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Coronavirus, gli specializzandi non ci stanno: “Oggi siamo eroi ma domani?”

Coronavirus, gli specializzandi non ci stanno: "Oggi siamo eroi ma domani?"
Coronavirus, gli specializzandi non ci stanno: "Oggi siamo eroi ma domani?"

Coronavirus, gli specializzandi non ci stanno: “Oggi siamo eroi ma domani?”. Innanzitutto bisogna ringraziare chi in un momento come questo tiene in piedi un paese e sposa un’idea di solidarietà e di aiuto. Bisogna cercare di aiutare chi ci sta salvando, che sta permettendo all’Italia di sopravvivere e di far sopravvivere chi produce, lavora e consuma per l’Italia. I medici, le forze dell’ordine e tutti coloro che sono esposti al contagio vanno ringraziati ma non sono eroi. Basta chiamarli eroi, basta prenderli in giro, deve finire il tempo ci si rende conto solo nelle difficoltà di queste figure. Il pensiero, come è giusto che sia, va ai medici che lavorano in prima linea contro questo maledetto virus e che devono farlo anche in precarie condizioni. Senza nessuna garanzia economica, lavorativa e di salute.

Il mondo della sanità, anzi, delle aziende sanitarie, così adesso vengono chiamate, sta reggendo l’urto di uno tsunami inaspettato ed imprevedibile. Lo Stato li ringrazia chiamandoli eroi, gli concede paghe giornaliere e contratti a 12 mesi ma così il problema non si risolve. La sanità, come tutti i beni dello Stato, devono tornare ad essere pubblici. Si deve tornare ad investire nella sanità perché questa pandemia ha dimostrato tutta la nostra impreparazione. Le carenze, lo dice chi ci lavora, non sono solo all’interno delle strutture, ma sono eclatanti soprattutto nella scelta, nella selezione e nell’arruolamento del personale. Ogni anno ci sono circa 22 mila studenti laureati in medicina che tentano la fortuna per diventare specialisti ma i posti sono appena 8 mila.

Coronavirus, a Bologna gli “eroi” devono pagare la retta

Oltre al danno anche la beffa. In un momento storico in cui l’intero paese è fermo, in cui si cercano di bloccare i pagamenti, gli “eroi” devono pagare le rette universitarie. Per quanto possa sembrare paradossale, l’accaduto che racconta il FattoQuotidiano succede a Bologna dove gli specializzandi dovranno continuare a pagare le tesse universitarie. “L’Università, non solo ci chiede il pagamento, ma ha addirittura aumentato la cifra”, ha spiegato Flavia Rallo, portavoce di Federspecializzandi, “a fronte di un’offerta formativa invariata”. 

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Written by Federico Mossolino

Sono nato a Roma e sono diplomato a liceo classico "Aristofane".

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