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Coronavirus, in Corea del Sud arriva l’app per le quarantene: scoppia la polemica

Nel paese asiatico raggiunti i 30 mila contagi. Il governo promuove l'app che rende il monitoraggio efficiente ma rende pubbliche informazioni personali del contagiato

Coronavirus, in Corea del Sud arriva l’app per le quarantene: scoppia la polemica. Caos in Corea del Sud dove un articolo della rivista Science ha reso noto lo strano e invasivo sistema che rende pubblici vari dettagli personali dei contagiati dal Coronavirus. Quando una persona risulta positiva al tampone, il comune di appartenenza avvisa le persone che vivono nella stessa zona con un identikit del contagiato che comprende sesso, età e una mappa dei movimenti abituali fatta tramite i gps degli smartphone e le telecamere di sicurezza sparse per le città.

Come spiega l’epidemiologo computazionale del Boston Childen’s Hospital, Maimuna Majumder, questo metodo può far riconoscere facilmente l’identità del contagiato: “I dati trasmessi sono utili per noi epidemiologi per tracciare i contagi, ma renderli pubblici è un rischio, poiché espone le persone ad isolarsi dalla comunità”. È intervenuto a riguardo anche Sung-il Cho dell’università di Seul: La paura di rimanere solo può anche dissuadere una persona dal fare il test. Un altro problema sono i luoghi che il contagiato percorreva abitualmente, che verrebbero evitati a priori nonostante siano sanificati”.

Il modello Corea del Sud in Italia? Parla l’esperto

C’è la possibilità di vedere questo “Modello Corea” anche in Italia? Ne parla l’Head Security di Innovery – azienda specializzata in cyber security – Giancarlo Di Lieto, convinto che questa sia la strada giusta da intraprendere. I dubbi sono molti, uno su tutti se veramente sarà data importanza alla tutela dei nostri dati personali e alla libertà dei nostri spostamenti, sapendo di essere costantemente monitorati

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