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Coronavirus, l’allarme da Bergamo: “Troppi positivi in ospedale”

L'allarme è lanciato da una decina di medici dell'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, tramite una lettera pubblicata direttamente sul rinomato New England Journal of Medicine

Coronavirus, l’allarme da Bergamo: “Troppi positivi in ospedale”. “Ci manca la competenza necessaria in fatto di epidemie, se la avessimo ci guiderebbe nell’adottare misure speciali che ridurrebbero i comportamenti epidemiologicamente negativi”. Queste alcune delle parole nella lettera pubblicata dal New England Journal of Medicine, prestigiosa rivisita con sede a Boston. La lettera è stata scritta da una decina di medici dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

Ospedali come principali vettori del virus

È un appello diretto a medici di tutta Italia e nel mondo. Un appello che arriva direttamente dalla parte più interessata in Italia, da Bergamo. Pubblicato sull’edizione quotidiana di Repubblica continua così: “Stiamo imparando che gli ospedali potrebbero essere i principali vettori di Covid-19 poiché si popolano rapidamente di pazienti infetti, facilitando la trasmissione a pazienti non infetti. Anche le ambulanze e il loro personale diventano rapidamente vettori del virus. Gli operatori sanitari sono portatori asintomatici o malati senza sorveglianza.”. È una situazione, quella sollevata dai medici dell’ospedale di Bergamo, che sta avendo ampio spazio di dibattito nel nostro paese ultimamente. Ci si chiede infatti il motivo per cui molti medici e infermieri non siano realmente controllati, quando invece abbiamo esempi di calciatori asintomatici a cui è stata eseguito celermente il tampone.

4824 i professionisti della sanità contagiati

Circa il 9% degli infetti totali è rappresentato dagli operatori sanitari. È un numero che fa riflettere, soprattutto se guardiamo ai dati che arrivano dalla Cina, dove circa il 3,8% del personale sanitario è stato contagiato. Qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, e l’allarme che arriva da questa lettera è più che concreto, soprattutto se pensiamo a quanti casi nascosti ci possano essere tra i professionisti del settore e non solo.

Stiamo imparando dolorosamente che abbiamo bisogno di esperti in sanità pubblica ed epidemie, ma questo non è una priorità per chi prende le decisioni, sia a livello nazionale, che regionale o di singolo ospedale.” Arrivando poi a una possibile conclusione:” Il disastro potrebbe essere evitato solo da un massiccio dispiegamento di servizi sanitari. Negli ospedali, la protezione del personale medico dovrebbe essere prioritaria. E abbiamo bisogno di padiglioni e operatori ospedalieri dedicati al coronavirus, separati dalle altre aree ospedaliere. 

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