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Minneapolis, la Polizia uccide di nuovo un afroamericano

A Minneapolis è andato in scena l'ennesimo atto di violenza della Polizia contro un afroamericano, reazioni durissime da parte dell'NBA

Minneapolis, la Polizia uccide di nuovo un afroamericano. Non basta la pandemia di Covid-19 a tenere banco negli Stati Uniti. Un nuovo caso di violenza di razza scuote l’opinione pubblica. Tutto accade a Minneapolis e la trama, purtroppo, è già nota: un poliziotto bianco blocca a terra un uomo di colore e lo soffoca. Inutili i soccorsi, l’uomo muore in ospedale poco dopo. Ed è subito lancio di accuse tra coloro che difendono l’operato dei poliziotti e la comunità afroamericana, di nuovo colpita al cuore dall’ennesimo episodio di violenza razzista.

Polizia contro afroamericano
Polizia di Minneapolis contro afroamericano

George Floyd, chi era l’uomo afroamericano brutalmente ucciso dalla Polizia. La rabbia dello sport

George Floyd aveva solo 46 anni e si era trasferito a Minneapolis dal Texas per lavoro: era un trasportatore e si stava costruendo una nuova vita. Floyd però era anche l’amico fraterno dell’ex stella NBA Stephen Jackson: “Avete ucciso il mio gemello. Eravamo uguali, solo che io ho avuto più fortuna di lui” scrive sui social. Ed è infatti sui social media che si scatena la rabbia di molti giocatori NBA, come LeBron James. Sul suo profilo Instagram posta una doppia storia: la prima riporta il video dell’aggrassione a Floyd , la seconda un fotomontaggio con il poliziotto che preme sul collo dell’uomo da un lato e Colin Kaepernick in ginocchio durante l’inno nazionale. “Avete capito?? O siete ancora confusi?” scrive LeBron.

 

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Do you understand NOW!!??!!?? Or is it still blurred to you?? 🤦🏾‍♂️ #StayWoke👁

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Non è la prima volta che le stelle dello sport manifestano contro la polizia e contro i ripetuti atti di violenza. Proprio Kaepernick è stato protagonista nel 2016 delle manifestazioni in campo: durante l’inno americano molti giocatori si sono inginocchiati in segno di protesta. Questo atto è costato a Kaepernick la squalifica della sua squadra e l’immediata espulsione.

Scontri a Minneapolis, il sindaco: “i poliziotti sono stati licenziati”

Dai social media la rabbia è esplosa in strada: in migliaia si sono riversati nelle strade di Minneapolis al grido “I can’t breathe”, la frase che Floyd ripeteva ai poliziotti mentre soffocava. Il sindaco di Minneapolis ha reso noto che i quattro poliziotti protagonisti della vicenda sono stati licenziati; ma l’FBI non ha ancora messo sotto accusa nessuno. “Per cinque minuti abbiamo visto un agente bianco che premeva il ginocchio sul collo di un uomo nero indifeso, non è stata una cattiva decisione ma un atto premeditato” ha affermato il sindaco. Intanto la famiglia chiede giustizia “Lo hanno trattato come un animale, devono pagare”.

La violenza della Polizia in America, un fenomeno troppo diffuso

Non è la prima volta che accade un atto del genere in America: da anni assistiamo alla violenza del corpo della polizia verso le minoranza, soprattutto afroamericani. In un paese con il più alto tasso di incarcerazioni sembra un paradosso che proprio le forze dell’ordine compiano atti di violenza. Sfruttando la loro autorità e tutelati da un impianto costituzionale molto permissivo nei loro confronti, la Polizia è stata protagonista di atti di violenza ma anche di marginalizzazione nei confronti delle minoranze.

Il fenomeno noto come policy brutality sembra avere radici nel profondo: l’America ha sempre avallato atti omertosi di violenza ed esaltato il machismo, nonché la supremazia bianca sui neri. La Polizia americana ha commesso, tra il 2017 e il 2018, 2311 omicidi di cui il 40% erano afroamericani. Lo scandalo è che il sistema li protegge, anzi a volte li sprona a condurre atti di violenza contro le minoranze. Anni fa alcuni agenti del NYPD avevano denunciato un loro superiore che li invitava a “fermare più neri e latinos”.

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