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Università di Harvard: “Usa avanti con il vaccino, in Italia arriverà tardi”

Pier Paolo Pandolfi, Professore dell'Università di Harvard: "Gli Usa potrebbero acquistare tutte le dosi di vaccino, tagliando così fuori sia l'Italia che gli altri Paesi vittime della pandemia"

Università di Harvard: “Usa avanti con il vaccino, in Italia arriverà tardi”. In un intervista al quotidiano Il Messaggero il Professor Pier Paolo Pandolfi ha voluto parlare del nuovo vaccino contro il Coronavirus. Pandolfi è professore di Biotecnologia e Biologia alle Università di Harvard e di Torino. Secondo il Professore, il nuovo vaccino potrebbe arrivare in Italia molto tardi, mentre potrebbe essere presto disponibile negli Usa. Pandolfi ha preso come esempio il vaccino antinfluenzale. Per questo ogni anno vanno prodotte centinaia di migliaia di dosi con pochi centri però disponibili. Si tratterebbe di 200 milioni di dosi, in quanto verrebbe distribuito solo alle popolazioni a rischio.

Il vaccino per il Coronavirus, invece, dovrà essere disponibile per tutti. Questi dovrà così essere prodotto su scala globale. Così la produzione potrebbe diventare uno dei maggiori problemi. Il vaccino inoltre non sarebbe stabile, muterebbe, così da doverlo produrre semestralmente o annualmente. Gli Usa avrebbero dimostrato di poter acquistare tutte le dosi necessarie. Gli altri Paesi, in questo modo, resterebbero tagliati fuori. Tra questi, così, ci sarebbe anche l’Italia. Qui il vaccino rischierebbe di arrivare molto tardi.

Professore ad Harvard: “Gli Usa hanno disponibilità per acquistare tutte le dosi di vaccino contro il virus, mentre Italia ed altri Paesi rischierebbero di essere tagliati così fuori”

Secondo il Professore, il vaccino che starebbe sperimentando gli Stati Uniti potrebbe funzionare, ma occorreranno diversi anni per la produzione in larga scala. La società produttrice, Moderna, starebbe inoltre lavorando all’anticorpo bloccante da somministrare ai pazienti con sintomatologia avanzata e sviluppo della polmonite. Per Pandolfi, attualmente, i dati sarebbero troppo pochi per poter indicare la probabile ritirata del virus. Probabilmente, ora, il Covid-19 potrebbe essere meno infettivo e dovrebbe avere meno resistenza sulle superfici. Se dovesse continuare a diminuire l’infettività, inoltre, si avrebbe un impatto sempre minore sui vari sistemi sanitari.

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