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Coronavirus, il rapporto sulle responsabilità di Alzano e Nembro

Sono andate avanti per giorni le discussioni su Alzano e Nembro. Chi sono i colpevoli e cosa si è sbagliato

Coronavirus, il rapporto sulle responsabilità di Alzano e Nembro. Una tragedia annunciata ma non ascoltata. È passato ormai un mese e mezzo dal primo decesso di Alzano Lombardo e dalla conseguente strage nella provincia di Bergamo. A parlarne questa mattina è il Corriere della Sera che pubblica alcuni tratti del rapporto dell’Azienda sociosanitaria territoriale di Bergamo est. Un rapporto pieno di responsabilità scaricate, quasi a volersi lavare le mani dopo il lavoro fatto, uno scaricabarile di moda in questo periodo. Il rapporto è effettuato su quanto accaduto all’inizio dell’epidemia all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo.

I primi giorni

Ben prima del paziente uno: “Nel periodo compreso fra il 13 febbraio e il 22 febbraio sono giunti presso il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano alcuni pazienti che venivano successivamente ricoverati presso il reparto di medicina generale con diagnosi di accettazione polmonite/insufficienza respiratoria acuta” L’allarme non è subito scattato, in quanto i pazienti erano prevalentemente anziani con patologie pregresse e invalidanti e soprattutto “nessuno dei pazienti ricoverati in tale periodo presentava le condizioni previste dal ministero della Salute per la definizione di caso sospetto”. Provenivano per la maggior parte da Nembro e alcuni comuni limitrofi.

La definizione di caso sospetto era: qualcuno che avesse visitato o aveva lavorato al mercato di animali vivi a Wuhan, o era stato a contatto con casi confermati di Covid-19, che fosse in ospedale o fuori. Nessuno dei pazienti era quindi un caso sospetto. La campanella, sulle condizioni pressoché inutili dettate dal ministero della Salute, suonava però per qualcuno: “In data 22 febbraio, in seguito all’evidenza del focolaio nel lodigiano, veniva acquisita la consapevolezza da parte dei clinici che tale criterio epidemiologico non era più da ritenersi totalmente attendibile, sebbene ancora non modificato”. 

Tamponi e precauzioni

A partire dal 10 febbraio, raccontano fonti interne all’ospedale, c’erano già dei casi di polmonite interstiziale tra i pazienti. Il primo tampone però viene effettuato il 22 febbraio. Non sono stati isolati tali pazienti: “Dal momento del ricovero al momento del sospetto, erano trascorsi alcuni giorni in cui si suppone possa essersi verificata la diffusione del coronavirus all’interno del reparto interessato”. Solo dal 23 febbraio si sono prese le prime precauzioni del caso per pazienti e visitatori. La prima circolare che vieterà ogni tipo di contatto con i defunti prima e durante l’attività funebre” non arriverà prima del 12 marzo.

Il focolaio fuori o dentro l’ospedale?

Chiunque avesse possesso dei dati doveva accorgersi della situazione, tra il 21 e il 25 di febbraio diventa già esistente la presenza del focolaio di Alzano e Nembro. “Riteniamo possibile, vista la provenienza dei pazienti, residenti in larga prevalenza nel comune di Nembro, che in realtà non ci sia stato all’interno dell’ospedale un paziente indice, ma che la maggior parte di loro presentasse già al momento del ricovero un’infezione in atto da Covid-19 non riconosciuta immediatamente, perché nessuno rispondeva ai criteri epidemiologici previsti”. Che sia accaduto fuori o dentro l’ospedale poco importa a questo punto. Quello da chiedersi è perché si sia aspettato così tanto per prendere provvedimenti in merito.

Chiusi per sanificazione

La parte più inquietante del rapporto riguarda la chiusura del pronto soccorso di Alzano. “Abbiamo provveduto a concertare i provvedimenti con i competenti uffici regionali. Mentre si valutavano le misure opportune, si contattava telefonicamente la centrale Areu e si concordava di limitare i trasporti presso il Ps di Alzano. Tale “blocco” durava circa due ore. Veniva infine collegialmente deciso, con gli Uffici regionali, di garantire l’operatività del pronto soccorso alla luce della riflessione che l’epidemia si sarebbe manifestata in misura tale da non poter consentire di rinunciare a tale punto assistenziale”. 

Quel che si pensava, e che appariva sul sito della croce verde, era: che il Pronto soccorso di Alzano fosse chiuso e in isolamento. In caso di bisogno il numero era il 112. La chiusura è stata effettuata per sole due ore, il tempo di sanificare (per sanificare l’Ospedale di Codogno ci vollero 3 giorni). Ancora una volta le procedure vengono difese dai protocolli esistenti, forse inadeguati per la situazione che si era creata.

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