roberto Speranza ha espresso il suo parere in merito alla decisione presa intervistato dall’ANSA. “Il decreto legge vigente prevede dal 3 Giugno la ripresa degli spostamenti infra regionali. Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti. Monitoreremo ancora nelle prossime ore l’andamento della curva“. Così Roberto Speranza si mostra sicuro sui futuri spostamenti degli italiani che avverranno tra qualche giorno, come aveva già anticipato su Facebook ieri stesso. La decisione, dunque, è ufficiale. Anche perché l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno pubblicato proprio ieri le nuove tabelle dell’Indice RT. I numeri sono positivi per tutte le regioni, tutti – o quasi – inferiori a 1.

https://www.facebook.com/robersperanza/posts/3896536160418898

Per la precisione il Molise presenta un indice RT pari a 2,2 ma in una nota l’ISS ne spiega il motivo e tranquillizza tutti. “Quando il numero di casi è molto piccolo alcune regioni possono avere temporaneamente un RT maggiore di 1 a causa di piccoli focolai locali che finiscono per incidere sul totale regionale, senza che questo rappresenti un elemento preoccupante“. Per cui, nessun allarme per il Molise. Anche perché quasi nessuno ha mai parlato di numeri eccessivi in Molise. Non è stato il Molise il più colpito tra tutte le regioni italiane. Sappiamo tutti che i numeri più “grossi” arrivano dalla regione più colpita da inizio epidemia, da quando sono nati i due focolai a Codogno e Vo’ Euganeo. Si tratta di un dato di fatto.

“Non ci sono ragioni…” Sarà vero?

Il fatto che il Governo abbia deciso che il 3 Giugno si può tornare a muoversi liberamente tra le regioni è sicuramente una bella notizia. Si torna un pò a quella normalità che tutti recriminavano. I trend mostrano diminuzione costante dei decessi e dei ricoverati in terapia intensiva e numeri molto più bassi dei contagi quotidiani rispetto la fase 1. Il bollettino quotidiano ci aggiorna sulla situazione e siamo davvero lontani dai numeri di qualche settimana fa. Anche in Lombardia i numeri sono più bassi. Le tabelle del bollettino quotidiano del Ministero della Salute ci informano sui contagi quotidiani. C’è da dire però che, avendo basato tutte le decisioni sui numeri, il Governo si sarà accorto che in questa fase 2 i numeri sono più o meno costanti e che confrontandoli tra regioni c’è sempre uno che salta all’occhio più di tutti.

Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza

Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza – Dati del 29 Maggio

In questo mese il trofeo di regione più colpita è rimasto alla Lombardia, così com’è sempre stato dall’inizio. Il numero di contagi in Lombardia nella fase 2 è sempre stato a 3 cifre con una media di 200 casi al giorno se vogliamo essere buoni. Solo il Piemonte qualche volta gli ha fatto compagnia con una cifra a 3 cifre, mantenendosi comunque più basso. Il resto delle regioni ha mantenuto contagi a 2 cifre o a una, con diversi giorni in cui si presentavano regioni a contagi 0. Il confronto regionale è doveroso. Così come lo è l’evidente differenza che emerge. Le situazioni territoriali non sono uguali in tutte le regioni del nostro Paese. Di regola, per quanto concerne la linea dichiarata dal Governo in precedenza, in merito al monitoraggio dei dati e alle decisioni da prendere in base alle singole situazioni regionali, qualcosa non quadra.

Lombardia, uno per tutti e tutti per uno

Stando così le cose – i numeri parlano chiaro – il governo avrebbe dovuto posticipare l’apertura dei confini regionali della Lombardia, e forse anche del Piemonte, di almeno una settimana. E riaprire in tutte le altre. Speranza non trova ragioni per cui il 3 Giugno non si debbano riaprire i confini, ma una regione era facile trovarla. Questa differenza considerevole nei dati non lo è? Non si sta forse sottovalutando un’eventuale seconda ondata? Non vi è, dunque, il rischio di annichilire i sacrifici precedenti per una singola regione?

