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Coronavirus, anche l’NBA si ferma

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Coronavirus, anche l'NBA si ferma

Arriva nella notte italiana la notizia della sospensione della stagione del basket d’oltre oceano. Parte tutto dalla sospensione della partita tra Oklahoma city e Utah, mentre sui social viene confermata la notizia della positività di Gobert, giocatore degli Utah. Una notizia tanto spiazzante che lascia col fiato sospeso molti atleti e fan da tutto il mondo. L’NBA annuncia che un giocatore degli Utah Jazz è risultato positivo in modo preliminare al COVID-19.

Il risultato del test è stato rivelato poco prima della palla a due tra Oklahoma City e Utah Jazz, alla Chesapeake Arena. A quel punto, la gara è stata cancellata. Il giocatore affetto dalla patologia non era nell’Arena. L’NBA sospende la stagione a conclusione delle partite della notte in calendario sino ad ulteriore aggiornamento. L’NBA utilizzerà questa pausa per valutare i prossimi passi da intraprendere in relazione alla pandemia Coronavirus. Da quanto si apprende da La Gazzetta, i passi da fare sono ancora in fase di valutazione, intanto anche uno dei campionati più famosi al mondo si ferma.

Lebron James: “Ciò che dovremmo cancellare davvero è il 2020!”. Intanto arrivano tantissimi messaggi sui social da parte degli stessi giocatori dell’NBA, tra i quali spicca quello di Lebron James. Il giocatore dei Los Angeles Lakers infatti si mostra amareggiato e sconfortato:“Stiamo cancellando eventi sportivi, chiudendo scuole e posti di lavoro. Ciò che cancellare davvero è il 2020! Tre mesi orribili, che Dio vi benedica e restate al sicuro”. Ovvio il riferimento, oltre che all’attuale situazione di emergenza, anche alla scomparsa del suo amico e mentore Kobe Bryant il 26 gennaio di quest’anno.

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Warner Bros presenta ufficialmente il titolo di Space Jam 2

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Warner Bros presenta ufficialmente il titolo di Space Jam 2

Warner Bros presenta ufficialmente il titolo di Space Jam 2. Prendi un atleta sensazionale, che ha fatto la storia del basket come Michael Jordan. Fallo recitare in un film e accostalo ai Looney Toons, la famigerata serie di cortometraggi animati composta da personaggi come Bugs Bunny o Daffy Duck. Infine, inserisci una trama divertente incorniciata da una colonna sonora sensazionale.

Cosa otterrai in conclusione? Un’opera cinematografica per tutta la famiglia che è indiscutibilmente rimasta nell’immaginario collettivo di tutti quei ragazzi che a cavallo degli 90 stavano crescendo. Parliamo ovviamente di Space Jam, lungometraggio che riscosse un tale successo da costringere la Warner Bros a elaborarne un seguito a distanza di quasi 30 anni. Eccovi alcune succose novità a riguardo.

Warner Bros rivela il titolo ufficiale di Space Jam 2

Sono passati parecchi anni dal primo capitolo di Space Jam e ovviamente per un fattore anagrafico, il protagonista non poteva certo rimanere Michael “Magic” Jordan. La Warner ha dunque deciso di puntare su di un atleta che potesse avvicinarsi al fenomeno nato a Brooklyn, optando per The King, Lebron James. Quest’ultimo, nella giornata di ieri, si era ritratto in un breve video nel quale mostrava orgogliosamente il suo nuovo cappellino, con su impresso il logo del film.

Ebbene, a distanza di 24 ore, la stessa Warner ha deciso di ufficializzare il nome del prossimo lungometraggio dedicato all’unione tra il basket ed il mondo dei cartoon. Space Jam 2: A New Legacy sarà il titolo completo della pellicola. A dirigerla, ci penserà Malcolm D. Lee mentre ad averla scritta è stato Ryan Coogler, il regista di Black Panther.

