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Decreto liquidità, davvero una potenza di fuoco?

Di cosa parla esattamente il decreto liquidità? È davvero una potenza di fuoco come descritta dal premier Conte?

Decreto liquidità, davvero una potenza di fuoco? Dopo il decreto cura Italia, che sembrava più un decreto cura (Al)Italia, ecco che arriva il decreto liquidità. Di cosa si tratta esattamente? Quello che ci ha detto il premier Conte è che verranno liberati 400 miliardi per le imprese, che andranno ad aggiungersi ai 350 dello scorso decreto (qualcuno li ha visti?). “Lo stato c’è e mette subito la sua potenza di fuoco”. Diciamocelo, a livello di comunicazione Conte sta sbaragliando la concorrenza. Peccato che si dimentichi di inserire gli asterischi nei suoi post.

Facciamo chiarezza

I 750 miliardi, millantati dal premier Conte, altro non sono che cifre indisponibili di cui il governo farà da garante nel credito erogato dalle banche. In poche parole, saranno le banche ad emanare credito alle imprese e non lo Stato, che in questa faccenda assumerà le parti del garante e basta. Il governo si propone quindi di garantire queste somme. Somme che vengono elargite sotto la forma di prestito, con vincolo di restituirlo ovviamente, e non a fondo perduto come qualcuno potrebbe pensare. Quindi alle imprese in difficoltà toccherà creare nuovo debito, oltre a quello che già possiedono. Debito su debito, come se ce ne fosse bisogno, bella mossa governo! Alt, perché non finisce qui. Non scordiamoci che a fine maggio ci sono le scadenze fiscali da pagare, ed ecco come il credito verrà utilizzato.

Messaggi ingannevoli

Tutto fumo e niente arrosto. Parlare di potenza di fuoco da 750 miliardi risulta essere una mossa vincente dal punto di vista comunicativo, ma dal lato pratico forse avventata. Perché andare a generare ulteriore debito, creando così un effetto domino, per imprese che l’unica cosa di cui avevano bisogno al momento erano delle sovvenzioni per pagare costi fissi (salari per esempio?). Meccanismi di finanziamento del genere hanno il solo compito di mantenere il lavoro bancario e mettere in ginocchio quello imprenditoriale. Ancora una volta si è persa l’occasione di mostrare come l’abbassamento, o annullamento in questo specifico caso, delle tasse avrebbe portato i suoi frutti, niente da fare. Perciò attenzione, mai come questa volta sarebbe idoneo leggere attentamente il foglio illustrativo, peccato che il decreto ancora non sia stato pubblicato.

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