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Coronavirus, Crisanti: “I contagi potrebbero essere 450 mila. Il paese ha fallito”

Le colpe del Governo e di chi, come molti sindaci, ha sottovalutato l'epidemia. Crisanti non lascia fuori nessuno e punta il dito contro chi si è mosso troppo tardi. I numeri potrebbero essere mostruosi

Manovre e decisioni tardive che hanno fatto altro che aumentare e ingrandire ancor di più l’emergenza. Il modello, nonostante qualche errore commesso sia stato commesso anche li, secondo Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia all’Università di Padova, doveva essere quello asiatico: “Andavano limitati e chiusi i focolai”. Le risposte tardive del Governo non hanno fatto altro che portarci nel pieno di una grossa emergenza economica che potremmo non riuscire a gestire. Le critiche non si fermano qui: Crisanti crede che, oltre ad una sottovalutazione iniziale, ci sia stata da parte del Governo la volontà di “sacrificare vite per tenere in piedi l’economia”.

Coronavirus, la strada era il modello cinese

L’altro grosso errore, ma questo non l’ha commesso solo il Governo, è continuare a studiare il virus in base ai numeri disponibili. Quei dati, secondo il virologo, “devono essere il punto di partenza” perché sono gli unici certi ma la dimensione dell’epidemia potrebbe essere ben maggiore. “Abbiamo solo quella certezza – ha detto Crisanti al Corriere della Sera e quindi è giusto partire da li ma secondo i miei calcoli i contagi potrebbero essere molti di più”.

La ricerca deve ripartire dai numeri noti: dai morti, dai contagi sintomatici e dagli studi fatti in Cina e a Vo’ Euganeo, dove l’indagine è stata effettuata sull’intera popolazione. “Il virus veneto, rispetto a quello lombardo, è meno letale semplicemente perché si hanno a disposizione più tamponi”. Secondo Crisanti, le percentuali sarebbero così sballate e distanti solo per questo motivo qui. “Il ceppo del virus non è diverso, ma in Veneto il tasso di letalità è al 3,4%; in Lombardia sfiora il 13%”. Teoria, quella dei tamponi a tappeto, che viene confermata se si confrontano i numeri cinesi (1,5%) con quelli veneti (3,4%), dove la letalità è praticamente uguale.

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