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Il Ministero della Salute vieta le autopsie sui deceduti durante il virus

Una circolare del Ministero della Salute pronta a vietare autopsie sui corpi dei deceduti a causa del Coronavirus. A Bergamo, però, ispezioni cadaveriche avrebbero dimostrato come la trombosi sarebbe la causa maggiore di questi decessi: ecco perché, da circa un mese, si utilizza nelle cure con successo l'eparina

Il Ministero della Salute vieta le autopsie sui deceduti durante il virus. Un nuovo caso rischierebbe molto presto di scoppiare in Italia: il Ministero della Salute avrebbe infatti vietato di svolgere le autopsie sui corpi dei deceduti a causa del virus Covid-19. Lo avrebbe riferito Affaritaliani.it, pubblicando la circolare della Prevenzione Sanitaria che avrebbe portato ad errate diagnosi e terapie nella gestione del Coronavirus. La scoperta che forse non tutto era andato come si raccontava si è avuta dopo che qualche medico ha effettuato alcune autopsie sui pazienti morti dal virus.

In quel caso era venuto fuori che la prima causa del Covid sarebbe la Coagulazione Intravascolare Disseminata. Questa causerebbe formazione di grumi nel sangue e trombosi. Per questo motivo, spesso, le terapie ospedaliere con i ventilatori sarebbero risultate sbagliate. Mancherebbero comunque dati in grado di evidenziare tali evidenze.

No autopsie su decessi dal virus: il Ministero della Salute potrebbe coprire un errore nelle cure

A portare avanti la teoria dei decessi a causa di trombosi e non polmonite da Coronavirus, sarebbe stato l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nell’epicentro della pandemia, infatti, si sarebbero svolte le prime autopsie sui corpi dei pazienti deceduti. Andrea Gianatti, Direttore del Dipartimento di Medicina di Laboratorio e Anatomia Patologica, al Corriere della Sera avrebbe dichiarato che questa malattia si stava manifestando in forme multiple e diverse.

Da qui la decisione, nonostante il parere contrario del Ministero della Salute, di effettuare comunque le autopsie per capire effettivamente le cause dei decessi. La trombosi sarebbe arrivata a colpire i pazienti nella fase finale della malattia, quindi anche dopo la fase acuta della polmonite. Il virus, secondo Gianatti, potrebbe infatti attaccare alcuni recettori che si troverebbero lungo i vasi sanguigni. Da queste autopsie, poi, sarebbe arrivato il consiglio di usare come terapia l’eparina, scelta che da circa un mese si starebbe rivelando efficace.

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