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La normalità ai tempi del Coronavirus: cosa è davvero cambiato?

Sappiamo attribuire il giusto valore al concetto di normalità?

La normalità ai tempi del Coronavirus: cosa è davvero cambiato? Il nuovo scenario mondiale, in cui il protagonista principale è il Covid-19, ha mutato notevolmente molti aspetti della vita quotidiana. La situazione di emergenza sanitaria ci costringe a rimanere a casa, ove possibile. A vivere tra quelle quattro mura che, forse, prima non vivevamo poi così tanto. Niente più serate in discoteca per i giovani. Niente più aperitivi con le amiche per un momento di relax nel weekend. Niente più domeniche allo stadio.

Cosa facevamo prima del Coronavirus?

Gli studenti universitari non si recano più nelle loro facoltà per seguire le lezioni o dare l’ultimo esame della loro carriera. Adesso, gli occorre un semplice PC e un’applicazione per fare tutto da casa. I professori e le professoresse più all’avanguardia si trovano a loro agio, a differenza dei più anziani che necessitano di un piccolo contributo. I bambini non hanno più la possibilità di instaurare rapporti con i compagni face to face. Adesso, hanno bisogno dei genitori per seguire il programma di studio stabilito. E i lavoratori? C’è chi subisce un cambiamento sul luogo di lavoro in base alle nuove normative del Governo. E allora via con mascherine, guanti e protezioni varie oltre alla massima attenzione della distanza e di eventuali contatti. E poi c’è chi, invece, scopre il mondo dello smart working per proseguire la carriera nonostante tutto.

L’abitudine della vita normale

Queste azioni, queste routine rientra(va)no nella cosiddetta “vita normale”. Il concetto di normalità si affianca a quello che viene definito regolare o consueto. Normale può essere la situazione per cui un uomo d’affari che lavora ogni giorno della settimana, compreso il weekend, non trova il tempo prendersi un caffè con la moglie. Sballottato tra chiamate, riunioni ed eventi. Normale può essere il ragazzo universitario che ogni sera esce e si diverte con gli amici dedicando poco tempo alla famiglia e molto di più ai social network. Normale può essere la madre casalinga che tra una pulizia e un’altra trova il tempo di cucinare e badare ai figli, o ricordarsi di andare alla posta per pagare le bollette. Sostanzialmente, la normalità è strettamente legata a quello che siamo abituati a fare. Una semplice questione di abitudine. Ma veramente riuscivamo a viverci i momenti?

E adesso? Cosa è normale?

Arriva il Covid-19. Virus che pian piano si diffonde in tutto il mondo. E che si fa? Tutti a casa. Si attende il ritorno alla normalità. Ma perché? Siamo sicuri che non ci siamo già abituati a questa nuova normalità? Si perché ormai è passato un mese. Un mese in cui medici e personale sanitario non si sono fermati un attimo. Non seguono un turno “normale” da un pò. Un mese in cui il fattorino delle pizze, probabilmente, non ha mai lavorato così tanto. Un mese in cui gli aperitivi con gli amici sono vietati. Gli stessi a cui si andava per aggiornarsi sulla vita “normale” e si finiva per isolarsi con il telefono per vedere quale nuovo profumo aveva lanciato Chiara Ferragni.

La necessità del lievito il sabato sera

Adesso, ricordiamo le vita normale di prima aspettando con ansia il suo ritorno. Adesso, cerchiamo di trovare qualcosa di nuovo da fare per tenerci occupati nel weekend. Chi scopre nuove ricette. Chi segue gli allenamenti online per farsi spuntare gli addominali. Chi riscopre il piacere della lettura. Compriamo la farina e il lievito per fare le pizze in casa. Perché prima non le facevamo? Sappiamo davvero distinguere ciò che è normale da quello che non lo è?

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