Per ciò che riguarda il cast, sappiamo che diverse personalità della pallacanestro americana prenderanno parte al film, mentre il ruolo del cattivo verrà affidato a Don Cheadle. Insieme a lui, saranno presenti numerosi personaggi della fantasia, come la Strega Cattiva, Pennywise e persino Voldemort. Infine ricordiamo che Space Jam 2: A New Legacy dovrebbe esordire al cinema, nell’estate del prossimo 2021.

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“The last Dance”, Netflix omaggia il mito di Micheal Jordan nei Bulls

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"The last Dance", Netflix omaggia il mito di Micheal Jordan nei Bulls

“The last Dance”, Netflix omaggia il mito di Micheal Jordan e la sue epopea nei Bulls. Ce lo si doveva aspettare. Dopo i grandi del calcio come Maradona (sulla cui vita, di film se ne contano ormai a decine), Pelè e Crujiff e altri grandi sportivi quali Maria Sharapova, Wladimir Klitschko, Tiger Woods e Roger Federer arriva il momento anche per “Air” Micheal Jordan di prendersi la scena della TV con la docuserieThe last Dance“. Prodotta da ESPN, la mini serie di dieci episodi da cinquanta minuti, ci accompagnerà alla conoscenza del fenomeno americano che dal dal 1984 fino al 1998 dominerà il mondo della palla a spicchi.

Michael Jordan arriva su Netflix con The last Dance: il racconto dei meravigliosi anni coi Chicago Bulls

C’è tanto affetto dentro al lavoro di Jason Hehir, regista della serie. Così tanto che se ne sente ogni afflato provenire da chi, scena dopo scena, ha costruito il racconto degli anni magici di Chicago. Particolarmente incentrata sulla stagione ’97/’98, ogni puntata ci farà entrare nelle atmosfere dello spogliatoio in cui convivevano: Phil Jackson, Scottie Pippen e soprattutto “The worm” Dennis Rodman.

Alla guida di quel dream team, la stella più fulgida del basket mondiale mai vista fino ad allora. Michael Jeffrey Jordan da solo riuscì a cambiare le sorti della squadra con cui vincerà sei titoli NBA nell’arco di un decennio. E’ stato difficile riuscire a convincerlo della bontà del progetto. Per anni e nonostante le spinte della Lega americana, MJ non ha voluto sentir ragioni. Poi l’inaspettata svolta. Come ha ricordato lo stesso Hehir, durante le riprese Jordan si è dimostrato disponibile e aperto al dialogo.

Il progetto gli deve essere davvero molto piaciuto, tanto che per stessa ammissione di “His Airness” leggiamo nella sinossi dell’opera: “Quando le persone vedranno quei filmati, non sono sicuro che saranno in grado di capire perché ero così aggressivo, perché ho fatto le cose che ho fatto e perché ho detto le cose che ho detto”. Il primo episodio è stato già pubblicato nella tarda serata di ieri e si andrà avanti fino al 18 maggio prossimo con gli altri nove. Un vero affronto al mitico MJ perdersene anche soltanto un minuto.

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Coronavirus, Hamilton furioso: “Solo noi corriamo perché comanda il denaro”

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Hamilton furioso: "Solo noi corriamo perché comanda il denaro"

Non è andata giù al campione inglese Lewis Hamilton la decisione della FIA di far disputare il Gran Premio di Australia nonostante la dichiarazione di pandemia resa nota ieri dall’OMS. La Formula Uno, a dispetto di altri sport, rimane sorda agli appelli alla prudenza e all’evitare inutili assembramenti diramati in questo preciso periodo storico provocando le ire, tra gli altri, del cinque volte campione del mondo.

