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Coronavirus, il piano per la riapertura

Dal 3 aprile ci sarà un nuovo decreto del Presidente del Consiglio. L'ipotesi è quella di estendere le restrizioni fino al 18 aprile, per poi riaprire gradualmente

Coronavirus, il piano per la riapertura. Il Lockdown continuerà almeno per altre due settimane dopo il 3 aprile. Il Dpcm del 9 marzo scadrà il 3 aprile e da quel giorno le misure restrittive verranno confermate per altre due settimane, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore. Quello che più si terrà d’occhio nei prossimi giorni è il dato sui contagi. La speranza è che tale numero possa continuare a scendere per arrivare a un livello di contagiosità molto basso.

Il Premier Conte ha risposto ad alcune domande poste dal quotidiano spagnolo El Pais rispondendo così in merito ad un’eventuale chiusura prolungata delle attività: “No, è una misura economicamente troppo dura. È l’ultima che abbiamo preso e non può essere prolungata troppo. Per le scuole e le università, però, si possono introdurre delle modifiche. Anche per gli esami e le valutazioni di fine anno, in modo da non far perdere agli studenti l’anno scolastico o l’esame universitario”. 

Le ipotesi sul tavolo

L’ipotesi che si fa strada, annunciata anche in via ufficiosa da vari ministri, è quella di estendere fino al 18 aprile le misure di contenimento. Quindi seguire la curva dei contagi, che entro tale data dovrebbe essere diminuita di molto, quasi azzerata. In seguito quindi bisognerà dare priorità di apertura per tutte quelle attività dove è garantita la distanza necessaria tra le persone. Come ormai ripetuto varie volte è troppo presto per capire se effettivamente potremo riaprire e come lo faremo.

Il presidente dell’Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro ha risposto così in un intervista a Repubblica negli scorsi giorni: “Arriviamo fino a Pasqua e poi guardiamo i dati per stabilire come procedere. Va vista l’evoluzione dell’epidemia”. La riapertura sarà effettuata certamente per gradi. Quindi cominciare con una riapertura parziale di alcune fabbriche. Oltre a quelle che operano nella filiera agroalimentare e sanitaria, ci saranno probabilmente anche quelle operanti nel campo della meccanica e della logistica.

Alcuni negozi potrebbero riaprire prima di altri. In un ordine logico, tutte le attività che potrebbero creare affollamenti come per esempio bar, ristoranti, locali come discoteche, cinema, teatri e stadi vedrebbero solo in seguito un allentamento delle restrizioni. Non è possibile dire con certezza quando ciò avverrà per ora.

La proposta dal Veneto

Una proposta, che arriva direttamente dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sarebbe quella di fornire i lavoratori di una specie “patente” che possa dimostrare di non essere infetti: “Immagino che una delle soluzioni sulla quale noi stiamo lavorando è quella del test sierologico, in maniera di andare a vedere se si sono formati gli anticorpi, e qui ci vogliono tempistiche, modalità”. La proposta del governatore veneto avrebbe anche l’appoggio della comunità scientifica. Maurizio Sanguinetti, direttore del dipartimento di Scienze di Laboratorio e infettivologiche della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma nonché presidente della Società europea di Microbiologia e Malattie infettive, spiega: “L’esperienza scientifica ci dice che questo approccio è corretto, è possibile utilizzare un macchinario, prodotto per esempio dall’azienda Roche, che fa circa 1400 test al giorno. Lo abbiamo comprato anche noi del Gemelli e arriverà la prossima settimana.”

Le parole di Renzi

Matteo Renzi è stato molto criticato negli scorsi giorni, anche se le sue parole probabilmente sono state travisate come spiega in un’intervista al Corriere della Sera: “Le critiche alla mia proposta di riapertura? Ho visto tanta ipocrisia. Io non ho chiesto di riaprire oggi, ma ad aprile. Ho chiesto però di pensare adesso a come riaprire. Perché se non ci pensiamo oggi arriviamo in ritardo all’appuntamento con l’emergenza economica almeno come siamo arrivati in ritardo sull’emergenza sanitaria.” Ancora una volta la richiesta che viene fatta al governo è di pensare prima di agire in ritardo. Perché altri ritardi non è possibile permetterseli ormai.

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