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Omofobia: “Io non ho nulla contro i gay ma…”

Sai cosa significa la parola omofobia? Quali sono le sue origini e come il passato è legato ad oggi? La maggior parte delle persone non ammette di essere omofoba ma il più delle volte non si accetta un orientamento sessuale diverso dal proprio. Perché?

Omofobia: “Io non ho nulla contro i gay ma…” Ti è mai capitato di sentire – o pronunciare – una frase del genere? “Io non ho nulla contro i gay però quando vedo gli uomini vestiti da donna li picchierei“. Sembra una frase inventata ma esistono davvero persone che la pensano così, non scherzano. Tra questi potresti esserci anche tu. O forse no, chi lo sa. A prescindere della fazione a cui appartieni, ti potrebbe far piacere sapere che questa concezione dei gay assume i caratteri di un’avversione – e non di una patologia. Stiamo parlando dell’omofobia. La sua definizione più semplice la descrive come “l’avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità“. In realtà, dietro la parola omofobia si cela una storia, che probabilmente non sai, frutto di azioni, pensieri ed errori che, ancora oggi purtroppo, persistono.

La cultura dell’Omofobia

L’omosessuale sano

Il termine omofobia deriva da due parole greche, ὁμός (homos), che indica “lo stesso, uguale” e φόβος (fobos), “fobia“, cioè la paura. Per cui si parla della paura dello stesso. Non si collega, però, un’associazione perfetta per tale vocabolo. L’omofobia è un’avversione, non una fobia che avrebbe riscontro clinico, verso gli omosessuali, poiché in questo caso omo è l’abbreviazione di omosessuale. Lo psicologo clinico George Weinberg ne parlò nel 1971 nel suo libro Society and the Healthy Homosexual, “La società e l’omosessuale sano”. Si evince una sorta di contraddizione. L’approccio è stato quello di studiare questo fenomeno quasi come fosse una malattia, e diciamo che potrebbe starci – per l’omofobia non per l’omosessualità. Però, l’aggettivo “sano” presente nel titolo lascia intendere che ci siano tipologie di omosessuali differenti, quelli sani e quelli non sani. Si parla anche di un termine precursore, “omoerotofobia“, del dottor Wainwright Churchill, risalente al 1967, nel libro Homosexual behavior among males, “Comportamento omosessuale tra maschi”.

Le parafilie

Mentre, se volessimo fare un passo ancora più indietro per capire quando si iniziò a parlare di omosessualità arriviamo al 1868, quando lo psichiatra Richard Freiherr von Krafft-Ebing lo usò per la prima volta. Vent’anni dopo pubblicò il libro Psychopathia Sexualis, “Psicopatia del Sesso”, in cui descrisse l’omosessualità come un desiderio sessuale fisso ed indentificò altri atteggiamenti sessuali, come il feticismo. Fece rientrare l’omosessualità nella categoria delle parafilie, in altre parole, le pulsioni erotiche connotate da situazioni o pulsioni specifiche. E le parafilie rientrano nel DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Dunque l’omosessualità è una malattia? Fortunatamente, questa associazione è stata eliminata. Dal 1990, proprio 30 anni fa, è stata depennata tra le parafilie e l’OMS ha comunicato la definizione di “variante naturale del comportamento umano“, istituendo la Giornata Mondiale contro l’Omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia.

L’impronta del passato

Si, ma a me che interessa delle origini? Potresti chiederti. In realtà, la cultura dell’omofobia attuale è strettamente legata al passato. Le concezioni e i pensieri precedentemente imposti hanno un riscontro nel presente. Come lo stereotipo relativo al mondo del calcio e le donne, che in molti considerano incompatibili. Anche nel caso dell’omosessualità, e di conseguenza dell’omofobia. Il passato lascia un’impronta che per essere cancellata ha bisogno di molto tempo. Si siamo nel 2020, sono passati decenni e decenni, ma ci sono ancora persone che vedono l’omosessuale come il male e l’omosessualità come una malattia da curare. Si, sono proprio queste persone quelle che rientrano nella definizione di omofobe.

Omofobia: "Io non ho nulla contro i gay ma..."
Omofobia: “Io non ho nulla contro i gay ma…”

Qui non si parla solo di uomini, perché magari quel suffisso omo potrebbe far pensare solo a due uomini che hanno una relazione, che si amano. Si parla anche di donne. Anche due donne che stanno insieme sono omosessuali. Se anche questo ti fa storcere il naso rientri nella cerchia degli omofobi. Se, invece, non ti dispiace l’idea di due donne insieme, ma non sopporti l’immagine di due uomini insieme, la cerchia non cambia. Omofobia. L’avversione agli omosessuali. Per cui, ricapitolando, un atteggiamento del genere è definito come avversione, mentre l’omosessualità è un comportamento umano naturale, dopo che per anni è stata associata ad una malattia. Il motivo per cui l’omofobia non è considerata una malattia o patologia ufficiale non si sa. A quanto pare, non è ritenuta come tale.