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Aumentano i prezzi di parrucchieri e centri estetici

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Aumentano i prezzi di parrucchieri e centri estetici

Aumentano i prezzi di parrucchieri e centri estetici. Il Codacons denuncia, a pochi giorni dalle riaperture, un aumento dei prezzi di parrucchieri ed estetiste. E’ quanto emerge da alcune testimonianze con tanto di scontrini: una tassa del 25% di media ribattezzata “Tassa Covid”. Un aumento di circa 2-4 euro per giustificare le sanificazioni e le misure di sicurezza adottate. Questo però non sembra aver scoraggiato gli italiani, che in questa settimana hanno preso d’assalto i saloni di bellezza. Il Sole 24 Ore ha pubblicato alcuni scontrini che riportano proprio la dicitura suddetta. Il Codacons inoltre afferma di ricevere molte lamentele sugli aumenti dei prezzi.

Le nuove regole e le restrizioni ai commercianti: la tassa è giustificabile?

Dal canto loro parrucchieri ed estetisti hanno potuto riaprire i battenti con regole molto stringenti. In base all’ultimo DPCM, possono lavorare solo su prenotazione e deve intercorrere un lasso di tempo sufficiente da un cliente all’altro per provvedere alla sanificazione; poi per ogni clienti vanno usati presidi usa e getta: mantellina, spazzola e pettine vanno usati per un solo cliente e, laddove non sia possibile, disinfettare il tutto. Inoltre, non nei negozi non si possono presentare più di 2 o 3 persone alla volta, portando quelli più piccoli a diminuire drasticamente le prenotazioni. Tutto ciò porta inevitabilmente a spese più sostenute per gli esercenti, spese che non tutti possono sostenere, soprattutto dopo 3 mesi di inattività.

Non solo centri estetici e parrucchieri, il Covid lievita i prezzi ovunque

Secondo il Codacons, una famiglia spenderà circa 536 euro in più causa rincari delle merci. Nei bar di varie città, una tazzina di caffè arriva a costare dai 10 ai 30 centesimi in più, mentre un panino può avere un rincaro fino al 20%. Questi rincari non sono sempre speculazioni: molti commercianti denunciano di non aver ancora ricevuto nessun aiuto dal Governo e, per far fronte alle perdite dei mesi scorsi, devono ritoccare un pò i costi. Inoltre, molti prodotti e beni primari stanno scarseggiando, a causa di un calo dell’export e della poco manodopera. L’Antitrust ha però già avviato una indagine contro quegli esercenti che, pur continuando a lavorare in piena emergenza, hanno aumentato i prezzi delle merci, soprattutto generi alimentari di prima necessità.

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Il contributo degli italiani, 50 euro per un caffè

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Il contributo degli italiani, 50 euro per un caffè

Il contributo degli italiani, 50 euro per un caffè. Un caffè, 50 euro. Non sono i nuovi prezzi per rilanciare le attività chiuse fino a qualche giorno fa ma il riflesso degli italiani che capiscono le difficoltà. Così si paga un caffè come fossero 50 e non si vuole il resto. O si lascia un piccolo contributo in busta al bar preferito. Gli italiani sanno bene che il lockdown ha lasciato buchi economici enormi e contribuiscono come possono alla ripartenza. Con gesti fatti col cuore che aumentano la speranza di una luce in fondo al tunnel.

Piccoli gesti per la ripartenza

Trapani

Da ieri siamo ufficialmente ripartiti. La fase 2 avviata il 4 maggio si è concretizzata maggiormente ieri, 18 maggio. Bar, ristoranti, negozi d’abbigliamento e altre attività rimaste bloccate hanno riaperto in linea al nuovo decreto-legge. Ieri alcuni italiani sparsi nel nostro Paese hanno offerto il proprio contributo alle queste attività. Come? Pagando più del dovuto. A Marsala, un poliziotto ha preso un caffè al bar, dove si recava quotidianamente prima della pandemia, ed ha pagato 50 euro un caffè di un euro. Rimasto anonimo, il cinquantenne ha dichiarato alla cassiera il fatto che fosse un dipendente pubblico come operatore delle forze dell’ordine e che il suo stipendio fosse pagato dalle tasse che pagavano tutti, compresa lei. In base a quanto riporta Fanpage, il poliziotto si è espresso così: “Tieni pure il resto, siete rimasti chiusi 50 giorni. È il minimo che io possa fare.

