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Non solo George Floyd, l’America protesta anche per la morte di Breonna Taylor

Non basta la morte di George Floyd a scuotere l'America: l'american dream deve fare i conti con un'altra morte sospetta, questa volta di una ragazza

Non solo George Floyd, l’America protesta anche per la morte di Breonna Taylor. Avrebbe compiuto 27 anni il 5 giungo Breonna Taylor, operatrice di pronto soccorso, che invece è stata uccisa dalla polizia nel suo appartamento il 13 marzo scorso. Gli agenti in borghese sono entrati nella sua casa a Louisville, in Kentucky, con un “no-knock warrant”, un mandato di arresto con il quale non c’è bisogno di identificarsi. Il tutto è avvenuto durante un’operazione antidroga contro un uomo sospettato di aver inviato delle sostanze a quell’indirizzo. Mentre entravano in casa, il compagno di Breonna, Kenneth Walker, pensava ad una rapina e ha sparato un colpo (con un’arma legalmente detenuta) ferendo un agente. Gli altri poliziotti hanno risposto al fuoco sparando circa 20 colpi alla cieca di cui 8 hanno ucciso Breonna. La cosa che l’accomuna a George Floyd? Anche lei afroamericana e anche lei uccisa dalla polizia.

La chiamata al 119 e le dichiarazioni mendaci dei poliziotti, Breonna muore nel sonno

“Qualcuno ha buttato giù la porta e hanno sparato alla mia ragazza. Aiuto!Bre…”. Con questo straziante messaggio Kenneth chiama il 119, ma ormai è troppo tardi. Durante l’interrogatorio, il ragazzo afferma che gli agenti non si sono identificati, mentre loro dichiarano il contrario. I vicini hanno confermato che i poliziotti non si sono identificati e hanno sfondato la porta senza preavviso. Inoltre, è sospetto che per una perquisizione abbiano dovuto usare la prassi del no-knock, che viene utilizzata molto raramente in questi casi. Il principale sospettato dell’operazione, Jamarcus Glover, era già stato arrestato e, infine, gli agenti non indossavano le telecamere come da procedura.

Nella casa di Breonna non sono state trovate sostanze. La famiglia di Breonna ha intentato causa alla polizia, mentre l’FBI ha aperto un’indagine. Gli agenti sono stati sospesi e, la settimana scorsa, il sindaco Fischer ha sospeso tutti i “no-knock warrant” e, inoltre, ha annunciato di voler rendere obbligatorie le telecamere durante tutte le perquisizioni.

La rabbia sui social e il ricordo di Breonna Taylor nel giorno del suo compleanno

Se non fosse stato per la morte di George molto probabilmente la vicenda di Breonna sarebbe finita nel dimenticatoio. Invece l’impatto mediatico ha fatto sì che questa orribile vicenda fosse conosciuta. Con l’hashtag #SayHerName, molti attivisti, tra cui la figlia di Martin Luther King, Bernice King, hanno voluto ricordare Breonna nel giorno del suo compleanno. “Dì il suo nome”, perché anche la vicenda di Breonna non venisse dimenticata.

Visualizza l'immagine su Twitter Altri attivisti e artisti su Twitter e Instagram si sono uniti alla lotta, ricordando chi era Breonna e cosa le è successo. In poco tempo su Instagram 36.000 post con gli hashtag #SayHerName e #JusticeForBreonna hanno invaso le homepage di Kerry Whashington, Viola Davis e Jennifer Aniston e tanti altri ancora. E’ stata anche lanciata una raccolta fondi per la famiglia di Breonna. Adesso,nelle manifestazioni, accanto al nome di George c’è anche quello di Breonna, divenuti loro malgrado fratelli di una lotta che sembra non sia ancora finita.

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