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Coronavirus, Fontana: dalle mascherine all’autonomia

Dopo la decisione emanata nella serata di ieri per cui tutti, in Lombardia, dovranno uscire con le vie respiratorie coperte, Fontana si esprime ancora contro il governo

Coronavirus, Fontana: dalle mascherine all’autonomia. Autonomia è la parola chiave. Dopo la decisione in solitaria, come regione, di imporre l’uso di mascherine o altri metodi per coprirsi il volto, arriva l’ennesimo attacco da parte del governatore della Lombardia Attilio Fontana verso Roma. Intervistato questa mattina ai microfoni di Radio Padania, Fontana parla in generale della situazione contagi“siamo in pianura e bisogna stringere i bulloni per cominciare la discesa”, per poi fare il punto sulla situazione mascherine presa ieri sera: “E’ un’iniziativa che ho deciso di fare sia dopo aver letto cosa fanno in altri Paesi stranieri sia parlando con i nostri scienziati come Pesenti. Certo, le mascherine risolvono il problema al 100%, i foulard al 30-40%”.

Personale, Lombardia ed autonomia

La direzione presa da Fontana pare chiara ed evidente, dopo gli attacchi e le risposte nelle scorse settimane con il governo. Secondo il governatore infatti se la Lombardia avesse avuto l’autonomia tanto desiderata “ci saremmo presentati con un migliaio di medici in più e la cosa sarebbe stata molto utile”. E poi continua: “Sarebbero stati molto utili. Il nostro personale non si sarebbe trovato nella situazione in cui si è trovato”. Tutto questo con l’intento di voler rimarcare ancora una volta quella volontà di distacco dal “pantano centralistico di Roma”. Non ci sono altri modi secondo Fontana per avere dei servizi migliori.

Dalla Fippi le nuove mascherine

“Oggi la Protezione Civile inizierà a distribuire nelle varie città circa un milione di mascherine”. Così in merito alle mascherine che da oggi sono obbligatorie in Lombardia per circolare. L’azienda che le produrrà è la Fippi, con sede a Rho. Azienda di pannolini di Rho che si è riconvertita, come tante altre stanno facendo, per produrre le mascherine. Tutto questo dopo l’ok arrivato dall’Istituto Superiore di Sanità.

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