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Zone rosse, in Italia ce ne sono 106 al momento, nessuna in Lombardia

Saranno molto importanti una volta finito il lockdown, al momento solo in Emilia Romagna se ne contano 70

Zone rosse, in Italia ce ne sono 106 al momento. Se n’è parlato tanto, e soprattutto si è litigato sulle zone rosse e sul come applicarle. Soprattutto all’inizio dell’epidemia, il problema era capire chi avesse la responsabilità per istituire una zona rossa. Le prime due furono quella di Codogno e di Vo’ Euganeo, ormai conosciuti come modelli per la lotta al virus. In seguito, l’8 marzo divennero zone rosse la Lombardia e ben 14 province in Emilia Romagna, forse con un po’ di ritardo. Al momento tutte queste non sono più considerate tali, ma in Italia si contano ancora ben 106 zone rosse, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore.

Zone rosse, cosa sono

La zona rossa semplicemente indica un’area con un alto rischio di diffusione del virus, in questo caso il Covid-19. La zona rossa viene istituita temporaneamente e viene quindi interdetta per evitare che si diffonda il virus stesso. Al momento in Italia se ne contano 106. Di queste nessuna in Lombardia, dove sembrerebbe ormai essere più sotto controllo la diffusione, nonostante sia la regione più colpita per numeri assoluti. Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, solo in Emilia Romagna se ne conterebbero 70 al momento. Ben 10 in Calabria, dove si iniziano ad allentare le misure, in Abruzzo se contano 6, rimangono intorno a 3/5 in altre 6 regioni e una in Umbria. La mappa di queste zone è in costante cambiamento. Questo perché l’istituzione o meno di una zona rossa dipende da direttive regionali.

Secondo Gianni Rezza, dirigente dell’ISS, “Le zone rosse saranno una delle misure importanti quando non ci sarà piu il lockdown del paese”. In effetti i benefici delle zone rosse in certi momenti sono stati evidenti, certo è che la limitazione delle libertà personali in tutta Italia potrà continuare per poco tempo ancora.

Il problema rsa

Il presidente dell’ISS Silvio Brusaferro è tornato poi a parlare del problema delle case di cura, che “rappresentano il punto debole rispetto all’epidemia in corso, ma questo sta accadendo in tutti i Paesi e non solo in Italia”. Il problema infatti esiste in Italia come nel resto del mondo. Solo in Europa per esempio, la metà dei morti per Covid-19 è rappresentata dai decessi nelle case di cura. Sicuramente quello delle rsa è il tratto debole della catena di contagi del coronavirus. Probabilmente si è agito in ritardo o forse le strutture non avevano protocolli e misure adeguate per far fronte all’epidemia.

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