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Lombardia, storia di sciacallaggio sulla regione più colpita

Sono ormai settimane che la Lombardia è nel mirino di alcuni giornalisti ma anche di tanta gente infuriata sui social. Nel mirino l'amministrazione lombarda e la gestione dell'emergenza, ma davvero la colpa è della regione? Troppi gli atti di sciacallaggio politico di questi giorni

Lombardia, storia di sciacallaggio sulla regione più colpita. È noto ormai come il virus si sia diffuso maggiormente in Lombardia rispetto al resto d’Italia. È noto anche che ci sia un numero molto più alto di morti rispetto al resto della nazione. Ma siamo davvero sicuri che questo sia dovuto alla mala gestione dell’amministrazione regionale, presieduta dal governatore Attilio Fontana? Le cause di questo “fallimento” andrebbero analizzate attraverso più lenti di ingrandimento. Lenti che comprendono una sezione demografica, una economica, una di risorse pubbliche e una anche di responsabilità. Siamo davvero sicuri quindi che le colpe dello stato siano pari a zero, così come quelle di altre regioni? Gli atti di sciacallaggio, realizzati contro la regione italiana più colpita, hanno obiettivi precisi, e poco c’entrano con la salute.

Dove c’è movimento c’è contagio

Quello che si è capito subito di questo virus è la grande capacità di trasmettersi e quindi di contagiare tante persone in poco tempo. I governi di tutta Europa e del mondo intero hanno subito deciso, chi prima e chi dopo, di attuare delle restrizioni atte a fermare la circolazione delle persone. I cosiddetti lockdown. Il motivo è semplicissimo. È molto facile trasmettere il virus se vicini ad altre persone, senza magari tutte le dovute precauzioni. E così, da febbraio, c’è chi dice molto prima, il virus ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio nella regione Lombardia, prendendo di mira principalmente la città di Bergamo. Ora sembra che si stia diffondendo anche nel capoluogo, a Milano. Sembrerebbe ovvio che in un luogo con alta densità abitativa e di movimento ci siano quindi molti contagi. È una diretta conseguenza. In più se pensiamo che sia partito tutto dal nord, è facile pensare la velocità con cui si possa essere espanso.

La sanità pubblica, problema regionale?

Per andare a dare delle colpe al sistema sanitario lombardo ci vuole un po’ di coraggio. Il problema del sistema sanitario non è solo affare lombardo infatti. Dal 1980, anno in cui entrò in vigore l’attuale servizio sanitario nazionale, ad oggi, i posti letto per ogni 1000 abitanti in Italia, sono calati da 10 a 3 circa. E questa è una media nazionale, non lombarda, secondo i dati forniti dall’Oms. Le considerazioni da fare sarebbero tante. Per esempio il fatto che la popolazione sia cresciuta e quindi con proporzionalità inversa siano calati i posti letto disponibili. Oppure basti pensare che per operazioni che richiedevano molti giorni, adesso possono essere effettuate in day hospital.

Di conseguenza si è deciso, o si è comunque osservata una diminuzione di posti in tutti gli ospedali. Insomma una serie di scusanti per questo andamento anche giustificabili. Il problema è che nessuno si sarebbe mai auspicato un’epidemia di questo genere, e che quindi, forse erroneamente, non ci si sia mai preparati per l’evenienza. E ripetiamo, questo vale per tutte le regioni, non solo per la Lombardia.

Quanti investimenti sono stati fatti nella sanità negli ultimi anni? E quanti invece i disinvestimenti? La mala organizzazione delle risorse pubbliche, ovvero i soldi dei contribuenti, non è affar regionale, ma statale.

Le zone rosse

Come ormai si può notare, in queste settimane si è giocato molto a un rimbalzo delle responsabilità tra governo e regioni. Soprattutto sul tema delle zone rosse, non è ancora tutto chiaro. È noto come nelle zone di Alzano e Nembro, in provincia di Bergamo, ci siano stati problemi con le restrizioni. Le ultime a riguardo delle famose zone rosse però parlavano infatti di problemi del governo. Infatti è lo stesso governo che ha il potere sui militari che dovevano controllare i confini dei comuni in questione. Le regioni nulla potevano a riguardo. Nonostante le zone rosse fossero state richieste con largo anticipo dal governatore Fontana rispetto all’effettiva attivazione delle stesse.

Il problema RSA

Il problema verificato nelle ultime settimane è invece quello delle RSA. A detta di alcuni pare sia una problema prettamente lombardo, ma siamo sicuri? In questi giorni i NAS hanno effettuato ispezioni in tantissime RSA italiane. Tra tutte, 25 sono state chiuse, di queste nessuna in Lombardia, ma in pochi ne parlano. Nonostante certe colpe vengano affibbiate solo al caso “Trivulzio” anche in Emilia Romagna le mascherine sono state vietate per rassicurare i pazienti. Anche in Emilia Romagna c’era scarsità di dispositivi di protezione. Gli operatori delle Rsa emiliane, come in tante altre in Italia, non sono stati sottoposti a tampone.

Il numero dei contagi e lo sciacallaggio

Il numero dei contagi, secondo il bollettino di ieri, è arrivato a 168.941 casi totali. Di questi ben 63.094 solo in Lombardia. Parliamo di poco più del 37% dei casi nazionali. Siamo proprio sicuri che la Lombardia ha retto peggio di quanto avrebbero fatto altre regioni? Considerando i dati che servono e di cui abbiamo disponibilità, assolutamente no. Ciò di cui c’era necessità nel momento di massima emergenza erano i posti letto e i respiratori. Poche altre regioni possono vantare tanti, o pochi più, posti letto, in proporzione alla popolazione, rispetto alla Lombardia. A maggior ragione, durante la crisi nel mese di marzo, la regione Lombardia ha aumentato il numero di posti letto in terapia intensiva. Si è passati da 700 circa a più di 1500, raddoppiandone il numero in tempo record, secondo le parole di Giulio Gallera, amministratore lombardo per il welfare.

Parlare di una mala gestione dell’emergenza nella regione Lombardia è quanto più possibile un atto di sciacallaggio. Un atto di sciacallaggio che molte persone prima imputavano come arma principale dei propri avversari politici e ora, fieri, la impugnano con ogni mezzo possibile. La politica e la propaganda in questo momento andrebbero lasciate da parte, cosa che in molti fanno fatica a compiere probabilmente. Atti del genere poco servono alla salute e al benessere dei cittadini, quanto a colpire obiettivi precisi.

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