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Il volontario per il vaccino: “La cosa giusta da fare”

La scelta del volontario. Da Sidney a Londra, e dopo due anni, ecco che la vita cambia. Edward O'Neil racconta qualcosa della sua decisione di far parte alla sperimentazione del vaccino per il coronavirius

Il volontario per il vaccino: “La cosa giusta da fare”. Non è stata una scelta facile. Edward O’Neil, ricercatore all’università di Oxford, è uno dei primi volontari a cui è stato somministrato il vaccino sperimentale. Come riporta il Corriere della Sera il giovane 30enne solo due anni fa ha lasciato Sidney per trasferirsi in Inghilterra con la moglie, per continuare la sua ricerca. Oggi ha accettato la proposta di far parte dei volontari per la sperimentazione del vaccino. Gli effetti collaterali sono alcuni, e dopo dei dubbi in merito, ha deciso comunque di accettare perché era “la cosa giusta da fare”. O’Neil farà quindi parte dei 510 volontari che testeranno gli studi del Jenner Institute.

“In genere sono io che faccio gli esperimenti visto che sono un ricercatore in campo oncologico, ora sono io l’esperimento”. Commenta così il ricercatore, scherzandoci anche sopra.

Il volontario e il vaccino: “Sono fiducioso”

A far parte della sperimentazione non sarà soltanto lo stesso ricercatore australiano. Infatti oltre a lui sono stati individuati altri ricercatori “che lavorano in ambito accademico. Volevano testarlo su persone fisicamente vicine” spiega. Lui e tutti gli altri volontari vengono costantemente monitorati e tenuti sotto osservazione. Regolarmente sono sottoposti a prelievi del sangue nonché a misurazione della temperatura corporea. “Sono fiducioso” – ammette – “ho approfondito molto il lavoro che stanno facendo. Ci sono ottime possibilità che funzioni. Non ho paura perché quello che mi hanno inoculato è un virus depotenziato, di quelli che provocano infezioni negli scimpanzé”. Infatti il virus iniettato è la combinazione del virus del raffreddore e di un frammento di Dna del Covid.

Il vaccino che il team dello Jenner Institute sta studiando è lo stesso per cui Bill Gates vorrebbe offrire tutta la disponibilità economica possibile per diffonderlo al mondo. In merito è intervenuto anche Giacomo Gorini, quella parte di Italia presente nel team che studia il vaccino: “È la seconda buona notizia in una settimana, dopo l’annuncio del Regno Unito di voler potenziare in qualunque modo la macchina produttiva del vaccino.”

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