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Coronavirus, Piano Marshall? No, è un mezzo vecchio

Coronavirus, Piano Marshall? No, è un mezzo vecchio
Coronavirus, Piano Marshall? No, è un mezzo vecchio

Coronavirus, Piano Marshall? No, è un mezzo vecchio. Questa è una guerra. Una guerra da combattere tutti insieme contro un nemico invisibile e molto ostinato. Un nemico che dobbiamo sconfiggere il prima possibile per non soffrire una seconda volta quando usciremo da casa. Le guerre hanno bisogno di misure estreme, misure straordinarie che permettano di cambiare rotta all’improvviso. Il Coronavirus ha cambiato il nostro modo di vivere e molti fra psicologi ed antropologi scommettono che cambierà anche i prossimi stili di vita.

Adesso, però, oltre l’emergenza sanitaria, c’è un nuovo incredibile e spaventoso nemico: una nuova crisi economica. Una recessione che presumibilmente sarà molto più grave di quella finanziaria del 2008 e molto più simile a quella del secondo Dopoguerra. Gli strumenti però devono essere diversi, devono cambiare nella stessa maniera in cui cambierà il nostro stile di vita. Dal 2008 in poi si è preferito dare stabilità alle banche limitandone le loro sofferenze con le famose politiche “lacrime e sangue”. Si è alzata l’età pensionabile, si sono fatti tagli alla sanità (proprio quella che adesso viene osannata) e altri importanti tagli alla spesa pubblica. Meglio un piano Marshall per uscire dalla guerra e dalla crisi quindi? No. La portata di questo virus, figlio del mondo globalizzato, potrebbe non risolversi neanche con misure del genere.

Coronavirus: piano Marshall, perché no?

Come detto, questo virus è figlio del mondo globalizzato e così anche la sua degenerazione esponenziale. Un virus che si è potuto propagare grazie ai confini indistintamente aperti e ad una ramificazione della produzione di materiali utili che ha visto molti paesi rimanere indietro. Bisogna quindi cambiare prospettiva? Si, bisogna farlo. Il piano Marshall tanto auspicato non può essere una soluzione perché le condizioni economiche nazionali e mondiali sono cambiate, così come sono cambiati gli equilibri europei. Basti pensare che in Italia il partito storicamente filo-russo, il PD, figlio del PCI, non vuole sentir parlare di Putin e i movimenti di destre, invece, lo prendono come riferimento. Evoluzioni politiche a parte, come ripartire? Possibile che un’idea come il Piano Marshall non sia più attuale. Sì, è possibili. Francesco Doveri, a Il Corriere della Sera, spiega bene il perché. La differenza principale sta nei debiti, pubblici e privati. L’assenza di debito, quindi, ha naturalmente favorito la ripartenza tramite finanziamenti derivanti da prestiti esterni perché non avrebbero rappresentato un ulteriore masso pesantissimo da gestire.

Coronavirus, la soluzione per la crisi? Una BCE diversa

Bisogna cambiare rotta, quindi, e per farlo tutti i meccanismi europei devono compiere una sterzata importante. Ormai molti economisti, anche Mario Draghi, sono concordi sul fatto che ci debba essere un intervento massiccio del Pubblico. Ma come fare se la nostra zecca, ormai da anni, non può stampare moneta ed è costretta a prenderla in prestito dalla BCE? Il modello potrebbe essere quella della Federal Reserve e della nuova manovra statunitense: comprare illimitatamente i titoli di stato dei paesi europei. Una strategia di questo tipo permetterebbe ai paesi di avere la disponibilità giusta per ripartire, anche facendo nuovi debiti. E come possiamo gestire i debiti futuri? Esattamente come è stato fatto peri debiti della Germania dopo la seconda guerra mondiale e dopo la caduta del Muro di Berlino: annullandoli. Il nuovo Piano Marshall è tornare al vecchio modello della Banca Centrale come prestatrice di ultima istanza.

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Written by Federico Mossolino

Sono nato a Roma e sono diplomato a liceo classico "Aristofane".

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