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Harvard, morto a 63 anni l’economista Alberto Alesina

Morto ad Harvard a 63 anni Alberto Alesina. La probabile causa, un attacco cardiaco mentre faceva hiking con la moglie. Era stato tra i pochi economisti italiani della storia in lotta per il Premio Nobel

Harvard, morto a 63 anni l’economista Alberto Alesina. E’ morto nella notte, negli Stati Uniti, Alberto Alesina: 63 anni, era docente ed economista all’Università di Harvard. Secondo una prima ricostruzione, Alesina potrebbe essere stato colpito da arresto cardiaco mentre faceva hiking con la moglie. L’hiking sarebbe una specie di nordic walking. A darne l’annuncio, tramite un tweet, l’economista David Wessel, Direttore del Centro Hutchin sulla politica fiscale e monetaria.

In precedenza, la notizia, era già stata però annunciata da un altro economista, David Cutler. A confermare poi la morte di Alberto Alesina è stato anche l’Istituto Bruno Leoni. Alesina era uno degli economisti italiani più famosi. Inoltre era spesso ospite in programmi televisivi, oltre che editorialista per Il Sole 24 Ore ed Il Corriere della Sera, come riportato da Ansa. Il docente è stato tra i pochi italiani ad essere in lotta per il Premio Nobel per l’Economia e tra i dieci economisti più importanti al mondo.

Harvard, Alesina tra i pochi economisti italiani in lotta per il Nobel all’Economia

Molto toccante il tweet su Twitter di David Wessel. “Ricordo Alberto Alesina. I suoi studi e le sue idee hanno arricchito il nostro dibattito economico” è stato invece il ricordo di Alesina da parte di Paolo Gentiloni, Commissario Europeo all’Economia. Alesina si era laureato all’Università La Bocconi di Milano nel 1981. Ad Harvard era stato anche Direttore del Dipartimento Economico dal 2003 al 2006.

Era sostenitore dell’austerità espansiva, per affrontare i periodi di emergenza a sostegno della crescita. Era stato molto critico sulla gestione della crisi economica in Grecia. Durante la crisi dello spread in Italia, aveva redatto un decalogo per il sostegno dell’economia. La sua ricetta comprendeva salari pubblici divisi da Regione a Regione in base al costo della vita, maggior utilizzo del sesso femminile, una riforma equa delle pensioni di anzianità e della giustizia civile.

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