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Coronavirus, Schröder scuote la Germania e dice sì agli Eurobond

L'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder richiama ad un senso di solidarietà la Germania, inoltre parla dei tanto chiacchierati Eurobond e di come potrebbero aiutare

Coronavirus, Schröder scuote la Germania e dice sì agli Eurobond. “Sono convinto che come prossimo passo abbiamo bisogno anche di uno strumento di debito comune europeo.” Queste alcune delle parole rilasciate al Corriere della sera da parte dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. “Possono essere gli eurobond, anche se non sono veloci da realizzare, oppure può essere un’obbligazione comune e una tantum”. Il tema toccato è la crisi economica che ci tocca e toccherà l’Europa, in particolare Italia e Spagna: “Ho l’impressione che l’atteggiamento della Germania sul debito stia cambiando. La situazione è anche molto diversa da quella della crisi finanziaria del 2008. Italia e Spagna vengono colpite dalla pandemia senza alcuna colpa. E le conseguenze economiche, sociali e umane sono molto più devastanti di allora.”

Ora è il turno della Germania

“Nel frattempo, molti economisti tedeschi, gli stessi che finora avevano sempre osteggiato gli eurobond, esprimono l’opinione che siano proprio questi la direzione da prendere. “L’ex cancelliere non scorda affatto il passato della propria nazione e di come sia uscita dal secondo conflitto mondiale. “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte propone anche un fondo per la ricostruzione. Io dico: perché no? Se c’è un Paese che deve capire che dopo una crisi esistenziale è indispensabile avere un sostegno paneuropeo per la ricostruzione, questo è la Germania. Noi siamo stati aiutati molto dopo la Seconda Guerra Mondiale”. 

Ciò a cui fa riferimento Schröder è quel accordo sui debiti di Londra del 1953, dove l’importo dei debiti totali tedeschi da rimborsare fu ridotto del 50% e il pagamento dilazionato in 30 anni. Questo per permettere alla Germania di non affondare insieme ai propri debiti. Infine una menzione particolare anche per la riapertura di confini ma anche di aziende: “Le frontiere interne non possono rimanere chiuse a lungo Le persone devono potersi incontrare di nuovo. Le imprese devono tornare a produrre. E’ una questione che si pone non solo la Germania. Cruciale è agire insieme e possibilmente cercare soluzioni europee. Questo è il mio appello”

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