fbpx

Coronavirus, somministrato un farmaco pericoloso? L’AIFA è vaga

Scende l'ennesima ombra sul nostro sistema sanitario. I colpevoli non sarebbero gli operatori ma coloro che autorizzano la vendita e le modalità di somministrazione dei farmaci

Coronavirus, somministrato un farmaco pericoloso? L’AIFA è vaga. L’emergenza sanitaria inizia a ridursi e ad essere più gestibile. Gli ospedali e il personale del nostro sistema sanitario hanno fatto un lavoro egregio, superiore al loro stipendio e alle condizioni di lavoro. Si sono comportati come dei soldati in prima linea che sanno di non poter capitolare, sanno di non poter abbandonare la nave.

Come detto, l’emergenza sembra ridursi e le testimonianze degli stessi operatori, riguardo gli ingressi negli ospedali, sembrano dare delle caute speranze. Ci sarebbe però un dubbio. Più che un dubbio, un mistero che, fra l’altro, non sarebbe neanche così difficile da scoprire visto che gli indizi possono essere rintracciati nella Gazzetta Ufficiale. Il mistero riguarda un farmaco ben definito, l’interferone beta 1, presente sul mercato italiano come Avonex.

Come detto in precedenza basta prendere la Gazzetta Ufficiale per rimanere quanto meno sorpresi della condotta dell’AIFA rispetto all’utilizzo di questo farmaco. L’AIFA è l’istituto responsabile della messa in vendita dei farmaci e quindi anche il responsabile degli effetti e delle controindicazioni di questi. Ciò che lascia di stucco è la rapidità con cui questo farmaco, l’interferone beta 1, sia stato ritenuto compatibile alle cure da Covid-19 e poi sia stato tolto dai piani terapeutici. Il perché di questo improvviso cambio di posizione è un mistero.

Una prima risposta possono essere i danni collaterali dovuti al tipo di somministrazione. L’AIFA, infatti, a differenza di quanto specificato dalle istruzioni di somministrazioni, ha autorizzato l’utilizzo endovenoso; mentre le istruzioni raccomanderebbero una somministrazione sottopelle o intramuscolare. Naturalmente la differenza di somministrazione ha causato diversi danni collaterali, quali depressione, aritmie, crisi respiratorie, dovuti ad una più rapida assimilazione del farmaco. I dubbi inevitabilmente continuano a crescere.

Coronavirus, l’indagine del vice Ministro della Salute

Il Tempo, primo giornale che si è accorto di questa incongruenza, ha coinvolto direttamente il Ministero della Salute contattando il Vice Ministro Sileri, colpito anche lui dal Covid-19. Le indagini informali del Ministro non hanno portato a risultati soddisfacenti, per usare un eufemismo, visto che l’AIFA non avrebbe risposto. Solamente un atto ufficiale di Sileri avrebbe fatto scattare sull’attenti l’Istituto al quale sarebbe state date delucidazioni in vie ufficiali.

Purtroppo la risposta non chiarisce molto la situazione, anzi. In primo luogo l’AIFA ha confermato di aver autorizzato la somministrazione endovenosa, che di per sè potrebbe essere un errore gravissimo, ma soprattutto “chiarisce” “di non essere in grado di verificare i risultati di tali somministrazioni”. La paura più grande, quella di aver somministrato un farmaco non adatto, non si calma e, soprattutto, potrebbe esserci la seria possibilità che qualcuno sia morto per terze cause senza aver contratto il virus.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui