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Fase 2, nessuna donna nel Comitato Tecnico-Scientifico e si vede

Si comincia con la fase 2 ed ecco le prime evidenze mostrate dai dati. Secondo un'indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, ci sono tre paradossi che dimostrano come le nuove direttive non hanno seguito i dati raccolti in questi due mesi. Se vogliamo, possiamo aggiungerne un altro

Fase 2, nessuna donna nel Comitato Tecnico-Scientifico e si vede. Nel bel mezzo della fase 2, le scelte ormai definite hanno mostrato i primi buchi nell’acqua. La linea adottata per la riapertura graduale che è iniziata ieri forse doveva essere vista in considerazione dei dati raccolti in questi mesi. O, meglio ancora, doveva essere guidata proprio da questi. Se gli anziani sono la fascia più debole, e ormai è cosa risaputa, non dovrebbero rappresentare la maggioranza di coloro che rientrano a lavoro. Se le regioni del Nord sono le più colpite, non dovrebbe esserci la maggior parte delle attività in riapertura proprio al Nord. Ragionamenti logici e ben evidenziati dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che ha condotto un’indagine interessante sulla fantomatica fase 2. I risultati sono molto interessanti e sono stati raccolti in tre paradossi, a cui noi ne aggiungiamo uno. Dai un’occhiata.

I paradossi del 4 maggio

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha individuato dei punti chiave sulla base dei dati sulla fase 2. I lavoratori che, da ieri, sono rientrati sono circa 4,4 milioni a dispetto di 2,7 milioni che dovranno aspettare un altro pò prima di riaprire i battenti. In questi due mesi ci sono state alcune evidenze che si sono, pian piano confermate. Come la velocità di diffusione del virus nelle regioni del Nord, specialmente nella regione più colpita, la Lombardia. O il fatto che le vittime siano in maggioranza over 50 e per lo più uomini. Da questi dati si poteva già estrapolare una base sostanziale per la ripartenza, una sorta di linea guida per schivare in qualche modo la propagazione, al momento rallentata, del Covid-19. Ma sembrerebbe che agli italiani non piaccia fare le cose nel modo giusto. Devono sempre farle a modo loro. Ed ecco cosa è emerso.

Primo paradosso: uomini

L’indagine parte dai microdati delle Forze Lavoro ISTAT. In base a questi, l’industria sarà il reparto che partirà a pieno regime, reinserendo tutti i lavoratori. Su 100 di quelli che rientrano il 60,7% lavora nel settore manufatturiero, il 15,1% nelle costruzioni, il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio. E non ci si mette molto a capire che tale comparto ingloba un numero considerevole di lavoratori maschi. Infatti, dei 4,4 milioni il 74,8% è rappresentato da uomini, mentre la restante parte dal genere femminile che rientra a lavoro con solo 1,1 milioni di donne. D’altronde, avevamo già visto la penalizzazione per la fase 2 delle donne prima del 4 maggio. Quindi, questo dato non ci deve stupire troppo. Anche se gli uomini sono più a rischio.

Secondo paradosso: età dei lavoratori

Tornando a quanto dicevamo prima, si è discusso molto sulla tutela di fasce più “anziane” rispetto a quelle giovani. L’età media delle vittime in Italia è pari a 62 anni, che rientra nella fascia più anziana. I soggetti più vulnerabili al virus dunque sono gli over 60, così come le fasce vicine, over 50 oppure over 70. Posto questo come un dato oggettivo, sarebbe normale che i lavoratori al rientro siano per lo più giovani. E invece no. Gli over 50 sono quelli che rientrano prima dei giovani. Dal 4 maggio, in base agli scaglioni d’età, le fasce con percentuali più alte sono quelle più anziane. Infatti, i lavoratori d’età compresa tra i 60 ed i 69 corrispondono al 60,1%, per i 50-59enni sarà il 68,7% ed il 67,1% per i 40-49enni. Il 59% dei 30-39enni rientrarà a lavoro, insieme al 48,8% degli under 30. Carne da macello?

Terzo paradosso: differenziazione per regioni

L’andamento della circolazione del Coronavirus è stato differente da regione a regione ma, bollettino dopo bollettino, il Nord era – ed è tuttora – quello messo peggio. Dunque, la ripresa dovrebbe essere più consistente per le regioni con un rischio contagio più basso. Almeno qui ci hanno azzeccato? No. Dei lavoratori che sono rientrati sono 2,8 milioni quelli del Nord Italia, a differenza del Centro, con 812 mila lavoratori, e del Sud, con 822 mila occupati. Il tasso del rientro raggiunge quasi il 70% nelle regioni di Lombradia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto e Marche. Inoltre, nonostante le direttive governative che supportano il lavoro da casa in smart working, solo il 36,6% dei lavoratori potrà lavorare da casa, mentre gli altri dovranno tornare in sede a causa delle caratteristiche del proprio lavoro.

Fase 2, nessuna donna nel Comitato Tecnico-Scientifico e si vede
Fase 2, nessuna donna nel Comitato Tecnico-Scientifico e si vede

Bonus: paradosso tecnico-scientifico

Le direttive per la fase 2, quindi, non hanno considerato i dati raccolti in questi due mesi di lockdown. Anzi, sono basate sul contrario. Diciamo che è quasi un cane che si morde la coda. In Italia, il business si sviluppa al Nord con maggior impatto. Al Sud, invece, troviamo un turismo elevato, condizionato anche dalla stagionalità. Va da sè che i numeri sono diversi, al Nord ci vivono molti più italiani, anche per la grandezza stessa della città. Grandezza che influisce anche per la diffusione del virus: più è grande la città più cittadini ci sono, più aziende più lavoratori, più persone più casi.

Si tratta di una questione di numeri sempre e comunque. Però c’è da dire che se ci sono dati chiari e linee guida cristalline seguirle non sarebbe male. Anche se ciò comporta una differenziazione per regioni “al contrario“. Negli ultimi giorni, qualcuno ha scritto in merito alla composizione del Comitato Tecnico-Scientifico che accompagna Conte ed il Governo nelle sue decisioni. Perché? Non c’è nessuna donna. Gli esperti qualificati vengono racchiusi al maschile perché sono tutti maschi. E sono gli stessi che hanno raccolto quei dati e che hanno dato il consenso a queste nuove misure. Forse una sola donna poteva “servire” più di quanto si pensa. Buona Fase 2, italiani!

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