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Cattolica, hotel a rischio apertura per la stagione estiva

Circa 2 hotel su 10 saranno gli unici che riusciranno ad aprire. Arriva l'allarme dalla FIPE, che mette in guardia il governo. Ci vuole più sostegno e meno burocrazia

Cattolica, hotel a rischio apertura per la stagione estiva. Poco più di due settimane fa, il 20 aprile, Fipe-Confcommercio aveva lanciato un allarme. Si tratta di circa 50 mila imprese e 300 mila posti di lavoro a rischio. Tra bar, ristoranti, pizzerie, discoteche, pasticcerie, stabilimenti balneari sono molte le attività che rischiano la chiusura. Infatti il mondo del turismo rimane sicuramente uno dei più colpiti da questa emergenza. “Già molti imprenditori stanno maturando l’idea di non riaprire l’attività perché le misure di sostegno per il comparto sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire”, era stato l’appello della Federazione italiana pubblici servizi.

Secondo quanto riportato da Agi, in aggiunta a queste attività, il rischio di non riaprire lo intravedono anche gli hotel. E non si tratta semplicemente di una questione economica. Tra burocrazia e mancato sostegno gli albergatori non sono inclini ad aprire senza le giuste rassicurazioni.

Cattolica, dagli hotel: “Ad oggi ancora non abbiamo i protocolli di sicurezza”

È un grido d’aiuto, forse per il premier Conte, quello che arriva direttamente da Massimo Cavalieri, presidente dell’Associazione italiana albergatori di Cattolica. La località è infatti una delle mete più frequentate da turisti stranieri e non solo. Nella riviera romagnola è sicuramente uno dei luoghi più scelti, tra movida e lunghe spiagge. Così Cavalieri: “Ad oggi ancora non abbiamo i protocolli di sicurezza. Quindi è impensabile pianificare un’apertura o capire se c’è una sostenibilità economica da parte delle nostre aziende per poi adeguarsi a norme che devono ancora uscire”. Il problema ovviamente rimane quello della sostenibilità economica, ma anche per quanto riguarda la sequela burocratica non sarà facile adattarsi.

“Se, come vedo oggi, il Covid viene classificato come infortunio sul lavoro e un mio dipendente contrae il virus o nella peggiore delle ipotesi muore, avrò prima una causa civile e poi una penale”. Questo uno dei tanti temi che non solo dal settore turistico è stato fatto presente nelle ultime settimane. Sarebbe infatti molto particolare il caso in cui un dipendente venga a contatto con il virus fuori dal posto di lavoro e poi si venga a scoprire della sua positività.

Per non parlare delle certezze da fornire ai turisti, soprattutto quelli stranieri: “Servono delle date certe sull’apertura dei confini. È impensabile aprire senza avere delle date da poter dire a un turista che chiede informazioni. Se mi chiama qualcuno dicendo che vuole venire per il ponte del 2 giugno, non so cosa rispondergli”. Prosegue poi il presidente dell’associazione ricordando come il turismo interno non può bastare al soddisfacimento degli standard precedenti. Non è possibile raggiungere neanche il fabbisogno di tutta la nazione. 

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