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Regioni, la fase 2 è terreno di scontro con il governo

Scontro sulle riaperture. Alcune regioni chiedono più autonomia sulle scelte. Dal governo arrivano raccomandazioni

Regioni, per la fase 2 è scontro con il governo. Sta per iniziare la fase 2, siamo agli sgoccioli. Ora che abbiamo capito la definizione di congiunti e affetti stabili si può partire. Salvo nuove sorprese, il Dpcm, che verrà pubblicato ufficialmente in questi giorni, si atterrà alle parole proferite dal presidente Conte nell’ultima conferenza. Ciò che non è chiaro è la mancata, seppur possibilmente lieve, autonomia da concedere alle regioni. Già, in molti si auspicavano un’apertura diversa tra regioni, data anche la differenza nella diffusione dell’epidemia. Nulla di questo è però previsto nel nuovo decreto. Anche per questo motivo dunque molte regioni sono insorte, chiedendo più flessibilità, più autonomia in materia.

Le regioni coinvolte sono: Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Abruzzo e la provincia autonoma di Trento. I governatori di tali regioni, più il presidente della provincia autonoma di Trento, secondo quanto riporta Ansa, avrebbero scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del consiglio Giuseppe Conte.

Fase 2, la richiesta delle regioni

“La fase 2 è una fase nuova, che si giustifica per una progressiva diminuzione dell’emergenza. E’ essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione”. Si legge così all’inizio del comunicato. Il riparto delle competenze tra Stato e Regioni viene dunque posto come problema principale, per poter tornare a quegli equilibri di Democrazia previsti dalla Costituzione, un po’ calpestata in questo periodo. “Pare assolutamente necessario che l’attuale struttura del Dpcm […] venga riformata in quanto non dotata della necessaria flessibilità”. Come già anticipato la richiesta principale si basa sulla necessità di un flessibilità diversa per regioni e per rischio epidemiologico.

L’esigenza di proteggere la salute collettiva è ciò che viene comunque messo al primo posto. Quel che si chiede è “la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale”. Da oggi in Calabria sarà “consentita la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo”. Questo soltanto con il servizio per tavoli all’aperto. È quanto si legge nell’ordinanza della governatrice della regione Jole Santelli.

Si mantiene sulla difensiva invece Luca Zaia, presidente della regione Veneto. “Lo dico subito e in maniera trasparente: stiamo lavorando per fissare in maniera plastica un numero di ricoverati e delle terapie intensive, perché se lo raggiungiamo si torna a chiudere”. Lo stesso governatore chiama alla responsabilità i propri cittadini. Le mascherine saranno d’obbligo ovunque. L’importante, dice sempre Zaia, è che “non vorrei che qualcuno si faccia l’idea che è tutto finito”.

Boccia: “Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida”

Non si è fatta attendere la risposta del ministro degli affari Regionali Boccia. In videoconferenza con le regioni ha chiesto prudenza. “Propongo un metodo: ordinanze regionali coerenti con il Dpcm. Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida, una lettera con la scheda indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle. Se non avviene sono costretto a ricorrere all’impugnativa al Tar o alla Consulta”. Infine rimanda di due settimane la possibilità di più flessibilità per le regioni. “In base al monitoraggio delle prossime settimane ci potranno essere dal 18 maggio scelte differenziate”. Lo stesso ministro poi richiama ad un senso di responsabilità ed unione tutte le regioni.

Probabilmente sarebbe arrivato il momento di riflettere sul futuro di questo paese. Chiedersi se una specie di federalismo, o comunque una concessione di più autonomia alle regioni, che non sia semplicemente fiscale, possa essere una soluzione. Momenti del genere fanno sorgere le diverse necessità tra tutte le regioni. Non tutti hanno le stesse esigenze, come non tutti hanno le stesse possibilità. Ora, a maggior ragione, una riflessione in più andrebbe fatta.

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