Cagliari

In quel piccolo bar in via Roma, a Marsala, il gesto fatto col cuore è stato più che apprezzato e non è rimasto un episodio isolato. A Cagliari, una cliente del bar Shabby Shine ha voluto recuperare tutti i caffè non pagati in questi due mesi. “Questo è il mio piccolo  sostegno come se per i mesi di marzo ed aprile mi fossi presa un caffè al giorno“, si legge in una lettera lasciata da Serena. Le titolari del bar, Jessica e Cinzia, hanno ringraziato la cliente con un post che mostra la lettera e la busta con i soldi omaggiati. “Come non commuoversi. Arriva una tua cara amica e cliente da 5 anni e ti poggia sul banco questo. Grazie di cuore“, si legge sulla pagina dello Shabby Shine Caffè.

https://www.facebook.com/shabbyshinecaffe/posts/3069690889760500:0

Ascoli Piceno

Nelle Marche la storia non cambia. Un cliente, rimasto anonimo, ha fatto colazione nel suo bar preferito, il Bar King in Via Voltattorni a San Benedetto. Al momento in cui doveva saldare il conto ha uscito due banconote da 50 euro e le ha lasciate al barista. Come riporta il Corriere Adriatico, l’uomo ha definito il gesto come un “aiutino” per rimettersi in piedi. Così come un cliente abituale ha voluto pagare un caffè 50 euro al proprietario del Dany Bar di Carassai. Un aiuto economico che in questo periodo fa molto comodo ai piccoli commercianti.

Questi sono soltanto alcuni degli episodi verificatisi nella giornata di ieri, ma siamo sicuri che ce ne sono stati altri. La solidarietà degli italiani è presente. Sanno che c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Solo così possiamo far ripartire il nostro paese. Tutti insieme.

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Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

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Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare. Altro decreto, altro giro. In occasione del Consiglio dei Ministri svoltosi ieri a Palazzo Chigi, è stato approvato il nuovo decreto-legge per le nuove misure anti-Coronavirus valide dal 18 maggio al 31 luglio. Le Regioni e il Governo hanno trovato l’accordo per il secondo episodio della fase 2, mentre tra oggi e domani verrà emanato il relativo DPCM. Il nuovo decreto-legge delinea il quadro normativo nazionale che disciplina gli spostamenti e le modalità di svolgimento delle attività economiche, produttive e sociali. Ordinanze e decreti di livello statale, regionale o comunali, potranno essere inglobate in correlazione a questo. Le maggiori novità approvate riguardano gli spostamenti all’interno della regione che non prevederanno più limitazioni mentre si dovrà aspettare fino al 3 giugno per gli spostamenti fuori regione, a eccezione delle zone ad alto rischio epidemiologico. In più sarà via libera per le attività economiche rimaste bloccate fino ad ora: centri commerciali, palestre, musei, purrucchieri, bar, ristoranti e centri estetici.

I dettagli sugli spostamenti

Amici e autocertificazione

Cosa succederà dal 18 maggio? Dì addio all’autocertificazione – si, anche noi abbiamo finito il toner per la stampante. Dal 18 maggio sarà concesso muoversi all’interno del territorio regionale senza limitazioni. Chiaramente tale provvedimento è generico, potrebbe essere condizionato da ordinanze regionali specifiche per alcune zone. Così come i soggetti sottoposti a quarantena sono esclusi da questa novità per ovvie ragioni. Quindi sì, oltre i congiunti, si potranno vedere gli amici. No agli assembramenti e ai mega party. Quelli rimangono vietati. In più, le funzioni religiose si potranno svolgere, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza.

