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Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza

Arriva la conferma della riapertura dei confini infra regionali dal 3 Giugno dopo la riunione di ieri sera tra Conte e i capi delegazione. Il Ministro Speranza è fiducioso sulla riapertura e non vede ragioni per cui si debba posticipare

Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza. Si avvicina sempre più la fatidica data che attendiamo tutti da quando è iniziato il lockdown. Mercoledì 3 Giugno è ormai alle porte e sembrerebbe che le notizie positive siano in arrivo per tutte le regioni italiane. Ieri sera, infatti, il governo ha deciso di consentire gli spostamenti tra regione da mercoledì prossimo. In base alle analisi dei dati relativi al mese di Maggio, numero contagi, indici RT e tutto il resto, si ritiene possibile la riapertura dei confini regionali. Eppure sembrava che la linea decisoria doveva basarsi sulla situazione territoriale di ogni singola regione. Ma, ad oggi, non si può certo dire che le 20 regioni siano fotocopie. Perché quindi forzare la riapertura di tutte le regioni nonostante non siano tutte pronte? Non vi è più il rischio di una seconda ondata?

La conferma del governo e le parole di speranza

Dopo la riunione di ieri sera del Premier Conte con i capi delegazione, il Ministro Roberto Speranza ha espresso il suo parere in merito alla decisione presa intervistato dall’ANSA. “Il decreto legge vigente prevede dal 3 Giugno la ripresa degli spostamenti infra regionali. Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti. Monitoreremo ancora nelle prossime ore l’andamento della curva“. Così Roberto Speranza si mostra sicuro sui futuri spostamenti degli italiani che avverranno tra qualche giorno, come aveva già anticipato su Facebook ieri stesso. La decisione, dunque, è ufficiale. Anche perché l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute hanno pubblicato proprio ieri le nuove tabelle dell’Indice RT. I numeri sono positivi per tutte le regioni, tutti – o quasi – inferiori a 1.

I dati sul monitoraggio sono al momento incoraggianti. La responsabilità degli italiani sta portando a questi risultati. Continuiamo sulla strada intrapresa con attenzione, gradualità e cautela.

Pubblicato da Roberto Speranza su Venerdì 29 maggio 2020

Per la precisione il Molise presenta un indice RT pari a 2,2 ma in una nota l’ISS ne spiega il motivo e tranquillizza tutti. “Quando il numero di casi è molto piccolo alcune regioni possono avere temporaneamente un RT maggiore di 1 a causa di piccoli focolai locali che finiscono per incidere sul totale regionale, senza che questo rappresenti un elemento preoccupante“. Per cui, nessun allarme per il Molise. Anche perché quasi nessuno ha mai parlato di numeri eccessivi in Molise. Non è stato il Molise il più colpito tra tutte le regioni italiane. Sappiamo tutti che i numeri più “grossi” arrivano dalla regione più colpita da inizio epidemia, da quando sono nati i due focolai a Codogno e Vo’ Euganeo. Si tratta di un dato di fatto.

“Non ci sono ragioni…” Sarà vero?

Il fatto che il Governo abbia deciso che il 3 Giugno si può tornare a muoversi liberamente tra le regioni è sicuramente una bella notizia. Si torna un pò a quella normalità che tutti recriminavano. I trend mostrano diminuzione costante dei decessi e dei ricoverati in terapia intensiva e numeri molto più bassi dei contagi quotidiani rispetto la fase 1. Il bollettino quotidiano ci aggiorna sulla situazione e siamo davvero lontani dai numeri di qualche settimana fa. Anche in Lombardia i numeri sono più bassi. Le tabelle del bollettino quotidiano del Ministero della Salute ci informano sui contagi quotidiani. C’è da dire però che, avendo basato tutte le decisioni sui numeri, il Governo si sarà accorto che in questa fase 2 i numeri sono più o meno costanti e che confrontandoli tra regioni c’è sempre uno che salta all’occhio più di tutti.

Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza
Lombardia, la r(a)gione per Roberto Speranza – Dati del 29 Maggio

In questo mese il trofeo di regione più colpita è rimasto alla Lombardia, così com’è sempre stato dall’inizio. Il numero di contagi in Lombardia nella fase 2 è sempre stato a 3 cifre con una media di 200 casi al giorno se vogliamo essere buoni. Solo il Piemonte qualche volta gli ha fatto compagnia con una cifra a 3 cifre, mantenendosi comunque più basso. Il resto delle regioni ha mantenuto contagi a 2 cifre o a una, con diversi giorni in cui si presentavano regioni a contagi 0. Il confronto regionale è doveroso. Così come lo è l’evidente differenza che emerge. Le situazioni territoriali non sono uguali in tutte le regioni del nostro Paese. Di regola, per quanto concerne la linea dichiarata dal Governo in precedenza, in merito al monitoraggio dei dati e alle decisioni da prendere in base alle singole situazioni regionali, qualcosa non quadra.

Lombardia, uno per tutti e tutti per uno

Stando così le cose – i numeri parlano chiaro – il governo avrebbe dovuto posticipare l’apertura dei confini regionali della Lombardia, e forse anche del Piemonte, di almeno una settimana. E riaprire in tutte le altre. Speranza non trova ragioni per cui il 3 Giugno non si debbano riaprire i confini, ma una regione era facile trovarla. Questa differenza considerevole nei dati non lo è? Non si sta forse sottovalutando un’eventuale seconda ondata? Non vi è, dunque, il rischio di annichilire i sacrifici precedenti per una singola regione?

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