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Coronavirus, ancora una volta i numeri non tornano

Ancora una volta, grazie ad uno studio dell'Imperial College di Londra, scopriamo come i numeri che ci vengono forniti, ogni giorno alle 18 dalla protezione civile, hanno poco senso in realtà

Coronavirus, ancora una volta i numeri non tornano. La confusione che aleggia in questi giorni, in Italia e non solo, è tanta. Si fa confusione sui numeri e sulle statistiche, sulle informazioni fornite e sui dati raccolti. Molte persone, perché di questo parliamo quando si forniscono numeri, non vengono conteggiate nel totale dei positivi, né in quello dei guariti e nemmeno purtroppo, quando parliamo dei decessi ufficiali per Covid-19. I casi di Nembro e altre città, come anche Bergamo, sono la prova di come numeri ufficiali facciano fatica a spiegare cosa in realtà stia accadendo in Italia così come anche in Cina.

Visione parziale delle tendenze

L’Imperial College di Londra offre un buono spunto sul problema dei numeri in un articolo pubblicato nella giornata di ieri. “In risposta al numero crescente di casi e morti, e per mantenere la capacità dei sistemi sanitari di trattare il maggior numero possibile di casi gravi, i paesi europei, come quelli in altri continenti, hanno implementato o stanno implementando misure per controllare l’epidemia”, si legge nell’articolo.

Il loro punto di partenza è quindi capire come le misure come distanza sociale, chiusura delle scuole, quarantena, siano state adottate e quali effetti stiano avendo. Quindi “Comprendere in primo luogo se questi interventi stanno avendo l’effetto desiderato di controllare l’epidemia e, in secondo luogo, quali interventi sono necessari per mantenere il controllo, fondamentale da capire dati i grandi costi economici e sociali”. La parte interessante rimane però capire quanto invece i numeri che ci stanno dando siano solo parzialmente corretti. “La maggior parte dei paesi finora ha solo la capacità di testare una piccola parte di casi sospetti e i test sono riservati a pazienti gravemente malati o per gruppi ad alto rischio. Guardare ai dati forniti offre una visione parziale delle tendenze.”

Il numero vero dei contagi

Di quanto sono quindi corretti, solo in parte, i dati forniti? Una premessa è obbligatoria. Come anche ricordato nell’articolo dell’Imperial College, il numero fornito è solo parzialmente corretto poiché sarebbe pressoché impossibile riuscire a fare il test al numero esatto di persone infette, come spiegato anche in precedenza. “In tutti i paesi, stimiamo che siano stati rilevati ordini di grandezza in numero inferiore di infezioni vere, probabilmente dovute a infezioni lievi e asintomatiche, nonché a test limitati in capacità.” – ecco la premessa – “In Italia, i nostri risultati suggeriscono che, complessivamente che sono 5,9 milioni di persone gli infetti al 28 marzo, con un tasso di attacco del 9,8% della popolazione.” I numeri che ci vengono esposti ogni giorno, nel bollettino della protezione civile, sono dunque deficitari, non per negligenza, specifichiamolo, quanto per possibilità di rilevazioni.

Una piccola parentesi

Un piccolo accorgimento però andrebbe fatto per quanto riguarda la comunicazione dei dati. Quando ogni volta ci vengono descritti i nuovi contagi, viene erroneamente fornito il numero in aggiunta ai totali positivi, invece bisognerebbe controllare la differenza tra i casi totali per comunicare i dati sui nuovi contagi, questo errore è stato commesso ieri durante le conferenze stampa, ma anche altre volte nel corso dell’ultimo mese.

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