Fuori regione

Gli spostamenti fuori regione, invece, non verranno concessi fino al 2 Giugno, fermo restando le precedenti disposizioni che concedono lo spostamento solo se motivato da comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute. Inoltre, anche il rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza rimane consentito. Dal 3 Giugno, dunque, ci si potrà spostare fuori regione, sempre con attenzione a eventuali normative esclusive di alcune zone in base alla curva epidemiologica. Non è tutto. Si inizia a parlare anche di spostamenti da e per l’estero, sempre dal 3 Giugno. Potrebbero essere concessi a partire da questa data ma non vi sono certezze assolute. In merito a questo bisogna attendere il DPCM di Conte e monitorare i dati rilevanti della pandemia in corso. Si tratterebbe comunque di spostamenti all’interno dell’Unione Europea e non negli altri Paesi. Si specifica comunque che sarà possibile spostarsi tra la Città del Vaticano o la Repubblica di San Marino. Ricordati però che gli assembramenti restano vietati, in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

Attività economiche e produttive

Riapertura con monitoraggio e condizioni di sicurezza

Le novità riguardano anche le attività produttive ed economiche rimaste ferme. Non si parla di totale autonomia, come è ovvio che sia, ma si può quantomeno tornare a riaprire. Protocolli di sicurezza e linee guida dovranno essere rispettati per il regolare svolgimento delle attività, onde ridurre il rischio di contagio. Inoltre, si specifica che “per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori“. In relazione ai dati del monitoraggio, da comunicare al Ministero della Salute, si provvederà eventualmente a introdurre ulteriori misure. Le regole per la sanificazione degli ambienti in riferimento ai vari settori dovrebbero essere specificate nel DPCM.

Linee guida

Il nuovo decreto legge ha gettato le basi per le linee guida a favore di chi riapre il 18 maggio, che verranno confermate nel DPCM. Bar e ristoranti dovranno far rispettare la distanza minima di un metro, che potrebbe essere ridotta nel caso di barriere fisiche tra i tavoli. Prenotazione obbligatoria per parrucchieri e centri estetici, ai fini di una migliore organizzazione. Si suggerisce la prenotazione anche per la ristorazione. Il requisito della distanza sociale deve essere rispettato anche negli alberghi, agriturismi e altre strutture ricettive. Il pagamento privilegiato è quello elettronico, per limitare i contatti. L’obbligo delle mascherine permane per tutti. Per i negozi di abbigliamento sono necessari anche i guanti monouso. Aumentano le distanze minime nelle palestre, due metri, e in spiaggia, un metro e mezzo tra le sdraio e almeno 10 metri quadri per ogni ombrellone.

Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

Nuovo Decreto-Legge, le novità dal 18 maggio: cosa si può fare

Attenzione alle sanzioni

Le novità non riguardano il sistema sanzionatorio italiano – ma dai. Il mancato rispetto dei protocolli o delle linee guida comporterà la “sospensione d’attività economia o produttiva fino al ripristino delle condizioni di sicurezza“. Violare le disposizioni in vigore ti potrebbe costare da 400 euro a 3.000 euro che potrebbe aumentare fino a un terzo se si utilizza un veicolo. Inoltre, se la violazione dovesse avvenire all’interno di un’attività d’impresa, si applicherà una sanzione amministrativa della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

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Lutto in Rai, morto il giornalista Sandro Petrone

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Lutto in Rai, morto il giornalista Sandro Petrone

Lutto in Rai, morto il giornalista Sandro Petrone. E’ morto oggi Sandro Petrone, noto giornalista Rai, in particolar modo di Rai 2. Il giornalista si sarebbe spento a causa di un brutto cancro che lo avrebbe colpito tre anni fa. Dopo essere andato in pensione, Petrone si era dedicato ad una delle sue grandi passioni, la musica. Per il Tg 2 era stato spesso inviato di guerra, in particolare in Medioriente e nei Balcani.

Nel 2018 aveva pubblicato un disco chiamato “Solo fumo”, in cui raccontava la sua storia da inviato speciale che lascia il giornalismo per fare il musicista. Sandro Petrone era originario di Napoli. Era entrato in Rai nel 1979, ed ebbe una breve collaborazione con Telemontecarlo nel 1987. Prima di arrivare alla carta stampata, la sua carriera ha avuto inizio con alcune radio private.

Sandro Petrone, giornalista ed inviato di guerra per Rai 2, si era ritirato dopo aver scoperto di avere il cancro 3 anni fa

Sandro Pertone, come inviato, è stato il primo a documentare dotato di una propria telecamera, grandi eventi, come la Guerra del Golfo o quella nell’ex Jugoslavia. Nel 1992, dagli Stati Uniti, ha seguito le elezioni Presidenziali. E’ stato tra i promotori di Rai Radiosoftware su Radio 3. E’ stata la prima trasmissione in Europa a comunicare con i computer via etere stabilendo un circuito interattivo con i telespettatori.

