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Coronavirus, il conto dei casi: errore di comunicazione

Ancora una volta è bene analizzare i dati che vengono forniti e dati in pasto al popolo dalla protezione civile. Dov'è l'errore di comunicazione?

Coronavirus, il conto dei casi: errore di comunicazione. Ore 18 di qualsiasi giorno da almeno un mese a questa parte, arriva il bollettino della protezione civile. Le informazioni fornite sono sugli attualmente positivi, il numero dei guariti/dimessi e il numero dei decessi. In tempi come questi non sarebbe facile per nessuno dare dei numeri del genere, soprattutto quando tra i numeri forniti ce n’è uno che conta persone che non ci sono più e che per colpa di un virus siamo costretti a vedere andar via senza neanche l’ultimo saluto. Il problema però è che questi dati devono essere forniti e sta a chi li recepisce riuscire a capire il significato. Perché da ogni dato fornito si possono e si devono ricavare delle informazioni. I dati sono importanti e significativi per chi scrive e soprattutto per chi li analizza in ambito scientifico. Perciò fornirli e soprattutto prenderli come informazioni finite e non più solo dati è un grave errore.

Attualmente positivi o contagi totali?

Andando ad analizzare le tabelle che ogni giorno escono sul sito del ministero della salute, ci si accorge di come i dati, che la Protezione civile elenca ogni giorno, siano in realtà l’aumento delle persone positive, non in realtà l’aumento dei casi di contagio, cosa per cui li spacciano molti giornali. Cosa cambia? Il vero punto di cambiamento sta nel fatto che i dati sui contagi giornalieri sono molto più utili per analizzare l’andamento dell’epidemia. Mentre il numero delle persone attualmente positive è un numero che serve alle regioni per capire quante persone ci siano da curare al momento, ovvero tutti i pazienti con la malattia attiva. Nel numero degli attualmente positivi non è presente il numero dei decessi e dei guariti, numeri molto importanti di cui bisogna tener conto come nel caso dei contagiati totali.

Capire l’andamento della malattia attraverso il numero degli attualmente positivi è un grave errore statistico che molti giornali compiono. Si potrebbe incappare nell’errore di dare per diminuiti i casi di contagio in una giornata quando in realtà sono aumentati. Questo per il semplice fatto di aver estromesso dal calcolo il numero dei decessi e dei guariti. Ovviamente questa non è l’unica variante di cui bisognerebbe tenere conto.

Il problema dei tamponi

L’altra variante di cui bisogna tenere conto quando si leggono i dati è rappresentata dal numero dei tamponi effettuati nelle ultime 24 ore. È ovvio che il numero dei tamponi effettuati ogni giorno influisce significativamente sul numero dei nuovi contagi. Altro motivo per cui i dati vanno sempre presi e spiegati con le dovute precauzioni. Parlare di aumento o diminuzione dei casi senza averli prima analizzati è un banale errore statistico prima di tutto, e comunicativo in seguito.

Per fare un esempio banale: il giorno x abbiamo effettuato 100 tamponi, trovando 40 positivi; il giorno seguente vengono effettuati 200 tamponi, trovando solo 50 positivi. I contagi sono aumentati? In numero assoluto di certo, ma in proporzione al numero dei tamponi effettuati è diminuito, e non di poco.

I dati sommersi

Esempi e spiegazioni a parte, il vero focus della questione, ancora una volta, è dimostrare come i numeri che vengono forniti ogni giorno sono numeri senza una vera valenza statistica. L’Imperial College di Londra ci ha dato una mano negli scorsi giorni per capire come in realtà il numero dei contagiati potrebbe essere di gran lunga superiore, rispetto a quello ufficiale. Perciò cosa dovremmo trarre da questi dati? Il consiglio è di analizzarli il più possibile, senza lasciarsi andare ai primi pensieri di aumento o diminuzione. Il numero assoluto spesso si discosta dalla realtà.

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