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Coronavirus la nuova teoria: una trombosi responsabile della malattia?

Coronavirus: secondo il Primario di Cardiologia del Sacco di Milano, il Dottor Maurizio Viecca, sarebbero trombosi e non polmoniti a causare la morte da Covid-19

Coronavirus la nuova teoria: una trombosi responsabile della malattia? Il Coronavirus si conosce come una malattia che attacca le vie respiratorie provocando la polmonite e, in diversi casi, può portare alla morte. Secondo una tesi del Primario di Cardiologia dell’Ospedale Sacco di Milano, Maurizio Viecca, potrebbe però non essere una polmonite la reale causa dei decessi da Coronavirus.

Secondo il medico, infatti, il Covid-19 provocherebbe prima delle trombosi venose, provocando le micro-embolie polmonari che sarebbero state osservate fino a questo momento. Se la teoria fosse confermata sarebbe probabilmente possibile evitare la terapia intensiva per fermare l’avanzata del virus. All’Ospedale Sacco si starebbe già testando il cosiddetto “Protocollo Viecca”. Questo prevederebbe l’utilizzo di antiaggreganti ed antinfiammatori, attualmente testati su 5 pazienti volontari.

Coronavirus provocato da trombosi: al Sacco sperimentato il Protocollo Viecca

Della tesi del Professor Viecca ha parlato il cardiologo Giovanni Alongi, esperto in patologie e membro dell’Associazione Flebologica Italiana. Secondo quanto riportato da insanitas.it, il concetto del Dottor Viecca sarebbe condiviso dal Dottor Alengi e dall’AFI. All’inizio dell’epidemia, riferisce l’esperto, diversi dottori del Nord Italia avrebbero riferito come in pazienti affetti da Coronavirus fossero presenti tanti trombi a livello prima venoso per trasferirsi poi nei polmoni, provocando così un’embolia polmonare. Tra gli esperti sarebbe così sorto il dubbio che i pazienti non fossero morti a causa della polmonite, ma per trombosi venosa, quindi per embolia polmonare. In quel momento si sarebbe deciso di raddoppiare la dose di eparina, solitamente somministrata a scopo profilattico o preventivo, all’arrivo dei pazienti in rianimazione.

trombo-embolia-polmonare
trombo-embolia-polmonare

Quando solitamente ci sarebbero patologie forti dal punto di vista infiammatorio, infatti, prima di arrivare ai polmoni il virus arriverebbe alla parete venosa. Inizialmente i pazienti erano trattati con la clorochina, un farmaco antinfiammatorio, con il paziente che non aveva però risultati e finiva in rianimazione. L’Aifa avrebbe così deciso di raddoppiare la dose di eparina e fare un test. Così alcuni pazienti sarebbero trattati con la dose singola, come in precedenza, mentre altri riceverebbero quella doppia. I risultati non sarebbero ancora definitivi ma si noterebbe una riduzione nelle rianimazioni e minor numero di decesso in almeno il 20-30% dei casi.

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