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“Il virus arriva dal laboratorio di Wuhan”, il segretario Pompeo attacca

Arriva l'ennesimo attacco rivolto alla Cina da parte degli Stati Uniti. Questa volta da parte del segretario di stato Mike Pompeo, che attacca direttamente il regime cinese e il laboratorio di Wuhan

“Il virus arriva dal laboratorio di Wuhan” il segretario Pompeo attacca. È un continuo attacco quello statunitense nei confronti della Cina. Non si era nascosto Trump nelle scorse settimane e non lo fa ora il segretario di stato Mike Pompeo. Tra accuse e smentite, continua la guerra fredda tra i due stati. Questa volta il segretario di stato americano non la prende tanto alla larga. Rilancia infatti la tesi secondo cui ci siano “prove enormi” che il virus sia uscito dal laboratorio di Wuhan. Intervistato da ABC ha poi continuato ammettendo che non si ha ancora la certezza assoluta perché la Cina “continua a impedire agli occidentali l’accesso ai laboratori”.

Secondo il segretario inoltre la stessa Cina “è nota per la sua propensione a infettare il mondo e ad usare laboratori scadenti”. Non è infatti la prima volta che da un laboratorio cinese esca una possibile minaccia per il mondo. “Dobbiamo poter andare lì. Non abbiamo ancora i campioni di virus di cui abbiamo bisogno”.

Il laboratorio di Wuhan e le metodologie rischiose, arriva il documento dei Five eyes

Secondo il segretario Pompeo la Cina avrebbe fatto di tutto affinché “il mondo non sapesse tempestivamente” del virus. Anche il presidente Donald Trump avrebbe affermato negli scorsi giorni di avere le prove che il virus provenga dal laboratorio cinese, ma di non poterle esporre. Oms e scienziati in tutto il mondo continuano comunque a difendere la tesi scientifica secondo cui il virus provenga in realtà dagli animali.

Come riportato da Agi, le parole di Pompeo arrivano proprio il giorno in cui l’intelligence di cinque paesi rivolge accuse pesanti verso la Cina, sulla gestione e l’origine stessa dell’epidemia. I servizi segreti di cinque paesi, i cosiddetti Five Eyes, (Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Gran Bretagna) hanno stilato un documento affermando che Pechino avrebbe insabbiato sin dal primo giorno la questione. Vengono inoltre rimproverate le metodologie rischiose utilizzate all’interno del laboratorio cinese. Fino al 20 gennaio di quest’anno, la Cina avrebbe negato che il virus si potesse trasmettere tra umani, nascondendo quindi l’epidemia al resto del mondo. Nel dossier, stilato dagli 007 dei cinque paesi, si legge infatti come dalla Cina ci sia stato un “attacco sulla trasparenza internazionale”. Già da dicembre si sapeva come il virus si trasmettesse tra umani, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di chiudere province e regioni nel paese.

Anche il ministro degli Esteri tedesco chiede trasparenza

Oltre alle cinque potenze che hanno stilato il dossier, è intervenuto anche il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas. “Tutto il mondo ha l’interesse che l’origine del virus venga chiarito”. La chiamata è per una “trasparenza” fino ad ora mancata da parte della Cina. Al momento servono risposte fondate, che vengano date dalla scienza e non dai politici. “La Cina in questo può provare con quanta trasparenza effettivamente intenda trattare il Covid-19”

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