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Fase 2 in Italia, siamo pronti?

La fase 2 è in preparazione dal Governo ma ci si interroga sulla data in cui avviarla e sulle modalità di azione. Pregliasco e Ricciardi sconsigliano l'anticipazione della riapertura prima del 4 maggio, mentre Speranza richiede maggiore sicurezza sanitaria a partire dagli ospedali Covid-19

Fase 2 in Italia, siamo pronti? L’ennesima settimana in quarantena è passata. L’Italia si prepara per la cosiddetta fase 2. I deboli miglioramenti numerici fanno sperare in un allentamento delle restrizioni governative. I punti interrogativi sono molti però. Come avviare questa fase 2? Il 4 maggio è davvero il momento giusto? Quali attività vanno riaperte e quali devono ancora aspettare? Il Presidente Conte è al lavoro con tutti gli esponenti per mettere su un nuove disposizioni valide dal 4 maggio. Nel frattempo c’è chi  è categorico sull’anticipo della fase 2.

“Per la Fase 2 è troppo presto”

Il consigliere del Ministro della Salute, Walter Ricciardi, si esprime in merito alla fase due con molta preoccupazione. Il rappresentante all’OMS per l’Italia non è d’accordo al lancio della fase 2, piuttosto è “assolutamente troppo presto“. Intervistato da Sky TG24, Ricciardi afferma che alcune regioni italiane sono ancora in piena fase 1 e che non bisogna affrettare nulla ma continuare con la linea adottata finora. La fase due dovrebbe partire “quando conteremo i nuovi casi di contagio sulle dita di una mano e non certamente con numeri a quattro cifre“.

La preoccupazione maggiore del medico napoletano è la possibile nuova ondata di contagi derivante da un errore decisionale per la fase 2. Le misure di sicurezza vanno allentate in un momento diverso secondo Ricciardi, timoroso di un’ondata peggiore della prima. In più, il membro del Comitato Esecutivo dell’OMS, ha proposto l’estensione dei tamponi ai soggetti sintomatici lievi, ad esempio quelli con una semplice febbre. Eseguire il tampone, isolarli in caso di risultato positivo e tracciare tecnologicamente i contatti. Questo potrebbe velocizzare il processo sanitario.

La battaglia non è ancora vinta

Ricciardi accenna anche al piano del Ministro Speranza che definisce come “una fase prepararoria“. Questo si articola in 5 punti, quali distanziamento sociale, rafforzamento del servizio sanitario nazionale e degli ospedali Covid-19, diagnostica estesa e mirata e tracciamento. Lo stesso Speranza definisce una battaglia non vinta quella in corso. La probabile riapertura a scaglioni del 4 maggio non si può paragonare alla fine della guerra. “Il 4 maggio sia una data attorno alla quale dobbiamo costruire questa fase 2. Investiremo risorse per rafforzare la rete di assistenza sul territorio, in particolare in riferimento agli ospedali Covid-19 perché gli ospedali misti moltiplicano più facilmente il virus.

Roberto Speranza, Ministro della Salute
Roberto Speranza, Ministro della Salute

Speranza si esprime così a Circo Massimo su Radio Capital. Il Ministro della Salute italiano auspica la collaborazione tra le varie regioni italiane e avvisa sulla necessità di lavorare insieme. Il politico italiano non si focalizza tanto sulla data da stabilire per la fase 2 quanto piuttosto sulle modalità di una potenziale riapertura. “Il punto non è la data ma il come. Ci attrezzeremo con linee guida nazionali su come reggere questa sfida“.

“Anticipare le riaperture? Si aprirebbero i rubinetti dei contatti”

Anche il virologo Pregliasco interviene a Circo Massimo e a chi chiede una possibile anticipazione delle riaperture rispetto al 4 maggio risponde utilizzando una metafora singolare. “Significherebbe riaprire i rubinetti dei contatti, e aumentare la possibilità di infezione“. Rimarca un pò quella che è la paura di Ricciardi, di una potenziale nuova ondata. Si definisce “pessimista” in merito ad una riapertura vicina ai due ponti, quello del 25 aprile e l’altro dell’1 maggio. Solo dopo, secondo il virologo milanese, potrebbe esserci “un livello di accettabilità di rischio per riaprire“.

In altre parole, il pensiero di Pregliasco si basa su un consolidamento delle restrizioni finora adottate fino alla data stabilita, se non oltre. In tal modo si può aumentare la capacità di combattere il virus e armarsi di nuovi strumenti potenziati.

Che sia il 4 o il 14, la fase due deve iniziare quando l’Italia sarà pronta. Non si può parlare di anticipazioni o posticipi se non vi sono linee guida specifiche o sicurezza sanitaria. Il Governo sta lavorando proprio a questo. Non ci resta, dunque, che aspettare. Ancora.

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