Il ricordo del Direttore del Tg 2 e dell’esecutivo Usigrai

Gennaro Sangiuliano, Direttore del Tg2, ha voluto ricordare a AdnKronos il noto giornalista. “Si tratta di una grave perdita per tutto il mondo del giornalismo, era un esempio per tutti noi. Entrambi siamo napoletani e su questo spesso ci ritrovavamo a scherzare. Oggi gli dedicheremo un titolo in tutte le edizioni dei nostri telegiornali“. A ricordare Petrone anche l’esecutivo dell’Usigrai. In una nota, il giornalista è stato definito orgoglioso ed amante del suo lavoro. Inoltre era un professionista che amava la televisione, la Rai ed anche il Servizio Pubblico.

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Lavoro

Twitter: da oggi i dipendenti lavoreranno a casa per sempre

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Twitter: da oggi i dipendenti lavoreranno a casa per sempre

Twitter: da oggi i dipendenti lavoreranno a casa per sempre. Jack Dorsey, amministratore delegato del social network Twitter, ha comunicato a tutti i suoi dipendenti il prolungamento dello smart-working fino a settembre, offrendo loro un’indennità di 1000 dollari per procurarsi gli strumenti necessari. Gli uffici dell’azienda rimarranno aperti lo stesso: la decisione se tornare o meno in sede sarà dei dipendenti. I viaggi di lavoro, così come le convention, sono annullate, con rarissime eccezioni.

E’ la prima azienda del big tech ad aver annunciato un cambio di rotta così poderoso. Il capo delle risorse umane di Twitter, Jennifer Christie, ha inoltre dichiarato che sarà molto difficile tornare indietro. Jack Dorsey aveva già da tempo parlato della necessità di trovare nuove modalità di lavoro agile, molto prima che scoppiasse la pandemia del Coronavirus.

Lo Smart Working ha cambiato il modo di concepire il lavoro per le aziende del digitale in tutto il mondo

Nella Silicon Valley l’elasticità sugli orari di lavoro e la portabilità del lavoro a casa era già un’abitudine. Il virus ha, in qualche modo, accelerato una rivoluzione già in essere. Altre aziende come Facebook e Google hanno concesso il prolungamento dello smart-working fino all’autunno, mentre molti architetti stanno già pensando a come sfruttare gli spazi in disuso.

Non tutti però sono d’accordo: c’è chi teme che un prolungamento del tempo trascorso in casa possa comportare una minore socializzazione e, paradossalmente, una contrazione del tempo libero. In realtà è stato dimostrato come il lavoro da casa sia molto più produttivo di quello in ufficio. In Italia la ministra della Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone vorrebbe che il lavoro agile si mantenesse su un 30% come percentuale minima, spostando il focus sulla qualità e non più sulla quantità.

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Donna

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

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Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta. Nel 2020 si parla ancora di parità di genere come fosse un fatto, il più delle volte, straordinario. Sembrerebbe ancora lontano lo stesso livello di uomini e donne, come se fossero esseri umani diversi tra loro per chissà quale motivo. Cambia semplicemente il sesso. Eppure questo, a quanto pare, è rilevante per tutte le situazioni in cui possiamo ritrovarci nel corso della nostra vita a qualsiasi età. Il semplice atto in sé di sottolineare questa “differenza” ci chiarisce perfettamente quanto siamo lontani da quella parità di cui tutti parlano e riparlano. Probabilmente, ci vorrà ancora molto affinché la parità di genere sia pienamente affermata. Non sei concorde? Ecco un esempio in Italia.

Parità di genere in Italia

Le novità

Sappiamo che il Coronavirus ha fatto sì che si creasse una nuova squadra per far fronte all’emergenza sanitaria che incombeva – ed incombe ancora purtroppo – sul nostro Paese. Una squadra definita dal Governo comprendendo solo uomini. In piena fase 2, Conte ha annunciato, proprio ieri in una nota della presidenza del Consiglio, l’introduzione di cinque donne nella task force di Colao e di altre sei nel team della Protezione Civile. Le cinque che lavoreranno con Vittorio Colao sono Enrica Amaturo, professoressa di Sociologia presso l’Università Federico II di Napoli, e Marina Calloni, fondatrice di Against Domestic Violence, il primo centro universitario italiano contro la violenza domestica. In più, vi sono Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’ISTAT, Maurizia Iachino, dirigente d’azienda, e Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.

