fbpx

Mascherine, perché l’ipotesi prezzo politico è insensata

Calmierare i prezzi sulle mascherine è davvero giusto? Perché introdurre un prezzo politico sarebbe controproducente

Mascherine, perché l’ipotesi prezzo politico è insensata. Montano le polemiche ormai da tempo sul prezzo delle mascherine. Sono ritenuti eccessivi i prezzi applicati sui dispositivi di protezione. I prezzi variano da regione a regione, da comune a comune, talvolta dalle varie farmacie. Come riporta il sito Quifinanza, il governo pare abbia deciso di fissare un prezzo politico di 90 centesimi per ogni mascherina chirurgica. Per adesso nelle farmacie il prezzo di queste ultime varia da 1 a 2 euro, tramite siti di e-commerce costano anche meno. Ma avrebbe davvero senso fissare un prezzo politico sulle mascherine? In un passo pubblicato da Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, ci viene spiegato come in realtà la proposta rischierebbe di penalizzare l’offerta.

Le mascherine e il prezzo politico

“L’ipotesi di un prezzo politico, imposto per legge, alle mascherine chirurgiche rischia di rendere le mascherine ancora più difficili da reperire”. A meno che non voglia essere questo l’intento, sarebbe meglio provvedere in altro modo, ovvero non farlo. I motivi sono svariati. Anzitutto si rischierebbe di scoraggiare le imprese ad investire in nuova capacità produttiva o nuovi contratti di importazione. Ci sarebbe il rischio di penalizzare chi in questa direzione si è già mosso, non essendoci alcuna regola a limitare in precedenza.

L’incontro tra domanda ed offerta è sempre stato alla base dell’economia, per chiunque si sia affacciato, anche per rarissime volte, alla materia. In questo periodo la domanda riguardante la mascherine è aumentata esponenzialmente, cosa che l’offerta non ha fatto, almeno per un primo momento. I produttori sono stati colti alla sprovvista. Quindi più che calmierare i prezzi, cosa che la storia insegna non abbia mai funzionato, le aziende produttrici dovrebbero investire, per aumentare la loro capacità di produzione. Bisogna puntare sulla riconversione di imprese esistenti e anche sull’approvvigionamento dal mercato internazionale. L’unico modo per far sì che le imprese arrivino a questi risultati è lasciar loro il margine di guadagno, invece che estirparglielo.

L’unico effetto del controllo dei prezzi sarebbe quello di scoraggiare le imprese che potrebbero produrre le mascherine. Potrebbe inoltre dissuadere i farmacisti dal rendere universalmente disponibile un bene di protezione individuale come questo. Non è la prima volta che accade di trovarsi di fronte a una tale situazione. L’unica cosa da fare, probabilmente, sarebbe non fare.

I Promessi Sposi insegnano

Il tumulto di San Martino nel novembre del 1628, descritto nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, ci insegna. Calmierare il prezzo del pane, nel periodo di grande carestia, così come adesso c’è carestia di mascherine, ebbe il solo effetto di scoraggiare la produzione di pane da parte dei fornai. Produrre grandi quantità di merce e venderla sotto costo provoca semplicemente ingenti perdite sul lato economico per quanto riguarda i produttori. Scoraggiare la produzione è l’ultima cosa da fare al momento. Perciò ancora una volta, lasciare che il mercato si adegui, come ha sempre fatto, è l’unica soluzione possibile al momento, a meno di un’involuzione economica annunciata e continua.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui