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Coronavirus, su World of Warcraft sbarcò nel 2005

Il Coronavirus ha completamente scombinato il nostro mondo e cambiato le nostre abitudini. Nel 2005 avvenne una cosa molto simile in World of Warcraft, un videogame molto conosciuto, ma purtroppo non finì troppo bene

L’epidemia su World of Warcraft

Ormai siamo abituati a predizioni di ogni genere, soprattutto da parte de I Simpson. Matt Groening è probabilmente il Nostradamus del nuovo millennio e prende ogni tipo di previsione che azzarda anni e anni prima. Gli ultimi due esempi sono la morte di Kobe Bryant a causa di un incidente con l’elicottero e il virus contratto da Tom Hanks. Tutto ciò è assurdo, ma per una volta in termini di previsioni non stiamo parlando di lui.

Questa volta lo zampino ce l’ha messo involontariamente World of Warcraft, uno dei videogame di ruolo più giocati al mondo. Nel 2005 infatti ci fu una pandemia nel gioco, ai tempi gli utenti erano poco più di 6 milioni. Era appena stata inaugurata la nuova espansione, o dlc che dir si voglia. Essa consisteva nella creazione di una nuova terra, accessibile solo ai giocatori più esperti visto che su di essa si trovava un nemico molto potente, era un drago e si chiamava Hakkar.

Una volta attaccata, la creatura rispondeva con un incantesimo, in grado di dimezzare i punti vita dell’attaccante e contagiare i suoi compagni. Il temibile mostro era in grado di prosciugare poco alla volta tutta la vita dei propri nemici e a questi ultimi non restava che curarsi usando le magie. Una volta compresa la quasi impossibilità dell’operazione, il ‘paziente zero‘ ed i suoi amici scapparono dalla regione, una volta tornati sul solito suolo la maledizione sarebbe dovuta scomparire. Non andò esattamente così e, anzi, infettarono i loro vicini di villaggio: il contagio iniziò.

Il virus di WoW, ecco come finì

Il virus contagiava i più giovani, contrariamente a quanto avviene oggi con il Coronavirus. I giocatori bassi di livello morivano quasi all’istante, e una volta resuscitati il virus non li abbandonava. Per i più esperti si trattava invece di un banale raffreddore. All’interno del videogame vennero creati centinaia di centri d’emergenza, dove i personaggi con poteri curativi davano l’anima per cercare di guarire gli infetti, ma finirono per infettarsi anche loro.

Le città si svuotarono e alcuni decisero di abbandonare il gioco fino alla risoluzione del problema, una scelta saggia. Altri, invece, erano curiosi e viaggiavano per l’intero mondo virtuale alla ricerca di risposte, ma riuscirono solo a propagare ulteriormente il virus. La Blizzard, creatrice del gioco, fece di tutto per correggere il bug ma dovette prendere la decisione drastica: chiudere i server colpiti e riportarli allo stato precedente rispetto all’uscita dell’espansione. ‘Tutto è bene ciò che finisce bene’, circa.

Non andò tutto per il meglio. Gli utenti condannarono la Blizzard per essere intervenuta troppo tardi e molti si diedero la colpa l’un l’altro per non aver fatto nulla per limitare il contagio. Tornando al mondo reale, la situazione non sembrerebbe tanto differente. La rabbia si sta già diffondendo tra i Paesi, complice l’egoismo che si sta manifestando in questi giorni, e al termine di tutto la tensione potrebbe farsi insostenibile. La speranza è ovviamente quella che tutto torni come prima e al più presto.

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