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Coronavirus, fase 2: si studiano le riaperture

Finalmente si può iniziare a pensare alla ripartenza. Nonostante questo faccia ben sperare, la ripresa potrebbe essere molto lenta. Alcuni settori dovranno aspettare luglio, altri addirittura il nuovo anno

Coronavirus, fase 2: si studiano le riaperture. Il grosso della battaglia combattuta sembra ormai alle spalle. Nonostante le moltissime vittime, sembra arrivato il momento in cui si potrebbe iniziare a pensare a far ripartire le attività commerciali. Seppur con le dovute distanze ed accortezze, questa è l’effimera e debole luce che si può intravedere alla fine del tunnel. Un tunnel che, in ogni caso, per molti sarà ancora lungo perché, se cartolerie e librerie potranno riaprire da martedì 14, diverse attività e diversi negozi dovranno aspettare.

Il Coronavirus, è innegabile, ha messo potrebbe abbattere definitivamente una realtà commerciale già claudicante. Ecco perché il Governo vuole, e forse deve, cercare il modo per far ripartire al più presto, e con la maggiore sicurezza possibile, le attività. Con il decreto di venerdì 10 aprile, il lockdown è stato prolungato fino al 3 maggio ed è presumibile che dal giorno successivo, il 4 maggio, abbia inizio la fase 2. Questo, come continuano a riferire esperti ed esponenti dell’esecutivo, non vorrà dire “ritorno alla normalità” ma “circolazione distanziata e protetta” delle persone. Insomma, mascherine e metro di distanza saranno ancora per molto tempo il mantra da seguire.

Il Governo, come detto, è a lavoro e per trovare la soluzione più rapida e più sicura ha chiesto al neo comitato di sicurezza, presieduto da Colao, e al comitato tecnico-scientifico la massima collaborazione e la massima chiarezza nelle decisioni. Non si vuole e non si deve lasciare nulla al caso perché ora la ripartenza deve essere sicura e non può permettersi battute d’arresto.

Coronavirus, fase 2: ecco il possibile calendario

Ci sarebbe già una bozza, o meglio, un’idea di calendario nella testa di chi sarà chiamato a gestire la ripartenza e le riaperture. Governo, task force e comitato tecnico-scientifico sembrano lavorare in maniere armoniosa e senza grosse incomprensioni. La politica cerca la strada più breve, mentre la scienza quella più sicura ma questo è il gioco delle parti. Nonostante ciò, qualche settore potrebbe aprire prima della fine del lockdown.

Il 18 aprile potrebbe essere il semaforo verde per alcune industrie e per alcuni settori strategici, come le aziende agricole. Eccezion fatta per queste, il resto delle attività dovrà aspettare il 4 maggio e alcune addirittura oltre.

Il 4 maggio potranno riaprire, seppur con le dovute cautele, negozi tessili, di arredamento e di abbigliamento che saranno dovuti a far rispettare la distanza e far entrare pochi clienti per volta. L’11 e il 12 maggio, invece, saranno le date degli uffici professionali e dei tribunali; mentre una settimana più tardi, il 18 maggio, potranno ripartire ristoranti, bar, pizzerie e, forse, anche centri estetici e parrucchieri. Per queste attività sarà necessario far rispettare il metro di distanza fra i clienti. Il 31 maggio, a differenza degli altri sport nazionali, ripartirà il campionato di calcio che ha scelto di proseguire la stagione.

Nei mesi di giugno e luglio potrebbe prendere vita la fase 3, periodo in cui i circoli sportivi potranno riaprire i battenti e far praticare sport individuali o con pochi atleti. A settembre ripartirà l’anno scolastico e l’anno accademico nelle università italiane. C’è chi però potrebbe dover aspettare il nuovo anno: le discoteche.

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