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Coronavirus, gli oculisti avvertono: “Gli occhiali sono obbligatori”

Coronavirus, tra le vie di trasmissione anche gli occhi. L'appello degli oculisti "Uno studio avrebbe confermato i rischi, gli occhiali dovrebbero essere obbligatori"

Coronavirus, gli oculisti avvertono: “Gli occhiali sono obbligatori”. Non solo naso e bocca. Tra le vie di trasmissione del Coronavirus, infatti, ci sarebbero anche gli occhi. Così Matteo Piovella, Presidente della Società Oftamolgica Italiana, avrebbe commentato uno studio che correlerebbe il Coronavirus al bisogno di indossare occhiali. Lo studio è stato condotto, come riportato da ADNKronos Salute, dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive dello Spallanzani a Roma.

Qui, infatti, i medici avrebbero isolato il virus nelle lacrime di un paziente. Così il dottor Piovella avrebbe dichiarato che l’unica protezione per tenere in sicurezza gli occhi dall’ingresso del Coronavirus, sarebbe quello i indossare gli occhiali di protezione. Questi, infatti, andrebbero a creare una sorta di camera chiusa intorno agli occhi, insieme all’utilizzo delle mascherine che andrebbero a coprire invece la bocca ed il naso.

Coronavirus isolato allo Spallanzani di Roma nella lacrima di un paziente

Come dichiarato successivamente da Matteo Piovella, chi indosserebbe già occhiali da vista avrebbe una minima difesa. La differenza, in tal senso, potrebbe farla la grandezza della montatura. Il Coronavirus, infatti, si trasmette tramite goccioline e queste potrebbero arrivare in maniera diretta o fluttuando nell’aria. Secondo il report dello Studio dello Spallanzani, dunque, sarebbe importante una doppia barriera. Come riferisce Piovella, infatti, oltre agli occhiali da vista bisognerebbe indossare anche degli occhiali di protezione.

Proprio per questo motivo, già da qualche giorno, l’azienda della Safilo avrebbe riconvertito parte della produzione. Sarebbe stata così lanciata la linea #United4eyecare. Questa comprenderebbe occhiali di protezione secondo lo standard UNI EN 166. Il primo lotto prevederebbe la produzione di 10 mila pezzi. Le prime consegne saranno effettuate nelle strutture sanitarie di Padova, Brescia e Bergamo. La Safilo, oltre che in Italia, opera anche in Spagna e USA, tra i Paesi più colpiti dal Coronavirus.

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