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Coronavirus, ristoratrice a Conte: “Grazie, prendo il reddito di cittadinanza”

Troppi annunci e pochi fatti. Troppe parole e nessuna di quelle dette sembra essere inerente con la realtà

Coronavirus, ristoratrice a Conte: “Grazie, prendo il reddito di cittadinanza”. Il Governo si lamenta, piange, batte i pugni e critica l’Europa ma poi con il popolo, che, lo ricordiamo, è quello che li ha messi lì, tiene esattamente gli stessi comportamenti che critica a Bruxelles. La gente, il popolo e, nello specifico, gli imprenditori non vogliono elemosina vogliono tornare al più presto alla normalità. Anche per questo, alcuni, hanno chiuso prima del lockdown definitivo prevedendo quello che le istituzioni non sono riuscite a vedere.

Il Governo non vuole i prestiti del MES ma propone prestiti agli imprenditori. Prestiti che non arriveranno mai, prestiti che permetteranno alle saracinesche di tornare ad alzarsi ma per quanto tempo? Gli imprenditori, gli artigiani e le piccole partite IVA vogliono lavorare e, soprattutto, vogliono che gli venga riconosciuto un ruolo all’interno della società. L’imprenditore non è per forza evasore, l’imprenditore è colui che illumina le strade e con la luce della sua insegna contribuisce a far diminuire i furti e aiuta i più poveri a mangiare. Nessuno qui vuole l’elemosina perché nessuno è stato abituato a chiederne. La lettera scritta al Premier da una ristoratrice della Provincia di Foggia è uno specchio dell’umore della classe imprenditoriale.

No grazie, Signor Presidente… un altro mutuo non voglio accenderlo mi basta quello che ho. Avrei voluto continuare a lavorare ma non mi resta che tenere giù la serranda e chiedere il reddito di cittadinanza e le spiego perché… Faccio parte di quella categoria che prima che Lei ci ordinassi di abbassare la serranda, molti già si erano fermati perché a differenza vostra abbiamo cercato di capire quello che stava accadendo tra mille informazioni contraddittorie date dalle istituzioni e dagli esperti. Noi non offriamo solo cibo, noi offriamo un’esperienza…offriamo sorrisi, abbracci, offriamo serenità, spensieratezza, uno stato d’animo.

Il nostro è un mestiere difficile, fatto di sacrifici pesanti, lavoriamo 15 ore al giorno, spesso non si dorme la notte perché l’ansia ce lo impedisce, perché a gennaio si inizia già a pensare alla banchettistica delle ricorrenze primaverili e all’estate, perché ti svegli di soprassalto chiedendoti se ti sei ricordato di ordinare tutte le materie prime ai fornitori, perché non esistono il sabato e la domenica in famiglia, le cene con gli amici, e natale e capodanno sono una tortura fisica e psicologica siamo bianchi e con le occhiaie, sempre.

Ma è il mestiere che abbiamo scelto noi, rinunciando al posto fisso detto alla Checco Zalone. Ed è la vita e il mestiere che amiamo. Non tutti sanno cosa c è dietro a questo amore e non possiamo pretendere che lo si comprenda. Noi siamo quelli che abbiamo messo in ballo tutto ciò che avevamo sul nostro lavoro e non abbiamo avuto paura ad indebitarci. Noi siamo quelli che a fine mese facciamo il gioco delle tre carte per pagare.

Noi siamo soprattutto una partita iva. Ma noi soprattutto siamo quelli che abbiamo sempre sfoderato quel bel sorriso #andratuttobene a prescindere tutto. Ecco perché signor Presidente, non accetto che lei dica che lo stato ha messo a disposizione tot milioni/miliardi… Lei ci invita solo a fare altri debiti per poter lavorare. Lo so, non l’ha voluto né Lei e né io questa situazione ma io ho perso tutto e Lei no. Grazie infinite

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