Omofobia e violenza

La razionalità della persona omofoba

Si parla, dunque, di cultura dell’omofobia riscontrabile in un pregiudizio, ma anche nella paura, contro gli omosessuali. Il più delle volte si manifesta in restrizioni o, nei casi più estremi, sotto forma di bullismo o violenza. Solitamente la parola fobia individua una paura irrazionale, invece, per l’omofobia non c’è traccia di irrazionalità. Una persona omofoba percepisce uno stato avverso nei confronti degli omosessuali, che può manifestarsi a livelli diversi, da una lieve antipatia a un orrore verso di loro. L’azione più comune oggi, probabilmente, è la violenza verbale, forse anche perché rappresenta la più facile. Soprattutto online si leggono opinioni e pensieri davvero sconcertanti. Come potrebbe sentirsi a suo agio un ragazzo in un mondo del genere? In cui lo discriminano in base al suo orientamento sessuale, in cui lo pestano perché “se lo merita”? Una ragazza come può vivere tranquillamente la sua relazione con la fidanzata se i suoi genitori sono i primi omofobi che deve affrontare?

Omofobia: "Io non ho nulla contro i gay ma..."
Omofobia: “Io non ho nulla contro i gay ma…”

L’interpretazione della tradizione

La cultura precedente, la storia del passato ci ha inculcato l’idea delle relazioni tra sessi opposti ai fini della creazione di una famiglia. La famiglia cristiana. Gesù Cristo è nato da un uomo e una donna come coppia riconosciuta. Da sempre, la “tradizione” ha fatto riferimento a questo quadretto. Ma bisogna anche dire che nessuna tradizione ha mai denigrato il “diverso”. Nessuno ha mai affermato che persone dello stesso sesso non possono stare insieme, se non gli omofobi appunto. Fin dai tempi degli Egizi, popolo a cui si fa risalire la prima coppia gay rappresentati in un affresco, gli omosessuali si sono nascosti. Per paura. Come qualsiasi novità può avere un riscontro positivo o negativo, ma fin tanto che ci si può nascondere si può non rischiare. Era il 2400 a. C. Oggi, il 2020. Ci sono ancora gay che si nascondono? Che hanno timore di dichiararsi? Si, e la gravità di questo si evince da qualche semplice dato sugli studenti italiani.

A te cosa cambia?

L’omofobia è un problema rilevante. Un problema che non si può sottovalutare e, in questi anni, si lavora per difendere i diritti di quelle persone che vorrebbero essere libere di baciare la propria metà in un parco senza ricevere sguardi di disapprovazione. Difendere i diritti di quelle persone che vogliono cambiare sesso ma non possono perché nel paese in cui vivono le cure non sono concesse. Gli esempi potrebbero essere infiniti. Sembrerebbe si stia lavorando ad una legge in merito in Italia. Ma la triste realtà è che la legge perfetta non potrà mai esserci perché con la legge non cambia l’opinione della gente. L’omosessualità o la bisessualità è una malattia per coloro che non capiscono che non esiste qualcosa di giusto o sbagliato. Esiste semplicemente la libertà di provare sentimenti e sensazioni che ci facciano stare bene. Per cui se un ragazzo si vuole truccare e vestire come una donna, il problema dove sta? Quale danno arreca alla tua persona?

L’Italia è piena di omofobi, i quali il più delle volte negano di esserlo o, nei casi peggiori, ti chiedono di spiegargli il significato della parola. E lo sono perché non sono informati, non sanno nulla in merito. Alcuni non vogliono saperne nulla perché si tratta di qualcosa “contro natura” di cui non si vuole parlare o affrontare i dettagli. Altri cercano di capire, ti ascoltano, ma restano della loro opinione, “io non sono omofobo però…”. Altri lo capiscono perché non sono troppo chiusi mentalmente o perché hanno un amico o un’amica che si è trovato/a in qualche spiacevole situazione. O forse perché hanno il dubbio nei confronti della propria persona. I casi sono tanti, ma la rilevanza del problema non si può nascondere. E soprattutto la domanda è sempre la stessa da parte di coloro che lo vivono in prima persona: “A te cosa cambia?

Bisogna lottare

Bisogna lottare. Lottare per cambiare il sistema e concedere la libertà che spetta di diritto anche a loro. Non sono diversi. Si tratta di uomini e donne come me, come te, come tutti gli esseri umani del pianeta. Avere desideri sessuali diversi da quelli “comuni” non li rende diversi o brutte persone. Contano le azioni. Ci importa qualcosa se un serial killer è gay o etero? Non cambia quanto ha fatto. Basterebbe focalizzarsi su altro per capire che ciò che chiedono queste persone non è nulla che spetterebbe a noi decidere se avere o meno. La libertà di sentirsi come vogliono, in quel modo che li rende felici. Chi sei tu per ostacolare la felicità di una persona se non intacca la tua?

Ti lasciamo con un pensiero sull’omofobia espresso da Aldo Busi, scrittore e opinionista. “Gli omosessuali mica esistono, esiste il problema dell’omofobia, esistono i dementi che sindacano sulla sessualità altrui che non corrisponde alla loro, come se la loro fosse verità naturale mentre è solo la verità del cogli***.”

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