Angelo Borrelli, invece, avrà il supporto dei sei esperte. Si tratta della direttrice generale Cura della Persona e Welfare dell’Emilia Romagna, Kyriakoula Petropulocos, e della presidente del Centro Studi Nazionale di Salute e Medicina di genere, Giovannella Baggio. In più, Elisabetta Dejana e Rosa Marina Melillo si uniranno a Morrelli, rispettivamente biologa a capo del programma di angiogenesi dell’Istituto di Oncologia Molecolare di Milano e professoressa di Patologia Generale all’Università Federico II di Napoli. Infine, Nausicaa Orlandi, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini di Chimici e Fisici ed esperta di sicurezza sul lavoro, e Flavia Petrini, professoressa di Anestesiologia all’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara e direttrice dell’Unità Operativa di anestesia, rianimazione terapia intensiva dell’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti.

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

La necessità del pressing

Tale scelta del governo può far sorridere in merito alla parità di genere tanto rincorsa. La presenza di donne, in questi team molto importanti per il futuro del Paese, non è da sottovalutare, anzi è essenziale. La domanda però che sorge spontanea è una: perché solo adesso si considerano? L’emergenza sanitaria non risale a qualche giorno fa, sono già mesi che ne parliamo e la affrontiamo. Se vogliamo considerare la rilevanza e l’impatto della fase 1, le competenze “femminili” potevano fare comodo anche prima. D’altronde le scelte intraprese dal Comitato Tecnico-Scientifico per la fase 2 si era visto che andavano un pò contro quelli che erano i consigli degli stessi esperti. La scorsa settimana Conte aveva promesso che sarebbero aumentate le quote rosa a lavoro per l’emergenza. Ha mantenuto la promessa ma la solita lentezza burocratica ha dato spazio a lamentale e prese di posizione in Italia e non solo.

Lo scorso mese un gruppo di donne aveva lanciato il movimento #Datecivoce, inviando una lettera al Presidente Conte e al governo chiedendo “un numero adeguato di donne commusirato alla rappresentanza femminile di questo Paese, che è la metà della popolazione“. Vi era la possibilità di firmare una petizione per supportare la pretesa e di condividere l’unione femminile sui social con un flashmob, farsi una foto con la mascherina pubblicandola online con il motto del movimento #Datecivoce. Una delle tante iniziative promossa dalle donne per le donne.

Nel frattempo la fase 2 è stata avviata e non c’è voluto molto affinché si notasse una differenza numerica per il rientro a lavoro definito per il 4 maggio: le donne sono state penalizzate. Chiaramente, proteste e pretese sono andate avanti per far notare ancora una volta una differenziazione evidente. Mentre il governo cercava di capire come agire, la BBC parlava di questa situazione in Italia, citando il movimento #Datecivoce. Inoltre, l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata all’uguaglianza di genere, UN Women, si esprimeva sulla questione con un semplice tweet. “Le donne italiane chiedono un ruolo maggiore nella risposta del Paese alla pandemia del Coronavirus e invocano inclusione“.

Non ci dimentichiamo del Diritto Costituzionale

Questa dichiarazione, come altre degli scorsi giorni, ha spinto probabilmente a prendere la decisione di agire in merito. Ci stiamo dimenticando però che tutto questo “caos” non dovrebbe essere necessario al fine di confermare un ruolo che alla donna spetta per diritto. Dall’articolo 3 della Costituzione che parla di uguaglianza tra tutti i cittadini senza distinzione di sesso, religione o altro, all’art. 37 che al primo comma afferma: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore“. Non occorre allora sottolineare i vari numeri che ruotano attorno all’universo femminile in Italia, quanti sono i suicidi, quante le vittime di violenza domestica, quante lavorano in prima linea come medici. Basterebbe semplicemente considerare il diritto costituzionale, la legge fondamentale dello Stato.

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