Hamilton contro la FIA: “E’ bello correre ma essere qui è scioccante. Comanda il denaro”

La FIA non sembra scomporsi affatto nemmeno dopo il riscontro di sei casi sospetti all’interno del paddock e questo atteggiamento infastidisce, e non poco, i protagonisti della velocità su quattro ruote.  “Trovo abbastanza scioccante essere qui a correre alla luce di quello che sta avvenendo nel mondo, con così tante persone radunate a Melbourne per il Gran Premio – spiega Hamilton Altre organizzazioni stanno reagendo, magari con un po’ di ritardo, la NBA ad esempio ha sospeso la lega professionistica americana di basket, la F1 invece va avanti. È bello poter correre, ma sono abbastanza sorpreso di trovarmi qui ad essere sincero. Comanda il denaro“. Dichiarazioni che non faranno piacere all’AD Chase Carey e al presidente onorario Bernie Ecclestone.

Mercedes ancora sugli scudi? Hamilton: “Temo la Force India”, smacco per Ferrari e Red Bull

Nonostante la vena polemica, i toni si acquietano quando viene chiesto a Lewis di commentare l’attuale stato della sua Mercedes e se il dominio incontrastato in F1 continuerà anche nella stagione che ci apprestiamo a vivere. Il campione britannico fa consapevolmente pretattica e mantenendo il basso profilo chiosa: “Abbiamo avuto qualche problema nei test, ma sono certo che i tecnici abbiano indagato a fondo le diverse problematiche trovando delle soluzioni. Credo molto nel loro lavoro. Speriamo di partire con il piede giusto, scopriremo il nostro reale livello“.

Stimolato a esprimersi sul livello degli avversari e su chi tema di più ecco la velenosa frecciatina a Ferrari e Red Bull: “Chi temo? Force India direi, non li chiamo Racing Point perché mi piace di più il vecchio nome“. La conferenza si chiude con una nota di dispiacere per i recenti avvenimenti che hanno colpito il subcontinente australiano alcuni mesi fa e con il plauso si chi lottando contro le fiamme è riuscito a mettere in salvo la fauna locale. “Sono arrivato lunedì. Ho fatto un viaggio per rendermi conto di quale devastazione hanno portato gli incendi dei mesi scorsi. Ho voluto vedere di persona le Blue Mountains e ho voluto incontrare le organizzazioni che si sono occupati degli animali. Sono degli eroi“.

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Coronavirus, Basket al bivio: si studiano le soluzioni

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Basket, stop da Coronavirus

Calcio, basket, pallavolo o hockey poco importa. Tutto il mondo dello sport naviga a vista e con i tanti impegni che occupano i vari calendari nessuno sembra avere la soluzione al problema. La Fip e la Lega Basket, nella giornata di ieri, hanno deciso di rinviare, oltre alle partite di ieri, anche quelle del prossimo turno di campionato, il 25°. Per la giornata successiva, per la 26° giornata si naviga a vista. La speranza, seppur di difficile realizzazione, è che l’emergenza migliori e che quindi si possa giocare. Il dubbio però rimane perché, quasi la totalità del prossimo turno, si giocherà in molte città delle “zone rosse”.

Basket, calendari pieni: quando si recupera?

La difficoltà principale, come tutti gli sport, sarò quella di recuperare le gare rinviate. In tal senso si è espresso anche il Egidio Bianchi, che oggi dovrebbe lasciare l’incarico di Presidente di Lega: “Abbiamo deciso con la Fip di sospendere le gare. Ora dovremo ragionare su come proseguire. E’ logico che più si andrà avanti nel tempo, più troveremo difficoltà”.

Anche il basket non può permettersi ritardi e si starebbero già studiando delle soluzioni di emergenza. La prima e, forse la più probabile, sarebbe la riduzione delle gare del playoff: da 5 a 3 per quarti e semifinali e da 5 a 7 per la finale. Per l’ultimo atto del campionato si starebbe pensando a tale svolgimento: 2 gare nello stesso palazzetto senza giorno di riposo, poi un giorno per ricaricarsi e spostarsi nell’altra città, dove si giocherebbero le altre due gare, e poi la gara decisiva davanti al pubblico della squadra che si è piazzata meglio nella regoular season.

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