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Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

Le ultime novità dichiarate dal Premier Conte hanno confermato l'introduzione di undici donne nella task force guidata da Colao per l'emergenza sanitaria e nel comitato tecnico-scientifico. Scelte dettate forse da un clima eccessivo di pretesa nonostante si parli di un semplice diritto costituzionale

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta. Nel 2020 si parla ancora di parità di genere come fosse un fatto, il più delle volte, straordinario. Sembrerebbe ancora lontano lo stesso livello di uomini e donne, come se fossero esseri umani diversi tra loro per chissà quale motivo. Cambia semplicemente il sesso. Eppure questo, a quanto pare, è rilevante per tutte le situazioni in cui possiamo ritrovarci nel corso della nostra vita a qualsiasi età. Il semplice atto in sé di sottolineare questa “differenza” ci chiarisce perfettamente quanto siamo lontani da quella parità di cui tutti parlano e riparlano. Probabilmente, ci vorrà ancora molto affinché la parità di genere sia pienamente affermata. Non sei concorde? Ecco un esempio in Italia.

Parità di genere in Italia

Le novità

Sappiamo che il Coronavirus ha fatto sì che si creasse una nuova squadra per far fronte all’emergenza sanitaria che incombeva – ed incombe ancora purtroppo – sul nostro Paese. Una squadra definita dal Governo comprendendo solo uomini. In piena fase 2, Conte ha annunciato, proprio ieri in una nota della presidenza del Consiglio, l’introduzione di cinque donne nella task force di Colao e di altre sei nel team della Protezione Civile. Le cinque che lavoreranno con Vittorio Colao sono Enrica Amaturo, professoressa di Sociologia presso l’Università Federico II di Napoli, e Marina Calloni, fondatrice di Against Domestic Violence, il primo centro universitario italiano contro la violenza domestica. In più, vi sono Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’ISTAT, Maurizia Iachino, dirigente d’azienda, e Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.

Angelo Borrelli, invece, avrà il supporto dei sei esperte. Si tratta della direttrice generale Cura della Persona e Welfare dell’Emilia Romagna, Kyriakoula Petropulocos, e della presidente del Centro Studi Nazionale di Salute e Medicina di genere, Giovannella Baggio. In più, Elisabetta Dejana e Rosa Marina Melillo si uniranno a Morrelli, rispettivamente biologa a capo del programma di angiogenesi dell’Istituto di Oncologia Molecolare di Milano e professoressa di Patologia Generale all’Università Federico II di Napoli. Infine, Nausicaa Orlandi, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini di Chimici e Fisici ed esperta di sicurezza sul lavoro, e Flavia Petrini, professoressa di Anestesiologia all’Università G. D’Annunzio di Chieti-Pescara e direttrice dell’Unità Operativa di anestesia, rianimazione terapia intensiva dell’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti.

Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta
Parità di genere in Italia, il diritto costituzionale non basta

La necessità del pressing

Tale scelta del governo può far sorridere in merito alla parità di genere tanto rincorsa. La presenza di donne, in questi team molto importanti per il futuro del Paese, non è da sottovalutare, anzi è essenziale. La domanda però che sorge spontanea è una: perché solo adesso si considerano? L’emergenza sanitaria non risale a qualche giorno fa, sono già mesi che ne parliamo e la affrontiamo. Se vogliamo considerare la rilevanza e l’impatto della fase 1, le competenze “femminili” potevano fare comodo anche prima. D’altronde le scelte intraprese dal Comitato Tecnico-Scientifico per la fase 2 si era visto che andavano un pò contro quelli che erano i consigli degli stessi esperti. La scorsa settimana Conte aveva promesso che sarebbero aumentate le quote rosa a lavoro per l’emergenza. Ha mantenuto la promessa ma la solita lentezza burocratica ha dato spazio a lamentale e prese di posizione in Italia e non solo.

Lo scorso mese un gruppo di donne aveva lanciato il movimento #Datecivoce, inviando una lettera al Presidente Conte e al governo chiedendo “un numero adeguato di donne commusirato alla rappresentanza femminile di questo Paese, che è la metà della popolazione“. Vi era la possibilità di firmare una petizione per supportare la pretesa e di condividere l’unione femminile sui social con un flashmob, farsi una foto con la mascherina pubblicandola online con il motto del movimento #Datecivoce. Una delle tante iniziative promossa dalle donne per le donne.

Nel frattempo la fase 2 è stata avviata e non c’è voluto molto affinché si notasse una differenza numerica per il rientro a lavoro definito per il 4 maggio: le donne sono state penalizzate. Chiaramente, proteste e pretese sono andate avanti per far notare ancora una volta una differenziazione evidente. Mentre il governo cercava di capire come agire, la BBC parlava di questa situazione in Italia, citando il movimento #Datecivoce. Inoltre, l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata all’uguaglianza di genere, UN Women, si esprimeva sulla questione con un semplice tweet. “Le donne italiane chiedono un ruolo maggiore nella risposta del Paese alla pandemia del Coronavirus e invocano inclusione“.

Non ci dimentichiamo del Diritto Costituzionale

Questa dichiarazione, come altre degli scorsi giorni, ha spinto probabilmente a prendere la decisione di agire in merito. Ci stiamo dimenticando però che tutto questo “caos” non dovrebbe essere necessario al fine di confermare un ruolo che alla donna spetta per diritto. Dall’articolo 3 della Costituzione che parla di uguaglianza tra tutti i cittadini senza distinzione di sesso, religione o altro, all’art. 37 che al primo comma afferma: “La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore“. Non occorre allora sottolineare i vari numeri che ruotano attorno all’universo femminile in Italia, quanti sono i suicidi, quante le vittime di violenza domestica, quante lavorano in prima linea come medici. Basterebbe semplicemente considerare il diritto costituzionale, la legge fondamentale dello Stato.

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