fbpx

Coronavirus, perché i numeri non tornano

È stato effettuato uno studio su Bergamo, e Nembro, il paese più colpito dal virus in proporzione al numero di cittadini. La statistica mostra che non può essere vero il numero ufficiale di morti per il virus, così come non può essere reale anche il numero di contagiati. Molti numeri non tornano, cerchiamo di capire perché

Coronavirus, perché i numeri non tornano. Sono molti i dati che non tornano in questi giorni. Ci si chiede innanzitutto come mai il tasso di mortalità in Italia tocchi il 10% praticamente, mentre in altri stati è meno della metà. Oltre a questo, a far discutere è il numero di contagiati, che per natura statistica implica anche una diversa percentuale del tasso di mortalità.

È facile capire che se fossero trovati più contagiati, anche solo asintomatici, il tasso di mortalità sarebbe molto più basso. E questo è il motivo per cui ci si chiede perché non vengano fatti più tamponi. Ma è anche la spiegazione di come, nei diversi stati e continenti, venga definita con diversi parametri la causa della morte “per o con coronavirus“.

I casi italiani sono sovrastimati?

Una prima spiegazione, come pubblicato su Il Corriere della Sera, è data da Graziano Onder professore del policlinico Gemelli, sulla rivista internazionale Jama. I casi italiani potrebbero essere sovrastimati, infatti in Italia, rispetto ad altri paesi, e diremmo anche giustamente, i decessi vengono registrati per coronavirus e non con coronavirus. Teoria che va a braccetto con quella secondo cui ci sarebbero centinaia di migliaia di contagiati asintomatici in Italia che non mostrano alcun problema. Questo spiegherebbe come il coronavirus sia stato solo un aggravarsi della situazione clinica dei pazienti deceduti.

È qui da molto prima

Nello studio effettuato dal professor Onder viene mostrato come probabilmente il virus era già presente da gennaio in Italia e come ovviamente, con molte persone asintomatiche, non ce ne siamo accorti. Quel che non si capisce, confrontando con i dati cinesi, è la maggior mortalità degli over 70. La risposta non è data da sapere ancora, anche perché, come evidenziato da alcuni giornali negli scorsi giorni, i dati cinesi potrebbero risultare non del tutto attendibili.

Lo studio effettuato su Nembro e Bergamo

Tra Bergamo e Nembro le strade sono ormai deserte. La situazione che ha colpito la provincia e i dintorni è ormai nota. La piccola città di Nembro, che conta circa 11 mila abitanti, in proporzione al numero degli stessi, è il comune più colpito dal Covid-19. Il numero ufficiale di morti è 31. E proprio questo dato, paragonato ai deceduti totali (non solo per il virus quindi) e alla media degli anni precedenti, non torna.

L’elaborazione viene da dati ufficiali e pubblicati sempre su Il Corriere della sera, in merito a uno studio effettuato da Luca Foresti e Claudio Cancelli rispettivamente amministratore delegato del Centro Medico Sant’Agostino uno e sindaco del comune di Nembro l’altro. Il lasso di tempo che prenderemo in considerazione adesso è uno storico di circa 3 mesi che va dal 1 gennaio al 24 marzo. I dati ufficiali di morti per il coronavirus è di 31 persone, mentre i deceduti totali sono 158. La media di deceduti nello stesso periodo, negli anni precedenti, è di 35. Ora capiamo bene come statisticamente non può essere presentata come deviazione questa differenza. Il numero di decessi anomali, rispetto alla media degli anni precedenti è circa 4 volte superiore.

Il pensiero torna dunque a quel modo di calcolare contagiati e deceduti. Se tutta la popolazione di Nembro fosse stata contagiata dal virus, ipotesi non tanto remota secondo i due autori dell’analisi, il tasso di mortalità sarebbe pari all’1%, numero in accordo con i dati che arrivano dalle aspettative sul virus.

Non solo Nembro

I dati sui tassi di mortalità anomali rispetto alle medie degli anni precedenti sono impressionanti e totalmente sballati non solo a Nembro. Si conta che a Cernusco sul Naviglio, comune in provincia di Milano, il numero di decessi anomali è 6,1 volte superiore al numero attribuito ai decessi ufficiali per coronavirus. Vale lo stesso per Pesaro, 6,1 volte e Bergamo con uno spaventoso rapporto di 10,4.

Il timore che viene fuori dallo studio effettuato da Luca Foresti e Claudio Cancelli è quello che non solo il numero di contagiati sia falsato, purtroppo potrebbe esserlo anche quello dei morti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui